1Q84: il mondo onirico di Murakami

Insieme a loro, si sono intrecciate in più di mille pagine, le storie di Fukade Eriko, del professor Ebisuno, del poliziotto Ushikawa, di un’anziana donna innamorata delle farfalle e del suo braccio destro, Tamaru, quelle di una setta “magica”, delle loro voci, della crisalide d’aria e dei Little People. Le prime due parti, uscite quasi un anno fa, sono state criticate molto per le troppe ripetizioni, per i giri di parole inutili, per le descrizioni fin troppo precise. Ma si sa che gli scrittori giapponesi sono famosi proprio per questo.

A tirar le somme, se non ci fossero stati così tanti dettagli, così tante frasi puntigliose, il lettore non avrebbe sentito in modo così forte la loro nostalgia. Con la terza, e ultima parte, Murakami ha aggiunto una voce narrante, quella di Ushikawa (nel primo volume si alternavano solo Aomame e Tengo), e ha reso la lettura più scorrevole, con un punto di vista esterno alle vicende private e personali dei due protagonisti, che ha reso il tutto più intrinseco. Certamente, i personaggi fanno la loro parte. Una ragazza sedicenne che diventa popolare grazie a un libro rivisitato e corretto da Tengo, che trascina entrambi i personaggi in un vortice che sembra senza uscita. E’ dalla bocca di questa ragazza, che parla in modo particolare e pone domande senza punti interrogativi, che si cerca di capire cosa sono questi Little People e che ruolo hanno. C’è chi li immagina come dei folletti, chi come dei piccoli nani, chi con una barba lunga.

Quello che di certo c’è, è che sono gli artefici della Crisalide d’aria, un intreccio di fili invisibili che danno luce a un rapporto difficile da spiegare: quello di una mother e di una daughter. E chi poteva essere, poi, il filo conduttore di un futuro rapporto? Ovviamente Aomame, che si accorge di vivere in un mondo, non più il 1984, ma quello che lei stessa chiamerà 1Q84, fatto di due lune, una normale e una più piccola verde. Un mondo in cui deve nascondersi da qualcosa, o da qualcuno. Un mondo dove farà di tutto per stringere di nuovo la mano di Tengo, quella mano che alle elementari non l’aveva abbandonata. E sullo sfondo di omicidi, sotterfugi, spionaggi e molto altro, alla fine il lettore, forse, non avrà tutte le risposte che voleva, ma che non sia stato proprio questo l’obiettivo di Murakami? Dare spazio all’immaginazione con una sola certezza: “Da qualche parte esiste una fine. Solo che non si trova un cartello con su scritto ‘Ecco, questa è la fine’.”, e di sicuro una fine che il lettore desiderava c’è stata.

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Flavia Capoano

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