La realtà soppianta la finzione con Cipolle per il mio marinaio

In una stanza, che sembrerebbe il camerino di un teatro, un’ipotetica attrice si sta preparando a entrare in scena, dopodiché si siede e inizia a liberare le proprie frustrazioni e il proprio dolore, causati dalla perenne assenza del suo amato, l’attesa del quale è divenuta per lei un vero e proprio impegno mentale quotidiano. Toni di rassegnazione, fragilità e sottomissione nei confronti di questa figura così affascinante, forte e carismatica come quella dell’amato marinaio si alternano a quelli più vigorosi, autoritari e rivendicatori di una felicità perduta da parte della donna, la quale non riesce a capacitarsi di come il suo ruolo nella vita dell’uomo possa essere passato così in secondo piano rispetto alle avventure d’oltremare di questi.

Nel pieno dello strazio, la protagonista si toglie la parrucca e ringrazia un ipotetico pubblico, portato ad apprezzare il coinvolgimento emotivo reso possibile dalla bravura dell’artista ma, all’improvviso, una voce fuori campo piomba sulla scena rivolgendosi direttamente alla donna. La voce è quella del tanto desiderato e disprezzato marinaio, che mette in discussione la componente di finzione del pezzo teatrale per valutarne l’effettivo fondamento di realtà e il vero ruolo da protagonista che l’attrice ha in tutto questo. Dal teatro nel teatro si giunge alla rottura dei confini tra realtà e finzione, le quali tendono sempre ad alternarsi nelle manifestazioni artistiche ma, qui, sembrano far parte di un unico filo conduttore, retto dalla protagonista stessa. Così afflitta dalla sua situazione sentimentale, che ormai occupa totalmente la sua vita reale, la donna decide di inserirla anche nel suo lavoro, in modo da portare con sé il ricordo del suo amato anche nella sfera professionale, ma anche per condividere con il pubblico una situazione così attuale e comune come quella dell’abbandono, dell’egoismo e dell’egocentrismo nei rapporti di coppia.
Un colpo di scena dunque che spiazza il pubblico il quale, abituato a uscire dal teatro alternando riflessione, dovuta alla componente realistica che ogni opera contiene in sé e distacco dalla situazione stessa perché intrisa anche di finzione, ha come la sensazione di spalancare le porte dell’intimità di una donna, affondando in tutte le emozioni che la contornano.

Vuoi commentare l'articolo?

Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->