Eterno Paolini: sua la Wevelgem

E’ Luca Paolini il vincitore della settantasettesima edizione della Gand Wevelgem, seconda classica di stagione, con un’azione solitaria nel finale degna di un grande finisseur dopo 239km sferzati da pioggia e vento incessanti e condizionati da una serie incredibile di cadute. Sul traguardo il trentottenne milanese del Team Katusha ha alzato le braccia solo-soletto lasciandosi dietro fior fior di campioni come Nikki Terspstra e Geraint Thomas giunti sui gradini più bassi del podio distaccati di undici secondi. “E’ la vittoria più importante della mia carriera”, la ventireesima da professionista, commenta un incredulo Paolini “è stata una giornata molto difficile condizionata da condizioni meteo al limite della praticabilità, nonostante sia caduto due volte sentivo che le gambe giravano e con un pizzico di fortuna sono riuscito a trovare lo spunto vincente nel momento giusto.” Che Luca Paoloni fosse in grande condizione si era già capito sette giorni fa quando sul Poggio aveva egregiamente riportato il suo “capitano” Kristoff sui migliori traghettandolo fino ai duecento metri dal traguardo della Sanremo, ma l’azione di ieri è degna di un grande campione maestro di tattica ed esperienza maturata nei suoi quindici anni da professionista, questa vittoria legittima la sua carriera ponendolo tra i grandi di tutti i tempi interrompendo un digiuno azzurro nelle classiche che durava da quasi tre anni con l’ultima vittoria di Gasparotto nell’Amstel Gold Race del 2012.

Chi ricorda la Gand Wevelgem come la classica adatta ai velocisti di qualche anno fa, quella in cui Mario Cipollini trionfava per tre volte a braccia alzate nel volatone finale è fuori strada perché gli organizzatori l’hanno trasformata in una corsa dura tra i viottoli di pavè fiammingo e nove muri difficili e selettivi più adatta ad attaccanti giornata che ieri non si sono fatti attendere. Il capolavoro di Paolini inizia con il primo inserimento in una fuga di alto rango che comprende nome quali Stybar, Degenkolb, Kristoff, Ciolek e il nostro Trentin per poi reinserirsi in un secondo drappello di contrattaccanti capitanato dal belga Roelandts. Le cadute si susseguono così come gli scatti e ai 75km parte il contrattacco decisivo capitanato dalla furia di Nikki Terpstra e Geraint Thomas a cui si accodano il nostro Daniel Oss (ottimo ottavo al traguardo) e i belgi Vanmarcke, Vandenbergh e Debusschere. Paolini riesce a rintuzzare questo ennesimo tentativo rientrando con una magistrale azione solitaria. Il gruppo molla senza reagire, le velleità dei velocisti perdono definitivamente concretezza e la fuga si stabilizza con un vantaggio costante intorno ai due minuti, ma sul Kemmel – ultima ascesa di giornata – è Terpstra a rompere gli indugi e a farne le spese saranno Oss e Roelandts costretti a dire addio ai sogni di gloria mentre Paolini cade accusando un attimo di appannamento, ma reagisce e rilancia pronto a giocarsi le proprie carte nella bagarre finale.

Ai mento sette è Gerraint Thomas in forma straordinaria a sferrare una fiondata spacca gambe, ma il nostro non molla si riporta sull’inglese del Team Sky e ai sei dall’arrivo si compie il capolavoro del vecchietto terribile: dopo sei ore scandite da pioggia e vento infernali Paolini trova lo scatto decisivo, i cinque “compagni di merende” traccheggiano un filino di troppo non riuscendo a colmare quei 150-200 metri di svantaggio che saranno decisivi all’arrivo. Arrivo a braccia alzate dopo aver attraversato l’inferno del Nord per una vittoria che sa di leggenda e di esempio per tutti i giovani corridori, capolavoro tattico di un atleta che col cuore e con la testa ci ha regalato una bella pagina di grande ciclismo. “Per il Fiandre di domenica prossima tornerò a rivestire gli abituali panni di gregario di lusso per Kristoff, ma se la gamba dovesse girare e le condizioni lo richiederanno non esiterò a buttarmi nella mischia”, e possiamo stare certi che Paolini sarà di sicuro protagonista attivo anche delle classiche future.

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Fabio Bandiera