Tre rivelazioni del weekend: Rugani, Marusic e Barak

Aspettando il monday night, Verona-Inter, ecco le nostre personalissime 3 rivelazioni del weekend. Abbiamo scelto di parlare di Rugani, Marusic e Barak. Dal cambiamento caratteriale del bianconero alla scoperta di due giovani che stanno offrendo prestazioni veramente interessanti.

LA CRESCITA DI RUGANI

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Daniele Rugani nuova versione: più cattivo

Era il ragazzino che non prendeva mai un giallo, che faceva pochi falli e che preferiva l’anticipo. Così ha esordito in Serie A con l’Empoli nella stagione 2014/15: 38 partite, 0 gialli e pure 3 reti. Stagione esemplare tanto da tornare a vestire la maglia bianconera, dopo le giovanili, nella stagione successiva. Ma una volta approdato a Torino riuscire a trovare spazio nella BBC era difficile e così è stato. In due anni ha collezionato 32 presenze e qualche cartellino giallo – finalmente, qualcuno direbbe. Ma oltre a questo, prestazioni non del tutto convincenti, un po’ troppo altalenanti e una tangibile insicurezza provocata forse dall’ansia di prestazione. Conclusioni confermate dalla scelta di Allegri di utilizzare il giovane toscano quando era proprio necessario o le condizioni lo permettevano.

Della crescita di Rugani: “Che la partenza di Bonucci sia più di una semplice coincidenza?”

La svolta, invece, sembra essere arrivata in questa stagione – che la partenza di Bonucci sia più di una semplice coincidenza? – dato che Rugani, nella difesa a 4, in coppia con Chiellini, ha dato prova in queste prime giornate di una ritrovata sicurezza e consapevolezza dei propri mezzi. Sintomo di questa iniziale maturazione è l’evidente maggiore aggressività del giovane Daniele: continua a provare l’anticipo anche seguendo l’attaccante fino a centrocampo e se fallisce spende il fallo senza pensarci due volte, le chiusure sono più decise e difficilmente perde palla, in più diventa pericoloso in area avversaria (già a segno a Udine in un momento delicato della partita). Che la compagnia di Chiellini nel reparto difensivo lo influenzi a tal punto da potersi considerare non più come il nuovo Bonucci, ma come il nuovo CHiellini?

LA COSTANZA DI MARUSIC

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Adam Marusic, l’esterno jolly di Simone Inzaghi

Non proprio giovanissimo, ma una vera e propria bella scoperta di questo inizio di stagione. Adam Marusic, montenegrino di 25 anni, è il prototipo del giocatore moderno: corre, difende, segna, dispensa assist, crea svariate occasioni da gol e, cosa più importante, è duttile dal punto di vista tattico. Fa tutto questo da terzino, o meglio da esterno a tutto campo. La sua evoluzione, però, è stata lunga e se vogliamo dire tardiva. Nasce, infatti, solo come terzino debuttando nel calcio professionistico in Serbia nel Vozdovac, un club nato nel 2005 dall’unione tra il vecchio Vozdovac e il più titolato Zeleznik che attraversava, però, un difficile periodo dal punto di vista economico. In quattro stagioni fino al 2014, Marusic colleziona 89 presenze e 15 reti, bottino che per un terzino dice parecchio: la vena realizzativa, dunque, l’ha sempre avuta.

Terzino jolly: “Corre, segna, dispensa assist, crea occasioni da gol, è duttile tatticamente”

Poi approda in Belgio, prima nel Kortrijk dove militerà per due stagioni – 74 presenze, 11 gol: in pratica la stessa media gol che aveva nel Vozdovac, indizio di una invidiabile costanza -, e poi nell’Ostenda dove, all’età di 24 anni, compie la sua evoluzione. Vanderhaeghe, l’allora mister dei belgi, ne intuisce le potenzialità fisiche e tattiche trasformandolo in un esterno a tutto campo per entrambe le corsie. Marusic lo ripaga con 40 presenze e 5 gol, sempre in media con gli altri anni: la costanza continua. E ciò non passa inosservato alla Lazio che quest’estate riesce a portarlo a Formello alla corte di Simone Inzaghi alla cifra di 7 milioni vincolando fino al 2022. Cambia campionato, cambia categoria, ma i numeri rimangono gli stessi: 10 presenze, 2 gol e 2 assist. Che possa addirittura migliorare?

IL NUOVO GIOIELLINO DI POZZO, ANTONIN BARAK

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Antonin Barak, il talentino biondo che ha stregato Del Neri

Pozzo oramai ci ha abituato bene, molto bene. Da Udine sono passati tantissimi giovani e molti di questi sono diventati buoni giocatori – Alexis Sanchez, per dirne uno. Quest’anno sembra che uno spicchi più degli altri. Dopo l’exploit di Jankto dell’anno scorso e ormai certezza di questa stagione, alla ribalta arriva un altro giovane ceco, Antonín Barák, classe 1994. Autore di uno splendido gol ieri contro l’Atalanta, il talentino biondo ha ormai scalato le gerarchie di Del Neri prendendosi un posto da titolare nel centrocampo friulano. La sua qualità migliore, oltre a una tecnica sopraffina, sembra essere l’adattamento veloce a nuovi contesti, costante del suo percorso calcistico.

Il talentino ceco: “Adattamento tattico e tecnica sopraffina”

Comincia la sua carriera nella natìa Pribram, il Dukla Pribram, dove milita per 3 anni collezionando in tenera età 18 presenze e 3 gol. Ma il suo apporto è perlopiù dal punto di vista tecnico, bazzicando la trequarti avversaria sia come trequartista che come seconda punta, illumina il gioco offrendo assist e dando prova del suo talento cristallino. Lo Slavia Praga lo nota e lo prende in rosa. Come suo solito, si ambienta facilmente prendendosi addirittura il posto da titolare (34 presenze, 8 reti) e vincendo il titolo di Campione della Repubblica Ceca. A questo punto è l’Udinese a bussare alla sua porta e così approda in terra friulana. Qui ancor più velocemente convince Del Neri e dà prova del suo adattamento tattico: da trequartista si plasma in mezz’ala che adora gli inserimenti e per ora il suo apporto conta 2 gol (valsi 6 punti) e 1 assist. Il futuro per il talentino biondo appare roseo, molto roseo.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).