Enrico Gregori: “Rino voglio ricordarlo cosi…”

Il 21 Febbraio lo ricordavano cosi Anna Gaetano, Enrico Gregori, Alessandro suo nipote e Riziero Agostinelli, il co-direttore artistico dell’associazione Rino Gaetano; semplicemente raccontandoci i suoi modi e le sue canzoni, sempre cantate con la spensieratezza e l’allegria che lui stesso ci metteva, quelle canzoni in cui non parlava mai di sè, perché lui amava cantare della sua terra, della vita quotidiana di Roma, degli amici e della famiglia, tutto ciò che lo colpiva o incuriosiva. Questo era in fondo il segreto delle sue canzoni, lui aveva questa straordinaria capacità di guardarsi intorno e cogliere dai semplici attimi della vita quotidiana quel qualcosa che sentiva di dover raccontare nei suoi testi con la sua indole scherzosa. Questo suo carattere umile era dovuto anche alla sua vita passata. Aveva capito cosa volesse dire fare dei sacrifici e mestieri umili, e possiamo ritrovare tutto Rino in un album che lo rappresenta appieno, ovvero Ingresso libero inciso quando ancora nessuno lo prendeva sul serio, con le sue canzoni eseguite con pochi strumenti. Era anche l’album che conteneva Ma il cielo è sempre più blu canzone che ha incuriosito il giovane giornalista Enrico Gregori che oggi ci racconta tutte queste cose sul suo caro amico Rino. {ads1}

A chiudere l’evento c’è stata la RinoGaetanoBand con una chitarra in più… quella di Enrico, per ricordare il figlio unico della canzone italiana, che non ha mai cantato per il successo ma per passione, per i suoi cari, per le persone che glielo chiedevano, sapendo che in futuro sarebbe stato ascoltato per molte generazioni, magari strimpellando davanti a un fuoco, durante una gita o al mare, ovunque ci fossero state persone che conoscevano o volevano conoscere: Gianna, Lucia, Maria, Berta e tutti quei personaggi che animavano i suoi testi, quelli di un ragazzo che sempre con un sorriso pensava, proprio come inciso sulla chitarra fissata alla sua lapide, ” Sognare la realtà, vivere un sogno, cantare per non vivere niente”.

 

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Dario Argenziano

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