Veri vincitori di Wimbledon 2014

 Quella del vincitore morale è una favola che ci raccontiamo e che ci raccontano da anni, in realtà ogni incontro ha solo un vincitore. C’è però anche un altro modo di dire: ‘esiste l’eccezione che conferma la regola’. L’eccezione si chiama Roger Federer. Il campione svizzero non ha perso ieri, semplicemente non è riuscito a vincere. La favola di Roger Federer e il sogno dell’ottavo titolo dei Championship di Londra si è infranto sul muro inviolabile di un grande e costante atleta. Come nel fotofinish del 2008 quando dall’altra parte c’era Rafael Nadal, il verdetto finale a 4 anni di distanza ha beffato l’elvetico.

 

Una partita bellissima, dal sapore antico, uno dei match più vivi e con la qualità più alta messa in mostra negli ultimi anni. Per Novak Djokovic era la gara del ritorno al vertice, il campione serbo poteva riprendersi la vetta della classifica Atp ed invertire una rotta che lo vedeva sconfitto nelle ultime 3 finali di Slam, per Roger era la tappa a cronometro di una partita contro il tempo. A 33 anni sarebbe stato il secondo più vecchio vincitore del torneo, a 33 anni ha dimostrato che la sua infinita classe va oltre le opinioni. I momenti salienti del match si sono susseguiti in pochi scambi e sviluppati in punti cruciali. Il risultato è lo specchio di quanto accaduto: 6-7 6-4 7-6 5-7 6-4 in 3 ore e 56 minuti.{ads1} La prima occasione di confronto è arrivata nel primo set. Si è deciso al Tie break. Prima il minibreak su un grave errore di Djokovic che ha alzato troppo la palla, mentre Federer manteneva saldo il rovescio. Sul 3 a 0, grande prima e schiaffo al volo del serbo in battuta. Capovolgimento di fronte: ancora seconda per Roger che stavolta non ha tenuto il palleggio e ha perso il minibreak di vantaggio. Rimonta e sorpasso dopo l’errore in controllo di Federer. Sul 5-5 è già mini-gara nella gara: Djoko arrivava ovunque ma dall’altra parte della rete si resisteva all’arrembaggio. Poi ingenuità, ‘stecca’ dello svizzero che ha avuto un inaspettato scatto di reni. Mentre il serbo serviva per il primo set, arrivava la finezza: dritto sulla riga per il 6 pari; è ancora set point per il serbo, ma su servizio dello svizzero. Con un Ace l’elvetico è scampato e con un altro Ace è andato avanti, adesso toccava a Nole salvare il set point. Dopo 51 minuti il primo parziale era nel nome del 7 volte campione del torneo. In quel momento i suoi tifosi – e ieri era difficile non stare dalla sua parte – hanno iniziato a visualizzare l’impresa. Il campione di Belgrado, ha fatto anche poco per entrare nelle grazie del pubblico e degli spettatori, in una giornata dove di fronte a sè c’era una ‘leggenda’, hanno lasciato perplessi alcuni suoi atteggiamenti. Nel secondo set Nole è caduto, scivolato e ha messo male a terra la caviglia sinistra. Era successo qualche giorno prima analogamente alla spalla e il fisioterapista era stato chiamato dal tennista più volte. Ieri è successo di nuovo: inevitabile un pò di malignità specie se a ogni chiamata seguivano 6 vincenti a zero.

Nel secondo set la stabilità mentale unita a qualche trucchetto hanno comunque portato il neo-numero Uno al break. Sul secondo turno di battuta Federer ha chiuso con un doppio fallo e un serve&volley rischioso. Il serbo come Rafael Nadal sembrava intenzionato a fargli passar la voglia di scendere a rete. E’ necessario aprire un sotto-capitolo della quasi-fiaba di ieri. Sono oltre 50 le discese a rete svizzere e altissima la percentuale di realizzazione. La scuola Edberg ha funzionato, ma è il tennis moderno che non concede troppo margine. In altre parole per lo spettacolo e per rendimento l’effetto ha sortito i suoi effetti, ma manca sempre quel qualcosa che trasforma la bellezza praticità. Una storia antica dove è stato maestro Becker. Tornando al match: sul 5-4 e Nole illudeva Roger offrendogli la palla del controbreak. Ecco la sua bravura, Nole è un djoker vero, sa ingannare, far innervosire e non fallire quando non si deve cedere. Il secondo set era suo.

