Arte: La forma della seduzione

L’autore relega quest’ultima, con una forte audacia intellettuale, contrariamente a come era stato fatto fino ad allora, non nel mondo della natura ma in quello più calcolato dell’artificio e contemporaneamente in quello del segno e del rituale. La scelta delle centotrenta opere, che costituiscono l’affascinate percorso della mostra La forma della seduzione. Il corpo femminile nell’arte del ‘900 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, scaturisce proprio dalla suddetta riflessione di Baudrillard. L’intento è riunire i diversi aspetti della seduzione esercitata dal corpo femminile nel modo in cui molti artisti l’hanno colta; sebbene estremamente diversi tra loro tutti finiscono per convergere però verso un’unica prospettiva “deformante” tesa a esprimerne la forza impetuosa e ribelle. La prima delle cinque sezioni dal titolo le belle apparenze, con il bellissimo nudo di Amedeo Modigliani, rappresenta il corpo in quanto forma e offre al visitatore una riuscita sintesi tra le arti figurative e la seduzione. L’artista toscano, bohémien per antonomasia, rielabora con toni pungenti un tema caro alla tradizione pittorica, nella fattispecie quella del Rinascimento, italiano verso il quale aveva una singolare predilezione; propone una concezione del tutto moderna del corpo femminile spogliato di ogni falsa pudicizia e ritratto «nella sua fiera e sensuale bellezza, immobile e statuario nella posa carnale». Seguono dotati di uno spiccato rigore compositivo il nudo di Francesco Trombadori che sembra rievocare le bagnanti di Ingres e quello declinato sui valori tonali di Emanuele Cavalli.

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In un certo senso possiamo dire che con una cospicua presenza di opere, il surrealismo domina la seconda e la terza sezione decretando con i suoi moti antiborghesi e disinibiti l’autodistruzione del corpo femminile. Influenzato dalla psicanalisi di Freud concede libero sfogo all’inconscio dal quale emergono immagini che provocano con la decontestualizzazione degli oggetti un vero e proprio spaesamento. In Mirò, Hans Bellmer, Victor Brauner, e altri presenti in mostra prende forma una sorta di «erotismo più morboso ed enigmatico, fino agli angoli bui della perversione, del rimosso, del tabù».
Esposto nella seconda sezione, seduzione/sedizione, e largamente ispirato alle demoiselles d’Avignon di Picasso,  abbaglia per l’acceso cromatismo il quadro di Renato Guttuso, le donne di palermo  dal linguaggio dichiaratamente espressionista.
Nella terza sezione, l’oggetto del desiderio, il corpo abbandona la sua integrità che lascia il posto ai dettagli anatomici, ai manichini e alle bambole che ne esprimo la frammentazione e la reificazione. Interessante il contrasto con alcune opere della Pop Art che muovendosi in una direzione del tutto opposta a quella del movimento surrealista trasceglie dall’imperante consumismo i suoi oggetti, i quali attraverso un «processo di trasformazione e di spettacolarizzazione», diventano opere d’arte a pieno titolo. Comune ad entrambi permane innegabilmente la riduzione del nudo femminile ad una «feticistica ossessione del dettaglio».

La quarta sezione dal titolo tanto suggestivo, la bella e la bestia attingendo al regno della fiaba, del mito e del rito dispiega una femminilità gravida di rimandi diretti all’ignoto e al diverso. Qui la fervente creatività surrealista celebra la fusione tra la femminilità e l’animalità, tra l’umano e il mostruoso.
Nell’ultimo segmento di questo affascinante viaggio, la bella addormentata, il visitatore sembra trovarsi in una sorta di bolla, permeata dall’incanto emanato da corpi dormienti; completamente abbandonati al sonno lasciano emergere con delicatezza estrema tutta la loro fragilità. Nella sensuale Diana di Giorgio De Chirico, nel rosa sinuoso del Nudo di Carlo Levi così come in tutti gli altri, ritroviamo intatti i due aspetti forse più convenzionali della seduzione femminile: la vulnerabilità e la passività. Uscire da questa naturale intimità nella quale sembra raccogliersi tutta intera la magia del corpo della donna è cosa difficile perché grande è il desiderio di protrarne la contemplazione per un tempo illimitato.

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Filippo Deodato

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