Spray urticante come arma

Questo è ciò che emerge dalla sentenza numero 5719 della Corte di Cassazione pubblicata il 5 febbraio scorso. Nel caso specifico i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, confermando la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti dell’imputato con precedenti specifici per la detenzione di tre bombolette “superparalizzanti” da 40 ml ciascuna, in dotazione alle forze di polizia di vari Paesi occidentali, compreso quelle italiane, per il controllo dell’ordine pubblico: lo spray è a base di orto-clorobenziliden-malonitrile, altrimenti detta “Cs“.

Per la Corte, infatti, nel caso di detenzione di questi strumenti, si può prescindere dall’esame quantitativo del prodotto, dal momento che le bombolette sono fabbricate e poste in commercio con una dichiarata destinazione offensiva. Inevitabile, quindi, l’assimilazione all’arma comune da sparo di cui all’articolo 2 delle 110/75: il porto in luogo pubblico integra il reato previsto dall’articolo 4 della legge 895/67 e successive modificazioni. E ciò perché lo spray è a base di aggressivi chimici. Diversa fattispecie, sottolineano i giudici, è costituita dal porto dello spray a base di peperoncino, anch’esso urticante

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Redazione Parolibero

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