Un’altra donna nella storia di Woody Allen

 

Ieri è stata la volta del film Un’altra donna, classe 1988, dove una strepitosa Gena Rowlands interpreta il ruolo di Marion, la protagonista. Cinquantenne raffinata, bella, colta e affermata dal punto di vista lavorativo, Marion, in seguito a eventi del tutto voluti dal caso, si trova a fare, giunta alla maturità della sua vita, i conti con sé stessa. Questo film decisamente femminile, che scava a fondo nei pensieri di una donna di mezz’età, traccia l’ineluttabile destino di ogni essere umano, affrontato però diversamente da uomini e donne, ossia quello di fare i conti, prima o poi, con la nostra vita, i nostri ricordi, con ciò che abbiamo perduto per sempre e ciò che forse potremo ancora conquistare. E sembra proprio che Marion, solamente alla sua “tenera” età, abbia capito ciò che realmente conta, scoprendo e ascoltando sé stessa forse per la prima volta. Tutto ciò ha avuto luogo grazie all’intervento del fato, manifestatosi sotto forma di interferenze acustiche tra l’appartamento della protagonista e l’attiguo studio di uno psicoanalista. Mentre questi ascoltava i resoconti dell’esistenza di una donna (Mia Farrow), più giovane di Marion, ma dotata della sua stessa sensibilità e anche della stessa freddezza nell’affrontare la vita, la protagonista rivedeva sè stessa. Un matrimonio privo d’amore forse da sempre, ma avvenuto per stima intellettuale e sociale tra i due, rapporti familiari altrettanto privi di gesti semplici, ma autentici, un aborto dettato dalle ambizioni di una giovane donna, dimentica della presenza di un uomo che la amava: questa è stata ed è la vita di Marion, la quale ora ne sta raccogliendo i frutti, o meglio i pezzi.

Un Woody Allen insolito, ma sempre geniale, è quello che esce fuori da Un’altra donna, dove non c’è alcuno spazio per il sorriso e l’umorismo un po’ duro ma, comunque, divertente, tipico del regista, perché qui tutto è rivolto all’amarezza e al rimpianto. Un barlume di speranza lascia però intravedere la sua presenza nel momento in cui, dopo le macerie derivate dai pensieri distruttivi di Marion, la fenice sembra essere pronta a rinascere grazie alla sua determinazione e alla sua volontà di vivere ciò di cui si è sempre privata, ovvero degli affetti e delle emozioni, finora sacrificati per la carriera.

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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