Federer infinito: n.1 a Rotterdam

Federer conquista il torneo di Rotterdam e dopo oltre cinque anni torna in vetta alla classifica mondiale. Ottimo torneo di Seppi, segnali da Dimitrov, sfortuna Goffin, preoccupa Zverev, non pervenuto Wawrinka. Anderson vince a New York e Thiem a Baires. A Doha, Kvitova rimonta Wozniacki e Muguruza e ritrova il posto fra le top ten.

Due anni fa Federer si era iscritto a Rotterdam. Veniva dalla semifinale in Australia, stava vivendo un crepuscolo dignitoso, considerati i 34 anni e mezzo, continuava a incantare pubblico e critica, ma non pareva più in grado di sconfiggere i suoi tradizionali rivali. In Olanda non arrivò mai, le conseguenze di un incidente domestico avvenuto a Melbourne furono il preludio a una stagione ricca di problemi fisici conclusa dopo Wimbledon. Sono trascorsi 730 giorni e tutto è cambiato: abbiamo assistito a una delle resurrezioni più incredibili nella storia dello sport.

La classifica Atp è un mero calcolo statistico, Federer era già tornato numero 1. Ha vinto tre degli ultimi cinque Slam, quattro dei nove Mille 2017. Ha battuto Nadal nelle loro ultime cinque sfide dirette. Il ritiro del suo avversario da Melbourne gli ha dato la possibilità di ritrovare di diritto una posizione già sua di fatto. Ha richiesto una wild card per Rotterdam, gli era sufficiente raggiungere la semifinale in un torneo nel quale era andato in finale addirittura nel 2001, prima di vincere i titoli del 2005 e del 2012. Accolto da star come è ovvio che sia, ha abbagliato in un velocissimo esordio con Bemelmans, ma poi sono arrivate le difficoltà. Contro di lui in ottavi, Kohlshreiber ha disputato un ottimo incontro, si è misurato alla pari, ma come spesso è accaduto nella carriera del tedesco, si è sciolto nei momenti decisivi. La partita per il numero 1 è giunta in quarti proprio contro un olandese e nel primo set Haase ha paradossalmente gelato i suoi connazionali esprimendo un tennis ad alta intensità. Sarebbe stato arduo reggere a lungo e infatti i due successivi parziali non hanno avuto storia: 1-6 1-6 e Federer che alza le braccia come non si è abituati a vederlo per il quarto di un 500. Tutto era preparato, la festa organizzata da un Krajicek felice di avere ospitato questo storico momento, un trofeo apposito, un allestimento che sapeva di premiazione da finale.

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Numero uno a 36 anni e mezzo, Roger non si è fermato, c’era da affrontare Seppi in semifinale. Andreas è l’altro vincitore della settimana olandese. Reduce dal buon Australian Open e dalla incerta prestazione in Davis, nelle quali aveva perso, era pronto per il suo stop and go causato dai guai all’anca, che gli faranno saltare la stagione sul cemento USA. Poi Tsonga si è ritirato, lui è rientrato da lucky looser, ha sconfitto al terzo Sousa e poi ha approfittato ottimamente del disastro Zverev. Il suo capolavoro è stato battere in quarti alla distanza Medvedev, giovane ricco di fiducia ed energia. Contro Federer ha fatto un’ottima figura, portandolo al tie break nel secondo set e uscendo da Rotterdam quale settimo della Race.

Dopo un mediocre Australian Open, Dimitrov aveva saltato il torneo di casa a Sofia per un problema alla spalla. A Rotterdam si è rivisto su discreti livelli, specie nel primo set della semifinale con Goffin. Il belga si è poi dovuto ritirare a inizio secondo set a causa di un tragicomico infortunio auto-inflitto, una palla finitagli sull’occhio nel tentativo di effettuare una voleè. La finale di Dimitrov è durata quattro games, poi il bulgaro ha iniziato a sbagliare tutto il possibile e ha visto Federer staccarsi e librarsi, un confronto eterno e impossibile fra l’artista per eccellenza e colui che pur somigliandogli come nessuno non riesce proprio ad avvicinarcisi.

Federer ha ora 345 punti di vantaggio su Nadal, non ha ancora deciso se giocare Dubai ma in ogni caso resterà in vetta almeno fino a Indian Wells, dovendo scartare solo 45 punti dall’edizione precedente nell’emirato. Rafa sarà invece ad Acapulco, dove lo scorso anno fece la finale e, classifica a parte, è chiamato a fornire segnali sul suo stato di salute dopo la disavventura australiana.

Tirata d’orecchi a Zverev, la cui crisi prima circoscritta agli Slam è divenuta globale. Confermarsi è difficile, un periodo di ristagno è normale ma quel dritto preoccupa. Wawrinka avrebbe dovuto affrontare Federer in quarti ma ha perso subito dal carneade olandese Griekspoor. Aveva vinto due partite a Sofia ma questa settimana ha dimostrato di essere ancora lontano dalla migliore condizione. Il potenziale avversario di Nadal per Parigi, Dominic Thiem, ha ben iniziato la sua avventura sulla terra vincendo il 250 di Baires, mentre a Long Island, Anderson ha riannodato il filo della finale di Flushing Meadows tornando a conquistare un titolo ATP due anni e mezzo dopo l’ultima volta.

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Dopo l’anarchia del 2017, pare che il circuito femminile stia ritrovando delle certezze e lo spettacolo ne risente positivamente. A Melbourne avevamo assistito all’apoteosi della Wozniacki, fra San Pietroburgo e Doha è rinata la Kvitova. All’evento mediorientale partecipavano quasi tutte le migliori. Wozniacki doveva difendersi dall’assalto al trono da parte della Halep e ha mantenuto la posizione battendo in un interessante quarto Kerber, a sua volta ritornata agli attesi livelli. Semifinalista anche lei, Halep ha dovuto rinunciare al match con Muguruza a causa di una tendinite. Nella parte alta del tabellone si è fatta strada la Kvitova, eliminando Radwanska in rimonta e giungendo all’ultimo atto superando 7-5 al terzo Wozniacki in una partita dagli elevati contenuti tecnici. Come contro polacca e danese, Petra ha perduto in finale il primo set, salvo uscire alla distanza dando alla Muguruza un 3-6 6-3 6-4. Torna nelle prime dieci, suo logico approdo, in attesa di Serena e magari di Azarenka e Sharapova. C’è un bagliore in fondo al tunnel WTA.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno