Gay Village Stadium: la parità è il miglior risultato

 Nei giorni in cui il governo promette entro settembre la nuova legge sulle unioni civili, la più grande manifestazione outdoor lgbt sfida gli stereotipi sui ruoli di genere nel suo campo più sensibile, quello sportivo. A 13 anni dal difficile esordio del 2001, il Gay Village tappezza Roma di baci tra pugili e calciatori, i due baluardi della “virilità sportiva”, e per la prima volta, con grande sorpresa degli stessi ideatori, nessuno si oppone. “E’ la prima volta che proponiamo un’immagine così esplicita e nessuno ha da ridire. Eravamo titubanti noi stessi“, spiega Imma Battaglia. Sono lontani finalmente i tempi della censura alla campagna Adamo ed Ivo, quando le istituzioni accettavano formalmente l’invito a partecipare alla kermesse, per poi puntualmente disdire all’ultimo, o non presentarsi. Oggi Matteo Renzi è tra gli invitati speciali, il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e il sindaco di Roma Ignazio Marino (in prima fila al Gay Pride) hanno confermato in anticipo la loro presenza, e i “cartonati degli omofobi” con cui giocare a freccette – il tiro al bersaglio è la nuova trovata dello staff Luxuria- portano, per ora, solo i volti di Giovanardi e Putin. Il “villaggio” diventa adolescente e porta benissimo i suoi anni. Nei tre mesi estivi del 2013 più di 200mila presenze lo hanno consacrato tra i maggiori poli d’attrazione della tanto discussa Estate Romana, che quest’anno finanzia con 39 500 euro la rassegna che ne costa 2 milioni e mezzo. Eppure del Gay Village c’è ancora bisogno, e a confermarlo è la storia della stessa locandina e di alcune modelle che nel corso del casting sono state obbligate a rinunciare al lavoro, sotto intimidazione delle proprie agenzie. Ora il gigante è pronto a ripartire, con il suo carico agrodolce di denuncia e divertimento sfrenato, tra cultura, musica dance e house, cinema, libri, teatro, ristorazione e sport.

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Una spettacolare scenografia di templi classici arginerà l’arena in cui si succederanno fino al 13 settembre, oltre ai tradizionali eventi,  anche competizioni sui generis delle discipline sportive, i cosiddetti Gay Village Games, una sorta di Giochi senza Frontiere a tematica gay a cui parteciperà il pubblico ogni venerdì a partire dal 20 giugno. Cuore della rassegna, sono stati realizzati sull’onda dell’importante campagna Dai un calcio all’omofobia, e sono un invito aperto agli atleti di tutte le discipline per la battaglia di sensibilizzazione Gay Village Stadium – la parità è il miglior risultato, chi è se stesso ha già vinto. Quarantacinque dj provenienti da ogni parte del pianeta fanno della discoteca l’ appuntamento fisso della notte, mentre tornano nel preserale le targhe eterofriendly e le interviste-spettacolo con Nicola Savino (28 giugno), Sabrina Impacciatore (5 luglio), le iene Pio e Amedeo (il 10 luglio) e Paola Minaccioni (23 agosto). La programmazione live parte il 21 giugno con Stasera ve le canto, lo spettacolo musicale di Vladimir Luxuria, e trova la sua punta di diamante nella presentazione del libro Splendore di Margaret Mazzantini, che accenderà i riflettori sulla serata Omophobia Zero, in cui il teatro Mauro Leonardi e Carmelo Pappalardo incontreranno le coreografie di Giuliano Peparini e il cortometraggio Plugin di Sergio di Bitetto. Dal 4 al 6 settembre, in chiusura del festival, una settimana sarà dedicata alla quinta edizione del Gender Docufilm Festival, all’ esplorazione dei temi identità genere con i documentaristi più interessanti e discussi del momento.

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Eva Elisabetta Zuccari

Per lavoro e per passione racconto storie. Dalle esistenze straordinarie di persone comuni ai "pancini sospetti" del Gossip. Giornalista in divenire, classe 1989, curiosa. Spio tutto e tutti: voi non sapete chi sono io, ma io potrei già sapere chi siete voi.

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