Noi e Belzebù

Anche lo schivo potere Andreottiano nutriva il proprio mito, ma non nel modo rozzo e spavaldo dei duci e dei sovrani, piuttosto quello sottile e opaco dei Rasputin e dei Richelieu. Andreotti era il potere e il potere in Italia era corrotto, viscoso, clientelare, burocratico, bigotto, compromesso, colpevole e sfuggente. Lo odiammo in molti, quel potere.

Più del caso Sindona, della P2 e della prescritta condanna per mafia fino al 1980, quello di cui forse il potere Andreottiano avrebbe dovuto rispondere è ancora oggi  il j’accuse di Pasolini: la richiesta di verità sulle stragi e sulla strategia della tensione. Da Portella della Ginestra (1947) fino alla Stazione di Bologna (1980) e oltre, se non le stragi stesse, di certo tutti gli insabbiamenti e i depistaggi furono di Stato e videro i Servizi ostacolare sistematicamente la giustizia italiana. I Servizi rispondevano al Governo Democristiano:  Andreotti fu sette volte Presidente del Consiglio, innumerevoli volte ministro e  dimorò sempre, per più di quarant’anni,  nelle stanze decisionali del paese. Oltre la verità giudiziaria e quella storica, possiamo accusare quel potere perlomeno di omissione riguardo alla ricerca della verità sulle stragi. Anche senza indagare le sospette ragioni di tali omissioni,  quel sangue italiano macchia di rosso l’epitaffio di un’intera classe dirigente.

Anche un cattivo epitaffio tuttavia non può tacere sull’eccezionalità dell’uomo che si rivelò comunque più capace, scaltro, preparato, elegante, serio e colto, di chi gli è succeduto. Ha contribuito a scrivere una bella Costituzione e a ricostruire un paese, ha saputo confrontarsi coi grandi della terra, ha gestito con sangue freddo uno scenario geopolitico con implicazioni termonucleari. Inoltre per tutta la sua carriera politica, anche nelle scelte peggiori, lui personalmente non diede mai l’impressione di agire per soldi. Per potere sì, ma non per soldi. Noi siamo nati sotto Andreotti e abbiamo vissuto sotto Berlusconi. Intorno al 1994, il primo anno in cui molti di noi hanno votato, Andreotti usciva di scena insieme alla Prima Repubblica. Prima di quell’anno avevamo temuto di morire democristiani, col senno di poi  sarebbe stata una fine comunque più dignitosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Daniele Trovato

Vuoi commentare l'articolo?

Daniele Trovato

Scrittore, blogger, sceneggiatore, attore e autore teatrale, collabora stabilmente con la testata online www.lineadiretta24.it dove si occupa di Esteri, di Cultura e Spettacolo, collabora inoltre col cartaceo RomaAmor Magazine. Per la narrativa ha pubblicato il romanzo “Ali e corazza” (Autodafé, 2011) e la raccolta di racconti Filosofavole (Smasher, 2014), un suo testo partecipa alla raccolta “Racconti Mondiali” (Autodafé, 2014). Per il teatro le sue opere sono comparse sulle riviste Sipario e Perlascena. Ha due lauree e vive a Roma. Twitter: @aramcheck76

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->