Tosca, la passione Italiana al MetOpera

La direzione è apparsa particolarmente riuscita; Frizza è riuscito ad ottenere un autentico suono pucciniano – cosa che non accade sempre, neanche nei più importanti teatri del mondo – caldo, profondo, ma anche molto sottile nelle dinamiche. È risultato anche molto flessibile, in grado di poter seguire facilmente i cantanti, ma anche spingerli al momento giusto. È apparso particolarmente chiaro in Lucevan le stelle, l’aria del tenore del terzo atto, uno dei momenti migliori dell’opera.

Il MetOpera ha sfoggiato un Roberto Alagna particolarmente in forma, in possesso di una voce molto omogenea, chiara, con una dizione perfetta e una bella tecnica vocale, che riempie pienamente lo spazio anche nei momenti più piani. Il ruolo di Cavaradossi è perfetto per lui e per la sua espressività vocale. Probabilmente l’interprete con maggior personalità della serata.
Patricia Racette padroneggia splendidamente la passione di Tosca e possiede un bel medio, però è stata un po’ bassa nelle note acute, e il vibrato è risultato troppo largo, quindi si è persa un po’ di precisione nella nota. George Gagnidze ha esibito una voce un po’ ingolata nel primo atto, ma è probabile che abbia poi ricevuto delle indicazioni a riguardo, perché dal secondo atto in poi non ha presentato questo problema. Tra i personaggi, per così dire, “secondari”, è stata degna di nota l’interpretazione di John Del Carlo nel ruolo del sacerdote, di cui si è potuto apprezzare la bella voce, la notevole presenza scenica e l’ottima dizione.

L’allestimento è lontano dalla sontuosità della storica produzione di Zeffirelli, ma presenta delle intuizioni estremamente interessanti e suggestive, come nel momento finale in cui Tosca si getta da Castel Sant’Angelo: nell’istante del suicidio, le luci vanno via e si ha appena il momento di vedere il soprano svanire nel buio.
La produzione vedrà avvicendarsi Roberto Alagna e Marcello Giordani nel ruolo di Cavaradossi, e Patricia Racette e Sondra Radvanovsky in quello di Tosca. La premiere è stata dedicata alla memoria di Tito Gobbi, leggendario interprete di Scarpia.
Fa effetto e tenerezza vedere a New York, pur in una scenografia così sobria, dei rimandi a luoghi così familiari a noi Italiani come la chiesa di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo, che fanno cornice alla bellezza eterna delle musiche di Puccini e che continuano ad esercitare un fascino immortale sul pubblico di tutto il mondo.

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Claudia Pellicano

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