Io so, e ho le prove. Il racconto di Antonio Ingroia

E’ stato presentato venerdì, presso il Teatro Ambra alla Garbatella, il libro di Antonio Ingroia, Io so, scritto con i giornalisti Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco.

E’ il racconto degli ultimi venti anni di storia italiana, di fatti mascherati dal segreto di stato e dell’emergere della punta dell’iceberg sul reale collegamento tra pezzi di istituzioni e Mafia.
Insieme ai coautori e ad Ingroia hanno partecipato all’evento Marco Travaglio, Gabriella Stramaccioni, Santo Della Volpe, Lorenzo Fazio e il giovane studente universitario Alberto Belloni.
Edito da Chiarelettere, il libro mira a dare coscienza all’opinione pubblica di quali siano i veri mandatari delle stragi politiche italiane. Ingroia li definisce “la Mafia dei colletti bianchi”: è la vecchia classe politica che ormai da anni gestisce lo Stato, legifera e sembra essere sempre più interessata a depistare le indagini. E’ la stessa lobby di potere che controlla i media, in modo da veicolare l’opinione pubblica, facendo credere che la verità sia qualcosa di lontano e inarrivabile.
“Ai lettori dico di non fidarsi delle ricostruzioni distorte delle indagini sulla trattativa. Sarà un processo foriero di tensioni: guardate ai fatti, non alle versioni delle parti in causa. E lo stesso chiedo ai giornalisti. Una parte del paese non vuole la verità sulle stragi, e mi stupirei del contrario: non la voleva vent’anni fa, non la vuole adesso.”

In venti anni di indagini, intanto, poco è cambiato nello scenario politico del Paese. Alcuni dei nomi di spicco dell’inchiesta sono gli stessi che hanno presieduto alle più alte cariche dello Stato. Si parla dell’ascesa del partito fondato da Marcello Dell’Utri, Forza Italia, protagonista politico di un ventennio che sembra ormai concluso. Si parla di Napolitano, colpito dallo scandalo delle intercettazioni la scorsa estate. “La Mafia non è un antistato. Ha potuto godere di questi poteri e di queste impunità grazie a un rapporto solido con lo Stato”, afferma Ingroia durante il suo intervento. “La classe dirigente che teneva in mano le redini dello Stato non ha mai voluto recidere questi legami con la Mafia e, fino a quando non si rinnoverà questa classe dirigente, noi della mafia non ci potremo liberare”. E, nel finale, la speranza che l’anno che verrà sia l’inizio del ricostruire della dignità delle istituzioni, del tessuto dei diritti e della forza della Costituzione, con l’auspicio che la storia e il patrimonio italiano non siano offuscati da un ventennio di misteri che ha cercato di cancellarli.

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