Wenn aus dem Himmel: un film alla ricerca del suono

Esce il 16 aprile l’ultimo film di Fabrizio Ferraro; nella capitale sarà possibile vederlo per ora solo martedì 14 aprile al Nuovo Cinema Aquila e mercoledì 15 al Cinema Eden. Ne vale veramente la pena fosse anche solo per godersi la musica dei due grandi protagonisti di quest’opera.

Il titolo della pellicola, Wenn aus dem Himmel (quando dal cielo) tratto da una delle ultime liriche di Friedrich Hölderlin, non contiene una promessa, né alcuna allusione: è un invito sibillino a tenere allertati i sensi perché qualcosa sta per accadere. Nessun’altra cosa meglio del cielo può rappresentare le infinite possibilità presenti sopra l’inestinguibile ansia di scoperta dell’uomo; quelle stesse che in un sala deserta, sospesa nel tempo e nello spazio, due tra i più importanti musicisti jazz, Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura inseguono con il loro talento. Di fronte ad una platea vacante del bellissimo auditorium di Lugano che appare come una sorta di antico laboratorio del Rinascimento, il lavoro artistico prende vita: «la ricerca sul suono, l’esecuzione, la costruzione della struttura musicale diventano espressione di una fuga senza moto». I due artisti però non sono soli in questo lavoro; a modulare e stimolare il loro estro interviene come terzo grande protagonista Manfred Eicher produttore musicale che con la sua etichetta ECM ha mutato i confini del musica jazz e di quella contemporanea mondiale.

Se Frabrizio Ferraro è il regista invisibile e discreto che opera con delicatezza senza arrecare disturbo alla concentrazione degli artisti, Eicher è il regista di carne, impeccabile supervisore dall’enorme sensibilità musicale. È affascinante per lo spettatore assistere al processo creativo che passa attraverso l’intensa relazione tra i tre i due musicisti e il produttore; il montaggio delle sequenze, il missaggio, insieme agli aspetti umani fatti di discussioni, attese, deviazioni, approvazioni, interruzioni repentine e improvvisi momenti di allegria precedono la forma definitiva della musica registrata. Senza violarla e senza alterarne gli sviluppi la camera di Ferraro penetra nella musica filmando l’aria tesa che la ospita, riflesso sottile degli stati d’animo degli artisti. Tre mesi ci sono voluti per trovare la giusta inquadratura perché si potesse celebrare al meglio l’atto del vedere; simulando una rincorsa del suono i musicisti vengono spesso ripresi di spalle come a mostrare il movimento dell’ascolto.

Le dissolvenze fondono i due piani narrativi; quello interno dell’auditorium e quello esterno della vita di ogni giorno. Le note struggenti di Di Bonaventura e di Fresu descrivono il viaggio che ogni uomo compie per le strade e per mare; il bandoneon e la tromba come il traghetto e la macchina diventano gli strumenti per esprimere l’eterno desiderio di «muoversi verso qualcosa» per il solo piacere di farlo. Questo è Wenn aus dem Himmel: un omaggio al movimento verso l’ignoto in cerca di un’epifania: quando più chiara ebrietà dal cielo/si versa, viene agli uomini una gioia/che li stupisce, come tutto sia visibile, gradevole, più alto,/e allora il sacro canto suona dolce e il cuore ride della verità/ poiché la felicità è immagine — così prosegue il poeta tedesco.

Durante il film si vedono delle sedie vuote che come una specie di pattern spesso si sovrappongono ai musicisti preannunciando l’arrivo di un pubblico che apparirà solo alla fine «tristemente passivo nell’intento di duplicare» mentre come ci ricorda Ferraro dovrebbe avere «un ruolo attivo perché attiva è la dimensione dell’ascolto che ha la stessa importanza di chi suona».

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Filippo Deodato