Il Galles vince 3-1 contro il Belgio e va in semifinale

Il Galles raggiunge per la prima volta le semifinali di un Europeo dopo 90’ di rara intensità. Un 3-1 netto che lascia pochi rimpianti ma molti dubbi a un Belgio forse sopravvalutato, sicuramente mal allenato e all’ennesima delusione in una grande competizione. Eppure i primi minuti sembravano ricalcare quello che gli esperti della vigilia avevano previsto: dominio Belgio e Galles a casa. A metà primo tempo gli ammoniti per il Galles erano già tre, ed erano tutti difensori. Tutti a rischio rosso, tra una serpentina di Hazard e una spallata di Lukaku. Nel mentre, Nainggolan aveva segnato il gol del vantaggio, sparando una fucilata all’incrocio dei pali. Secondo gol all’Europeo, secondo gol con un tiro dalla distanza e Lukaku raggiunto come miglior marcatore dei Diavoli Rossi. Strada in discesa, sembrava. Poi, senza un motivo ben preciso, la luce si spegne. Al 30’ tutta la difesa del Belgio si perde e il capitano del Galles Ashley Williams, con un colpo di testa sugli sviluppi di un angolo, segna il gol del pareggio. Il primo tempo si conclude sull’1-1, con il Galles quasi padrone del campo e il Belgio bloccato dalle proprie paure e intrappolato nella ragnatela dei suoi talenti.

La caduta dei Diavoli Rossi

Galles

Robson Kanu esulta dopo il gol del 2-1

Dieci minuti di ripresa e arriva la mazzata definitiva per i Diavoli Rossi. L’attaccante svincolato Robson-Kanu si inventa un gol da campione, da bomber di razza. Ruolo che il gallese non ha mai espresso nella sua carriera. 230 presenze da professionista con un bottino di 32 gol. Numeri più da difensore che da numero 9. Ma l’aria di Euro 2016 probabilmente lo esalta. Prima con il gol del 2-1 nella partita al girone contro la Slovacchia, poi oggi con la rete del sogno gallese. Stop di fisico, palla sotto la suola, girata istantanea e rete che si gonfia. Courtois battuto e 2-1 per il Galles. Per il Belgio è notte fonda. Azioni confusionarie, più frutto della giocata del singolo che figlie di azioni di squadra. Perché qui c’è il vero problema del Belgio: manca il cosiddetto “manico”. Le colpe di Wilmots sono molte, e non siamo certo noi a dirlo, visto che in patria è sulla graticola già da tempo. Alla fine Vokes mette la parola fine all’incontro concretizzando di testa, da punta vecchio stile, il cross perfetto di Gunter: 3-1, Diavoli Rossi battuti e Galles in semifinale. Partita dove mancherà però il faro dei Dragoni: Ramsey prende un’altra ammonizione e sarà costretto a saltare la partita con il Portogallo.

Ovvia la soddisfazione a fine gara di Gareth Bale, bandiera di questo Galles e, a questo punto, papabile vincitore del Pallone d’Oro: “È stata una grandissima serata per i tifosi gallesi. La semifinale è il più grande risultato nella mia carriera in Nazionale, abbiamo lavorato sodo negli ultimi otto anni per arrivare a questo punto. Ci godiamo il momento, ora sfidiamo il Portogallo che non è solo Cristiano Ronaldo. Non importa chi segna, l’unica cosa che conta è vincere. Abbiamo davvero lottato tutti insieme, continueremo a vivere questo sogno”. Un sogno al quale il CT Coleman invece quasi stenta a credere: “È un’emozione indescrivibile. Sapevamo che sarebbe stata una gara difficile contro il Belgio. Siamo riusciti a fare possesso palla. Sapevamo che potevamo giocare la nostra partita e giocarci le nostre chance. Non riesco a rendermi conto di quello che abbiamo fatto, è davvero incredibile. Ringrazio tutti i ragazzi. Ramsey ha fatto un’ottima partita giocando tra le linee, ma anche tutti gli altri hanno fatto una grande partita. Eravamo determinati questa sera”.

Determinazione e cuore che serviranno mercoledì sera contro il Portogallo. Una sfida che metterà in palio la finale di Parigi. Una sfida in salsa Real Madrid tra Bale e Cristiano Ronaldo. Che vinca il migliore, sperando che dall’altra parte del tabellone, quella infernale, esca proprio la nazionale azzurra.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.