Cariello “Il fiscal compact è illegittimo” – prima parte

“L’Italia deve chiedere l’annullamento del fiscal compact perché illegittimo, è in netto contrasto con i trattati fondanti dell’UE”. Non sembra avere dubbi Francesco Cariello, deputato del MoVimento Cinque Stelle e membro della Commissione Bilancio della Camera, sulle mosse che il governo dovrebbe compiere in campo economico a livello europeo. Insieme ai parlamentari Valentina Paris (Pd), Paolo Guerrieri Paleotti (Pd), Barbara Lezzi (M5S) e Rita Ghedini (Pd), Cariello ha partecipato alla settimana europea, che è uno strumento di dialogo tra i Parlamenti dell’UE, in cui si è discusso di governance economica, unione bancaria e degli squilibri macroeconomici in Europa.

 

Che cos’è il fiscal compact e cosa impone a chi ha aderito?
Il fiscal compact è un trattato internazionale nato da una dichiarazione di intenti tra i soli 17 stati aderenti all’unione monetaria (eurozona) per poi essere esteso ai restanti stati membri dell’unione europea tranne il Regno Unito, che si è sempre mostrato molto critico e scettico sulla sua efficacia. Quindi è importante dire che il fiscal compact esula dal quadro istituzionale dell’Unione Europea, ma ne ha fortemente condizionato gli assetti macroeconomici. L’intento del gruppo ristretto, che ha redatto tale trattato, fu proprio quello di incorporare all’interno dei trattati dell’Unione le disposizioni del “six pack”, ovvero una serie di regolamenti tecnici sulle politiche di bilancio degli stati, ma ciò non è ancora avvenuto grazie anche alla forte opposizione del Regno Unito. L’Italia invece ha partecipato attivamente sia al gruppo di lavoro sul progetto originario con l’europarlamentare Roberto Gualtieri, sia al processo di promozione del trattato per mano del Governo Monti. In breve il trattato promuove la teoria del pareggio di bilancio in termini strutturali per gli stati che aderiscono alla moneta unica. Secondo tale obiettivo di medio periodo il bilancio dello Stato dovrebbe essere in pareggio o in attivo ed in un ottica di lungo periodo il rapporto debito/PIL dovrebbe scendere ad una soglia di sicurezza pari al 60%.

Il regolamento che disciplina il fiscal compact è conforme o no ai trattati di Maastricht, Lisbona e Amsterdam?
Al tempo della predisposizione dell’accordo (poi denominato trattato) vigeva, in ambito UE, il trattato di Lisbona (TFUE). Il Trattato sul fiscal compact, ed in particolare l’articolo 3, introduce un rafforzamento dei parametri di bilancio, ponendosi in evidente contrasto con il Protocollo n. 12 del Trattato sul Funzionamento dell’UE. Sul piano giuridico, quindi, l’adozione del fiscal compact ha minato la democrazia europea e creato un pericoloso precedente. Sul piano degli effetti, inoltre, esso ha prodotto conseguenze disastrose oggettive in termini di disoccupazione ed effetti recessivi nell’UE.

Chi, fra le personalità del mondo politico ed economico italiano ha spinto per l’adesione al fiscal compact? 
Il fiscal compact fonda le sue radici nell’anno 1997 come anche descritto nel preambolo del trattato quando si fa esplicito riferimento al regolamento 1466/97. In Italia c’è una sola persona che ha partecipato sia alla redazione di quel regolamento chiave da cui prende forma il fiscal compact che al processo di promozione ed adozione del trattato stesso all’interno di tutte le scelte di politica economica dello stato italiano. Costui è Mario Monti. Il presidente Napolitano per responsabilità oggettiva credo abbia giocato un ruolo determinante, visto che è stato lui a nominarlo prima senatore a vita e poi a dargli l’incarico di formare un Governo nel periodo concitato di fine 2011 quando si parlava a livello europeo principalmente di politiche economiche di stabilità e consolidamento dei bilanci. Quindi ritengo che loro due debbano delle spiegazioni a tutto il popolo italiano, che è stato poco e male informato sui vincoli che la sottoscrizione del fiscal compact avesse comportato per la nostra economia.

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Daniele Giacinti

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