Pena di morte: il boia uccide ancora in 37 Paesi

Decapitazione, impiccagione, iniezione letale, fucilazione. Qualunque sia il metodo, ci sono ancora trentasette Paesi in cui si continua a morire per mano dello Stato. Il 10 ottobre si celebra la giornata mondiale dell’abolizionismo, ma mentre le esecuzioni diminuiscono le condanne a morte continuano a crescere.

0001 Uno sguardo all’ infografica interattiva realizzata da Amnesty International è sufficiente per rendersene conto: “L’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre quindici anni, si è confermata nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015”. Centosessantuno Paesi sono ormai abolizionisti, due in più dello scorso anno. Tra questi, quasi i due terzi hanno abolito totalmente la pena capitale, mentre gli altri lo hanno fatto solo per i reati minori o sono ormai abolizionisti de facto, perché il boia é ormai a riposo da oltre 10 anni. I progressi, però, non possono nascondere quanta strada rimanga ancora da fare. Le esecuzioni nei primi sei mesi dell’anno sono state almeno 2.229 in diciassette Paesi, ma secondo Nessuno tocchi Caino in almeno altri cinque Stati potrebbero essere state eseguite condanne legali. Il record delle esecuzioni é ancora saldamente in mano alla Cina, in cui nonostante i dati siano coperti da segreto di Stato – dal 2009 Amnesty rifiuta di rivelare i dati in suo possesso sfidando il governo cinese a diffonderli – si stima siano 1.200 le sentenze di morte eseguite in sei mesi. In Arabia Saudita le esecuzioni si susseguono a ritmo serrato, la media é di una ogni due giorni, ma non sono solo i Paesi dittatoriali o autoritari a applicare la pena di morte: anche nelle democrazie liberali degli Stati Uniti, Giappone e Taiwan rimane in vigore la legge dell’occhio per occhio. E anche se anno dopo anno gli Stati abolizionisti aumentano, i trentasette Paesi che rimangono sono sempre trentasette di troppo.

 

A preoccupare, però, non é solo questo: se globalmente è diminuito il numero delle esecuzioni, infatti, altrettanto non può dirsi per le condanne, cresciute del 28% nel 2014 (un incremento che non sembra essersi arrestato nei primi sei mesi dell’anno), per un totale di 2466. E c’é anche, rispetto al trend abolizionista, decide di andare in controtendenza: è il caso del Bangladesh e dell’Indonesia, dove nel 2015 sono riprese impiccagioni e fucilazioni. Nel primo caso, la sentenza é stata comminata per un’accusa di terrorismo, un reato che sempre più viene pagato con la vita: secondo Amnesty International, infatti, “gli stati hanno fatto ricorso alla pena di morte nel futile tentativo di contrastare criminalità, terrorismo e instabilità interna […] Nel 2014 la lugubre tendenza dei governi a usare la pena di morte nel futile tentativo di contrastare minacce reali o immaginarie alla sicurezza dello stato e alla salute pubblica è stata evidente. È davvero vergognoso che così tanti stati del mondo giochino con la vita delle persone, eseguendo condanne a morte per ‘terrorismo’ o per venire a capo dell’instabilità interna, sulla base della falsa teoria della deterrenza”.

 

Se il Bangladesh è tornato a usare la forca per punire i terroristi, l’Indonesia ha ritirato fuori i fucili per i reati legati agli stupefacenti. Gli “effetti letali della Guerra alla Droga”, però, non sono un problema solo indonesiano, tanto che la giornata abolizionista mondiale di quest’anno ha un focus particolare proprio su questo fenomeno, che sta assumendo dimensioni sempre più inquietanti: “Nel 2015, al 30 settembre, almeno 615 persone sono state giustiziate per reati connessi alla droga in 4 Paesi: almeno 546 esecuzioni sono avvenute in Iran, che corrispondono a circa l’89% del totale mondiale; 55 in Arabia Saudita, quasi la metà delle esecuzioni nel Regno; 14 in Indonesia, tutte per droga”, dicono i dati diffusi da Nessuno Tocchi Caino.

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.