Chavez è ancora da fare

Dieci giorni in memoria del campione del bolivarismo Ugo Chavez. Giornate di festa e di celebrazioni nelle strade venezuelane, oggi più che mai, per ricordare il Presidente e sfidare la tensione e i pericoli che ancora serpeggiano nel Paese.

Era il 5 marzo 2013 quando Ugo Chavez moriva a Caracas. E senza dubbio alcuno si può dire che quel giorno si spegneva una delle ultime icone del socialismo bolivariano. Ed è proprio in un pantheon di rivoluzionari illustri che molti immaginano sia finito il suo spirito, insieme a quello di Sandino, di Bolivar, di Martì e di Che Guevara.

Chavez è stato colui che ha portato il bolivarismo nel ventunesimo secolo (tanto che si parla di chavismo), traghettando i principi anti-imperialisti, socialisti, femministi, patriottici e internazionalisti all’interno degli istituti della democrazia.  La Rivoluzione Bolivariana di Ugo Chavez è tutta politica, e comincia da quando, nel 1998, egli conquistò la maggioranza del parlamento venezuelano (riconfermata nel 2000, nel 2006 e nel 2012).

Nella politica interna, uno dei capisaldi della realpolitik di Chavez sono state le missioni bolivariane, tese a combattere radicalmente non solo la fame e le malattie, ma anche gli altri mali sociali come l’analfabetismo e la povertà. All’esterno Chavez, insieme a Fidel Castro, ha lottato per la costruzione e il rafforzamento del fronte socialista latinoamericano, indipendente dagli Stati Uniti e determinato a incidere nel corso della storia. Sue, la co-fondazione dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), la partecipazione a tutti i progetti di integrazione internazionale dal Mercosur all’Unasur.

Per questi motivi adesso si festeggia, e forse si grida anche più forte contro i continui tentativi di destabilizzazione più o meno diretta da parte degli Stati Uniti. La situazione in Venezuela continua a essere tesa, soprattutto dopo la scoperta del tentato golpe che ha portato all’arresto del sindaco della Gran Caracas, Antonio Ledezma e l’uccisione di un giovane studente di opposizione durante gli scontri di San Cristobal.

In seguito a questi episodi il livello dello scontro si è alzato ulteriormente: il segretario di Stato americano, John Kerry, ha minacciato il 25 febbraio ulteriori e rapide sanzioni contro la “via sbagliata” che il Venezuela si ostina a percorrere.  La cancelliera venezuelana Delcy Rodrigues ha subito espresso la sua condanna specificando che Caracas esige alla Casa Bianca il rispetto al Diritto Internazionale e di autodeterminazione dei popoli.  Successivamente Nicolas Maduro ha risposto pane al pane alle sanzioni degli Stati Uniti, imponendo un visto obbligatorio per i cittadini statunitensi che abbiano intenzione di entrare in Venezuela e prevedendo una riduzione drastica dei funzionari USA ancora presenti nel Paese.

Ugo Chavez è morto due anni fa, e oggi in Venezuela non si festeggia soltanto, ma si ricorda che c’è ancora tanto da fare.

@aurelio_lentini
Approfondimenti:

dichiarazioni Kerry

dichiarazioni Rodrigues

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Aurelio Lentini

Laureato in Scienze Storiche presso L'università Statale degli Studi di Milano, oggi conduce una piccola libreria online, collabora con varie testate online, scrive, e tenta di venire a capo del mondo prima che il mondo venga a capo di lui.