Tutto il Renzi minuto per minuto

Berlusconi, Prodi, di nuovo Berlusconi, Letta, Monti, Renzi: 5 uomini assai diversi tra loro e tuttavia accomunati da comuni divisori inerenti il trattamento riservatogli dalla stampa italiana. Per assurdo, Berlusconi (almeno il primo) e Prodi, sono stati tra quelli più distrutti dai media nostrani: i casi giudiziari per il Cavaliere e le tasse per il Professore sono stati spesso un intralcio nei rapporti tra i quotidiani e Palazzo Chigi. Va detto: è difficile riscontrare lo stesso per quanto concerne i tre uomini che li hanno seguiti.

Mario Monti fu trattato come il salvatore della patria: sobrio, rigoroso, arrivato in un momento di difficoltà totale, ci mise poco a passare da grigia eminenza della Bocconi a Super Mario, salvo poi rendersi conto che tal viaggio avrebbe avuto anche un (duro) ritorno alla base. Ma i fuochi d’artificio accompagnarono anche Enrico Letta, che con il suo «Governo di unità nazionale» fece breccia sia nei cuori dei giornali tipicamente progressisti, che vedevano in lui l’equilibrio necessario a portare avanti le riforme, che in quelli più conservatori, che ne elogiavano le capacità diplomatiche. Ma l’amore anche lì finì in poco: tempo una condanna (caso Mediaset) e un po’ di gaffe (salva Roma, slot machine) e anche lui si ritrovò solo. Saggezze locali dicono che non c’è due senza tre e quindi ecco qui il nuovo caso di superomismo tutto verde rosso e bianco: Matteo Renzi da Firenze.

Va detto: in questi mesi i giornali italiani – forse per tranquillizzare gli animi, chissà – non ci hanno fatto mancare proprio niente sulla vita dell’attuale Presidente del Consiglio italiano. Si può rimarcare: si sono superati, altro che i loden di Monti o la sobrietà delle automobili di Letta. È così che ci hanno regalato imperdibili leccornie e succose notizie sulle abitudini della moglie di Renzi, video di momenti di calcio giocato con maglie utilizzate ma anche falli fatti e rigori tirati, libri tablet e smartphone portati in aula, accurati reportage sugli sbadigli alla Camera dei Deputati, calendarizzazione degli orari di sveglia, interviste a barbieri, pizzaioli, pasticceri, sacerdoti ed ex fidanzatine dell’asilo, precisi e scoppiettanti servizi fotografici in giacca di pelle, narrazioni di storie d’annata sui trascorsi scout e chi più ne ha più ne metta.
È così che il “blocco unico” dei giornali italiani ha deciso di passare dalla parte di Vogue, analizzando il personaggio più che la politica, ricordandone i soprannomi più che i piani. Il chi più che del che, il «Chi» più del Che, con calorosi omaggi a Fassina. Più importante quindi parlare del “Bomba” che capire che fine faranno gli esodati secondo il Jobs Act. Ancor meglio indagare sui gusti musicali del Premier (gli piace Guccini, come a milioni di altri italiani) piuttosto che chiedersi perché la legge elettorale (and not only) sia ancora in grave ritardo sulla tabella di marcia promessa all’insediamento. La più grande commistione l’ha trovata Fabio Fazio, che domenica a Che Tempo che fa ha deciso di chiamare a sé un rapper per “rappare” sulle parole d’ordine di Matteo Renzi: un perfetto connunbio con il quale parlare di tutto e insieme di nulla, guardando tutti insieme il dito con felicità estrema mentre la luna continua a sollazzarsi sola e beata.
E se per molti può far specie il reiterato apprezzamento nei confronti di un premier di centro sinistra da parte di forze e giornali dell’area di centro destra destra, il ruolo di fare un po’ di fact checking se lo prende di forza Beppe Grillo, in un barlume di ritorno a quella sana, vecchia controinformazione che lo portò a girare i teatri di tutta Italia. Certo, per una volta, chiamare disinformazione le domande di Grillo a Renzi riesce veramente difficile: d’altronde, con degli avversari così…

 

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Mauro Agatone

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