Le sette regole dell’abbigliamento femminile secondo la Jihad

Cartelloni di grandi dimensioni nei quali le donne vengono messe in guardia sul loro abbigliamento sono stati diffusi a Sirte, in Libia.
Qui i jihadisti sono fortemente impegnati nel far rispettare le istruzioni della Sharia secondo la loro interpretazione più radicale.
Tuttavia, non sono state specificate le sanzioni in cui incorre chi non rispetterà tali norme.

Le sette regole. Le sette regole che ogni donna dovrebbe rispettare per quanto concerne l’abbigliamento sono state affisse per la città così che tutti possano prenderne atto. Il titolo recita “stipulazioni della Sharia per l’hijab”. Ovviamente, sono scritte in arabo e accompagnate da un disegno raffigurante una donna con il tipico velo islamico. Foto simili, inoltre, sono state diffuse anche tramite il web.
Nello specifico ne consegue:
– l’esclusione dei vestiti trasparenti
– l’utilizzo di soli abiti larghi
– ogni parte del corpo deve essere coperta
– nessun nome di marchi
– l’impossibilità di indossare abiti maschili o appartenenti a uomini o di donne infedeli
– non indossare vestiti con immagini che possano attirare l’attenzione
– nessun abito profumato
In sostanza, l’unico capo d’abbigliamento concesso è un largo hijab. Non a caso, i jihadisti hanno anche ordinato ai negozianti di coprire gli stessi manichini con il velo.
Secondo gli estremisti, questo tipo di leggi non minano la libertà delle donne ma, al contrario, le aiutano a non umiliarsi o a rischiare di rendersi volgari o, ancora, «teatrini per gli occhi di quelli che le osservano».
Per tutti questi motivi, nessuna donna dovrebbe girare per strada senza un uomo come “guardiano”, se vuole essere davvero al sicuro.

Cos’è l’hijab. Il termine hijab significa “rendere invisibile” e viene utilizzato per indicare il velo islamico così come inteso dalla stessa giurisprudenza islamica. Tale velo viene citato più volte nel Corano, in un primo momento solo in riferimento alle mogli del profeta Maometto e, solo in seguito, a tutte le donne più in generale. Tuttavia, non è chiaro se il viso possa rimanere scoperto o solo gli occhi possano rimanere liberi dal velo che avvolge il capo.

Una Libia debole. Nell’ultimo anno, la presenza di militanti siriani in Libia è cresciuta fortemente passando da appena alcune dozzine a circa 2.000 individui che ne sostengono attivamente la causa.
La Libia è un Paese facile preda degli estremisti, in quanto attualmente caratterizzato dallo scontro tra due governi rivali in continua lotta, quello riconosciuto a livello internazionale e quello dei miliziani islamici della coalizione Alba libica.
I cartelloni sono un’ulteriore forma di oppressione, un modo come un altro per ribadire la propria influenza.
D’altronde il velo rende solo le donne più invisibili di quanto non siano già nella cultura estremista: decapitazioni e stupri sono all’ordine del giorno, tanto da non fare più notizia.

Le sette regole2

 

Vuoi commentare l'articolo?

Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.