Alpi-Hrovatin, vecchie carte e nuovi segreti

<<ricevere copia in posta elettronica dei documenti delle Commissioni parlamentari di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin recentemente declassificati dal Governo e da altri soggetti su richiesta della Presidenza della Camera>>. Lo ha deciso all’ unanimità l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio: una svolta fortemente voluta da Greenpeace e dall’ Associazione 21 Luglio che, in occasione del 20esimo anniversario della morte della giornalista e del collega fotografo e cineoperatore, aveva raccolto con una petizione quasi 70mila firme in pochissimi giorni.

 

Secondo Carlo Taormina, ex presidente della commissione parlamentare d’inchiesta Alpi-Hrovatin, la desecretazione degli atti <<non porterà a nuovi risvolti del caso. Abbiamo dato fondo a tutte le possibili ipotesi. Si trattò di un agguato fatto da rapinatori e, probabilmente, non ci sarebbe stato se le persone che erano nella Toyota con Ilaria Alpi non avessero reagito>>. Taormina ribadisce alla stampa gli sforzi fatti <<per capire se ci fossero rifiuti tossici o nucleari sulla Bosaso-Garowe, che ci veniva indicata come la strada costruita sopra i rifiuti, abbiamo fatto trapanazioni ma non abbiamo trovato assolutamente nulla>>. La sua più grande preoccupazione quindi, di fronte ad un caso che da oltre 20 anni attende di essere chiarito, è <<che vengano sfatate molte accuse formulate nei confronti della commissione parlamentare>>. Ma da un mercenario che è stato legale di neofascisti, mafiosi e volti noti collusi con Tangentopoli, poi firmatario di  vergognose proposte di legge ad personam in ambito legale-processuale, non c’è molto altro da aspettarsi.
<<L’impressione è che nella fase iniziale delle indagini si sarebbe potuto fare molto di più, c’erano delle piste da seguire: il traffico di armi, ma anche di rifiuti tossici. Non so perché non si sono seguite. E’ tutto ancora da fare>>: risponde così il legale della famiglia di Ilaria Alpi, esprimendo fiducia <<che i nuovi magistrati della procura che se ne occupano diano il massimo impulso alle indagini>>.

Dagli oltre 3000 dossier secretati emergono infatti, insieme a quelli strettamente legati alla morte dei due, i documenti dell’ultima commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella. Fra ‘ndrangheta, incidenti nucleari o presunti tali, tabulati delle compagnie assicurative e nomi delle navi coinvolte nei grandi traffici di rifiuti con i Paesi africani degli anni ’80-‘90, emerge ora dai rapporti dell’ AISI – ex SISDE – il <<ruolo di rilievo di un cittadino italiano residente in Tunisia successivamente identificato in Comerio Giorgio>>. Un personaggio che da anni risulta irreperibile, tanto che la pena contestatagli per reati legati al traffico di armi, stupefacenti e migranti provenienti da Paesi africani, è stata estinta per decorso di tempo. Non solo: Comerio e la Oceanic disposal management, una delle sue società, sono stati nel ’95 al centro delle indagini condotte dal nucleo investigativo del corpo forestale dello Stato sull’affondamento delle “navi a perdere” nel Mediterraneo. Secondo i documenti resi pubblici in questi giorni, egli sarebbe stato avvicinato più volte nello scorso decennio dai servizi segreti, ritenuto infine una fonte inaffidabile per collaborazioni ed informazioni. A questo punto, se i rapporti con l’intelligence risultano da sempre pochi chiari, un altro quesito che merita risposta, è perché Comerio, che ora si trova in Tunisia, sia stato localizzato ma mai fermato. E soprattutto, da chi veniva e viene ora protetto?

Twitter @AriannaFraccon

 

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