La situazione profila un qualcosa di già visto. Torna in mente il numero 33. L’età, l’estate, gli scambi che si allungano, la stanchezza e invece…. è game perfetto. Un segno? Se Federer nel terzo set sul parziale di 4 a 4 può mettere la testa avanti con il game impeccabile, forse…. Si giungeva al secondo tiebreak. Partenza col 21esimo Ace di Roger. 1 a 1 buona prima del serbo e 2 a 1 con un’ altra prima ottima. 2 pari replicava Roger. Poi minibreak serbo: lo svizzero ha fallito il serve&volley. Sul 4-3, Federer manda fuori di un metro e mezzo un dritto a campo aperto, poi con un rovescio in back esterno alla linea consegna il set all’avversario.

Il quarto set è a metà fra un capolavoro e una commedia dell’assurdo.

La gara sembrava compromessa, tornavano alla mente i soliti numeri… Le percentuali di servizio di Nole salivano e sembrava in controllo. Poi il dritto lungo di Roger dconsegnava il break al serbo nel quarto gioco e ci si preparava a tirar fuori il palco della premiazione. Arrivava il famoso, atteso e immancabile passaggio a vuoto del campione svizzero. Sotto 0-40, recuperava 4 palle break per mollare subito dopo, tornava in parità per poi abbattersi. A questo punto l’inaspettato: il match cambia prospettiva per diventare una sfida di cuore e di emozioni. L’elvetico tirava fuori tutto il suo orgoglio e di fronte agli occhi di un pubblico che è riuscito a coinvolgere con le sue espressioni si è ripreso il servizio. Djokovic controbrekkava…. Possibilità per lui: un match point su servizio dell’altro, ma con colpo di coda e ‘occhio di falco’ Federer ancora una volta allungava il match. Un millimetro che voleva dire minibreak recuperato. Undicesimo game: Nole ha buttato via un dritto facile che ricorderà per parecchio tempo, un errore grossolano che ha assegnato due set points all’avversario: ne è bastato uno. Sbigottito, il giocatore dell’Est Europa che a breve sarà Papà, ha deciso di rientrare per qualche secondo negli spogliatoi in cerca della concentrazione smarrita.

Il pubblico è in delirio. La storia è ribaltata…. forse sarà l’ottava: queste le sensazioni dagli spalti.

5° set dunque… Un epilogo commovente: il campione di Basilea non poteva vincere, ma non poteva cedere le armi senza dare tutto di fronte agli occhi di chi lo ama incodizionatamente per quanto di buono ha fatto in carriera per questa disciplina. La partita, era anche una gara di stili, l’ennesima prova che quel tennis dal ‘sapore magico’ che accosta violenza e delicatezza non riesce a sovrastare quello più pesante e potente che la modernità, con i suoi aggeggi, mette a disposizione di tutti e decreta migliore.

Mentre la folla, i tecnici e gli spettatori si lasciavano cullare da questi pensieri e da domande esistenziali sulla filosofia tennistica, da fondo Djokovic sentenziava. Federer con alcune volée e colpi da cineteca rispondeva a modo suo. Sul 3-3, Roger si procurava una palla break importante, ma che temperamento e carattere quel serbo! Djokovic attaccava e nell’ottavo game è stato Federer a cedere con una fatale demivolée. Nole, come aveva fatto due anni fa, si inchinava e mangiava i fili dell’erba sacra di Wimbledon per festeggiare il suo il suo settimo Slam, il suo settimo Sigillo.

6 luglio 2014: una bella pagina di tennis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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