Fiducia a Letta, vincono Colombe e democristiani

L’unico partito che nello sfaldamento del sistema politico era riuscito a mantenere una granitica unità attorno alla figura del re taumaturgo, condannato e felice, si è incrinato. Nel cosiddetto partito dell’amore si è aperta una crepa dalla quale comincia a stillare odio. La prima picconata l’ha data l’istigazione di Berlusconi alle dimissioni dei suoi ministri e al voto di sfiducia compatto contro il governo. Una scelta da condottiero che ha perso lucidità, pungolato dall’accumularsi di udienze che si trasformano in condanne e dall’imminente voto sulla sua decadenza da senatore. Le dichiarazioni di irremovibile sfiducia, che hanno animato la fazione dei leali irriducibili e hanno fatto aprire il fuoco tra i due fronti interni, si sono però risolte con un “abbiamo scherzato”. I falchi hanno dovuto cedere il passo alle colombe, attaccate con gli artigli alle poltrone e forti di una fusione che sembra riportare in vita la carcassa della Balena Bianca, che con il suo potere democristiano è riuscita nel miracolo di lasciare Silvio Berlusconi in minoranza all’interno del suo stesso partito, tanto da costringerlo a un incoerente ripensamento a un passo dal voto in Senato.

Lo strano dietrofront fa sì che lo scricchiolante governo delle larghe intese tenga inaspettatamente botta, forte di 235 e solo 70 no. Alle parole di concessa fiducia di Berlusconi, Letta si lascia scappare un «Grande!». Il cuore del premier è conquistato, ma quello di alcuni dei suoi forse è perduto. Alfano e Cicchitto, incredibilmente novelli cuor di leone, sembrano restar fermi nella volontà di dare forma alla scissione consumatasi all’interno del partito e dare un nome e un riconoscimento al troncone dei “moderati”, che contano tra le loro fila Quagliariello, Giovanardi, Lupi, Formigoni, gruppi consistenti alla Camera e al Senato.

Certo se la frattura rientrasse Berlusconi avrebbe giocato un colpo da maestro, non perdendo niente se non un altro pezzo di coerenza e credibilità, di cui a ogni mdo i suoi elettori non gli hanno mai fatto richiesta, e uscendone fasciato dall’immagine di colui che solo ha provato a battersi contro l’aumento dell’Iva al 22%. Che questo gli interessi infinitamente meno dei guai giudiziari che gli tolgono il sonno e che l’aumento dell’Iva sia stato determinato dall’abolizione dell’Imu, così come l’Imu fu a sua volta introdotta per porre rimedio alla cancellazione dell’Ici – tutte geniali promesse firmate Berlusconi – passerà in secondo piano. Così come dietro i tendoni, silente rispetto alle lotte e alle alleanze di Forza Italia, Alfaniani e Lettiani, resta la grande assente: la sinistra.

di Francesca De Leonardis

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Francesca De Leonardis

Nata a Pescara il 6 Agosto 1986, sono cresciuta a libri e Nutella. Prima di approdare su LineaDiretta24 ho lavorato come reporter per la web tv Uniroma Tv e mi sono innamorata del microfono tanto quanto della penna. Lettrice ossessivo-compulsiva, ho sempre un libro in borsa. Sogno di svegliarmi Katy Perry o analista politica, nel frattempo faccio la giornalista. Non fiori ma mazzi di scarpe.

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