Nancy Brilli è La Locandiera dei tempi moderni

La commedia senza tempo di Goldoni racconta le vicende dell’affascinante proprietaria di una locanda nel cuore di Firenze. Maliziosa, intrigante, ruffiana, astuta, disonesta, oltraggiosa , libera, intelligente, narcisista, approfittatrice. Tutte caratteristiche contenute nel suo nome: Mirandolina. Da abile commerciante, incanta tutti i suoi pretendenti, senza concedersi a nessuno. La Locandiera è una commedia dai forti contrasti: femminismo e maschilismo, rovesciamento di ruoli, la guerra tra i sessi e il trionfo delle donne, l’amore per necessitá che diventa più importante dell’amore disinteressato, la non osservazione degli usi e costumi dell’epoca, la donna vuole le sua libertà e il misogino si mette al suo servizio.

Il Teatro Quirino si veste di legno bianco, di vetrate a scomparsa e di specchi, deformati e deformanti, che fanno vedere la realtà per quello che è. La locanda di proprietà di Mirandolina è lo spazio scenico in cui si muovono figure che sviluppano autonomamente l’azione, secondo i dettami di Carlo Goldoni nel settecento. Un ambiente semplice, lineare, monocromatico, che fa da sfondo, fino ad annullarsi, di fronte ai colori degli abiti di scena, sapientemente ideati dalla costumista Nicoletta Ercole. La recitazione ha ritmo e sonorità, grazie al linguaggio netto, perfetto e pulito dei dialoghi e alla bravura degli attori, che riescono a divertire anche il pubblico più legato alla tradizione. Oltre alla protagonista, dominano la scena Fabio Bussotti, che interpreta il marchese di Forlipopoli, il regista Giuseppe Marini nei panni del tenebroso amore di Mirandolina, Maximilian Nisi, Fabio Fusco e Andrea Paolotti, nel ruolo di Fabrizio, il servo della locandiera. {ads1}

La Brilli è un’attrice dalle grandi capacitá, che è stata in grado di modernizzare un personaggio classico, infondendogli autorevolezza e carisma. La sua Mirandolina inganna, finge, sfrutta il suo corpo e la sua arte ammaliatrice per attrarre a sè gli uomini e successivamente gode nel vederli avviliti. Si diverte ad innamorare assicurando che quando avrà qualcuno che la comanda, smetterà di divertirsi. La Locandiera di Nancy Brilli indossa un vestito sexy, quasi sadomaso, molto lontano da quello tutto pizzi e orpelli, indossato dalle numerose interpreti dell’opera goldoniana, dalle storiche Adelaide Ristori, Eleonora Duse, Tatjana Pavlova, molto più castigate, fino alle più recenti Carla Gravina, Pamela Villoresi e Mascia Musy, che al massimo azzardarono una scollatura ampia, ma senza lasciare spazio all’immaginazione. Femminista ante litteram, che molto può insegnare alle giovani donne di oggi: La Locandiera, ieri come oggi, ci trasmette l’importanza di assumersi le responsabilità della propria vita e al tempo stesso di non perdere di vista il valore dei rapporti umani. La regia, affidata a Giuseppe Marini, al suo esordio nel pianeta Goldoni si è trovato difronte ad una commedia che apparentemente sembra non aver bisogno di essere riscritta o riadattata ai nostri tempi. Marini ha aggiunto solo un pò più di luce sull’aspetto dei sentimenti, enfatizzando la spietatezza che a volte può diventare la caratteristica principale dell’amore. L’amore di cui tutti si proclamano paladini ma in realtá ciascuno é innamorato solo di sè stesso.

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Valentina Peron

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