John in scena al Teatro dell’Orologio

Jeanne prova a raccontarci la sua esperienza di sorella maggiore, abbandonata da un fratello di soli 16 anni. John si è tolto la vita con una corda. Brutalmente, all’improvviso, senza chiedere aiuto. La sua sofferenza si celava nel profondo del cuore e la manifestava di tanto in tanto, vestendosi di nero o con qualche sfuriata. Ma chi si preoccuperebbe di un ragazzo che veste di scuro? Non starà semplicemente seguendo la moda del suo tempo? Non vorrà solamente estraniarsi dal nucleo familiare, diventato troppo stretto per un adolescente come lui? John è un ragazzo come tanti, che ama la musica e suona la chitarra. In apparenza sembrerebbe uno qualunque ma la cosa che lo rende speciale è il suo continuo mettersi in discussione e non sentirsi all’altezza. Il suo chiedere aiuto silenziosamente, con la speranza che un genitore, una sorella o una ragazza lo abbracci, donandogli un po’ di conforto. Jeanne, più vecchia di lui, non si capacita della sua morte. E tra le mille domande di cosa possa aver sbagliato o chi possa averlo indotto a compiere un gesto simile, ricorda teneramente i bei momenti della loro infanzia. Uno spettacolo molto intimo e toccante, dove la protagonista conduce per mano il pubblico dentro la sua casa, passando attraverso le varie stanze in una sorta di percorso itinerante. Il soggiorno in particolare è molto confusionario: si notano sedie accatastate una sull’altra, un divano che pende dal soffitto assieme ad un mappamondo, un tavolo bianco che si regge su due gambe, senza la possibilità di appoggiarvi alcunché. La stessa confusione che contraddistingue l’animo di John e che gli farà preferire la morte ad ogni altra via d’uscita. Il medesimo sentimento che coglierà anche la sorella, in un primo momento incapace di superare la sua perdita. Jeanne racconta, per cercare di colmare un vuoto, fino ad accorgersi che tutto passa… ed anche il più oscuro dei momenti puó librarsi in cielo, come ali di farfalla.

Questa forte esperienza ci insegna che trovare la forza di andare avanti, affrontando le difficoltà della vita, è il primo passo verso l’età adulta. Due giovani attori, Barbara Mazzi e Marco Lorenzi, capaci di trasmettere anche la più recondita emozione attraverso la gestualità, i toni della voce e la loro espressività. John è un’opera tratta dal testo del libanese Wajdi Mouawad, con la regia di Giuseppe Roselli. Sarà in scena al Teatro dell’Orologio di Roma fino al 21 aprile.

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Valentina Peron

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