La coscienza di Zeno al Teatro Quirino, specchio di tutti i mali della società moderna

Siamo agli inizi del Novecento dove, in una Trieste cosmopolita e mercantile, si svolge la vicenda di Zeno Cosini, personaggio alquanto bizzarro in perenne combutta con se stesso, malato e ipocondriaco delle sue stesse manie. La ragione del suo malessere, in realtà, trova il suo fondamento in una vita vissuta in mezzo agli agi, tale da indurre il padre di costui ad affiancargli il fedele Olivieri per l’amministrazione patrimoniale dei beni di famiglia, non ritenendo il figlio in grado di gestire l’intero patrimonio perché – come Zeno ama definirsi – non sano di mente. È col ricordo della morte del padre che si apre il sipario. Zeno è in seduta psicanalitica, steso sul lettino evoca i momenti più salienti della sua vita: dal rapporto conflittuale col padre all’amore non ricambiato per Ada, il matrimonio di ripiego con sua sorella Augusta, la rivalità col cognato Guido e la relazione extraconiugale con Carla Gerco. Fragile, timido e inadeguato di fronte ai cambiamenti della società si dichiara malato, ma la sua “malattia” è di sola origine psicologica. Nonostante ciò, Zeno riesce a mantenere un atteggiamento distaccato e ironico di fronte alla vita che gli permette di sondarla in ogni momento clou – specie quando si tratta di dover compiere delle scelte – e capirla meglio.

Liberamente tratto dal romanzo del 1923 di Italo Svevo, La coscienza di Zeno segna una spaccatura con la letteratura precedente il primo Novecento abbandonando i temi del romanticismo e del verismo introducendo l’aspetto dell’analisi introspettiva, tipica del decadentismo. Lo spettacolo offerto al Teatro Quirino, per la regia di Tullio Kezich, riporta fedelmente i tratti salienti del romanzo non tralasciando alcun aspetto; sul palcoscenico si alternano le scene narrate da Zeno in prima persona che riflettono, come pagine di un romanzo, l’inadeguatezza dell’uomo moderno nella società attuale. Difatti, per quanto l’opera più importante di Svevo si colloca in un lasso temporale che dista di novant’anni, La coscienza di Zeno è quanto di più vicino esista ai giorno d’oggi; esso riflette la crisi dell’uomo moderno che, sotto apparenti certezze, avverte attorno a sé il vuoto, causa principale della sua inquietudine, insoddisfazione e dell’angoscia esistenziale che lo porta a percepirsi come corpo estraneo della società. Un viaggio, insomma, che porta lo spettatore a scoprire, proprio come il romanzo, che non è lui ad essere malato, ma la società in cui vive.

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