Gola e altri pezzi brevi: il belpaese e la buona cucina

Protagonista dei testi interpretati da Valerio Aprea è la variopinta cultura e società italiana, raccontata nelle sue più evidenti debolezze e nelle più contorte ambizioni economiche. Nel primo monologo, tratto dalla raccolta In mezzo al mare, si cerca di dare concretezza ad una possibile situazione di benessere definitivo, cercando di immaginare il punto di arrivo di ogni uomo: donne, yacht e champagne da sorseggiare su una terrazza con vista mare. Il tutto mentre la fuoriserie è parcheggiata dietro l’Hotel 5 stelle che ci attende per cena. Ed è lo stesso richiamo alla tavola che ci introduce nella seconda parte dello spettacolo, ovvero l’analisi di quella curiosa abitudine per cui l’unica preoccupazione dei nostri compatrioti sembra essere il buon mangiare. Forse un retaggio del passato? Forse un’istintiva reazione alla sofferenza patita durante le due guerre mondiali? O più semplicemente una caratteristica culturale che ci contraddistingue, come gli inchini per gli orientali o il thé per gli arabi? {ads1}

Nonostante l’immobilità (voluta?) dell’interprete principale, lo spettacolo sembra muoversi in ogni dove, spaziando tra la politica e le scienze sociali, con incursioni storiche e digressioni economiche. Il tutto in uno stile leggero, fresco, immediato. Le risate in sala scoppiettano lungo tutti i 90 minuti di esecuzione, mentre le vicende raccontate sembrano carezzare la vita di ognuno, inevitabilmente coinvolto in quei rituali enogastronomici che, ad osservarli dall’esterno, ci fanno sentire globalmente inadeguati. Ricchezza o povertà, settentrione o meridione, adulti o adolescenti… non fa differenza. Ci sarà sempre qualcuno che si preoccuperà non appena poggeremo sul tavolo la forchetta, vinti da quell’indomabile senso di sazietà che ci farà sembrare stranieri in casa nostra, alieni di un altro pianeta. Lo spettacolo verrà riproposto in occasione della manifestazione Tutto Esaurito! Un mese di teatro a Radio3, presso la Sala A degli studi Rai di Via Asiago 10 a Roma.

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Gianluigi Cacciotti

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