Al Chiostro i capolavori di Tissot

Continua la grande tradizione al Chiostro del Bramante che ogni anno offre agli amanti dell’arte retrospettive complete e splendidamente allestite prevalentemente monotematiche. Esposte per la prima volta in Italia, dal 26 settembre al 21 febbraio, un’ottantina di opere e acqueforti– provenienti da i più importanti musei internazionali – di James Tissot (Nantes 1836 – Bouillon 1902) pittore e incisore di talento straordinario e cantore inimitabile del suo tempo in bilico perenne tra le istanze impressioniste parigine e quelle inglesi dei pre-raffaelliti in un dualismo che segnerà il suo percorso artistico e spirituale. Nato nella città portuale di Nantes e figlio di un mercante di tessuti e di una modista disegnatrice di cappellini, abbandona presto la sua città natale e l’educazione rigidamente cattolica per seguire la passione artistica sbarcando a Parigi dove entrerà in contatto con la società borghese cogliendone magistralmente l’essenza del loro tempo. Nei primi anni parigini I successi si susseguono e la fama dell’artista cresce esponenzialmente, come testimoniato dalle prime due sezioni delle otto in rassegna allestite dalla curatrice Cyrille Sciama, e nelle sue pitture emerge chiaramente in questa fase la ricerca di soggetti ispirati al Rinascimento articolati incentrati sull’universo femminile oggetto del desiderio tra giochi di sguardi e pennellate rapide e decise che descrivono mirabilmente le mode del tempo e l’uso dei costumi dei salotti bene della Parigi ottocentesca.

A questa fase di vitale importanza per la sua carriera segue un’evoluzione, legata di certo alle svariate committenze, influenzata dall’arte giapponese da un lato e della conoscenza più stretta dei colleghi Whistler e Degas che si concretizza in una serie di ritratti nelle quali emergono sia una tangibile vena realista che quella caricaturale di esponenti della vita mondana, ma lo scoppio della guerra Franco-prussiana lo vedrà sempre più attivo politicamente e legato alle tristi vicende della Comune di Parigi che naufragherà definitivamente nel maggio 1971 costringendolo all’esilio. Trasferitosi a Londra la si immergerà a piene mani nella società vittoriana avvicinandosi ad artisti quali Millais, Hayden e al nostro De Nittis, con i quali condividerà un percorso artistico e nuove committenze. In questi undici anni (1871-1882) perfezionerà ancor di il suo talento di ritrattista con tele –  tra le quali le meravigliose l’Arsenale di Portsmouth e la Figlia del Capitano – nelle quali le sue capacità straordinarie di maneggiare il colore si fondono abilmente col suo sguardo fotografico di acuto osservatore del suo tempo portandoci per mano con grande scherno ed ironia nello spaccato sociale di un’Inghilterra bigotta e moralista. In questi anni il nostro Dandy s’innamorerà dell’irlandese Kathleen Newton in un rapporto complesso per l’epoca con un divorzio alle spalle e due figli da mantenere. Tissot ne farà la sua musa immortalandola in una serie di dipinti nei quali la sua bellezza sensuale incarnerà di volta in volta l’universo femminile in tutte le sue declinazioni, dalla seduzione della Signora con l’ombrello alla malinconia della Convalescente, e in parallelo comincerà a rivolgersi alla tecnica delle incisioni con le quali riuscirà a diffondere più capillarmente le sue opere di maggior successo.

Dopo questi anni di grandi ispirazioni e di notevole qualità artistica che ne faranno un cinico e spietato osservatore della società del suo tempo sarà la morte della Newton nel 1882 a segnare una fase altra della sua travagliata vita. Lasciata tristemente Londra e rientrato Parigi ricomincerà la sua vita da nomade randagio sempre in viaggio e alla ricerca della pace interiore con dipinti che richiamano le sue origini Nantesi dove arrivi e partenze si susseguono incessantemente tra moli e banchine all’interno delle quali si intrecciano su vari piani vicende umane in continuo movimento. Il suo stile eclettico difficilmente accostabile ad un filone determinato lo rende affine e sensibile ai colleghi impressionisti di cui condividerà gli ideali anti-accademici, ma allo stesso tempo affine alle icone dei pre-raffaelliti dai quali attingerà  i modelli espressivi nel suo percorso artistico geniale e inclassificabile. La rassegna non approfondirà l’ultima fase della sua vita legata profondamente alla spiritualità dopo che una crisi mistica ne sposterà sensibilmente l’asse verso soggetti tormentati. Vivrà per dieci anni in Palestina dedicandosi anima e corpo ad un ciclo legato al Nuovo Testamento con circa settecento disegni ad acquerello che gli procureranno ingenti guadagni e morirà a sessantasei anni dopo una vita da cittadino del mondo che questa mostra evidenzia nel suo più concreto realismo.

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Fabio Bandiera