Il referendum in tre punti. Si o no alle trivelle

Il referendum abrogativo del prossimo 17 Aprile pone gli italiani dinanzi ad una scelta decisiva per le sorti ambientali ed economiche del futuro prossimo della nostra terra. La proposta, per la prima volta lanciata dalle Regioni maggiormente interessate( Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) e non dalla raccolta delle consuete 550 mila firme cittadine, per la sua natura abrogativa, necessita del voto del 50% più uno degli aventi diritto e chiede l’annullamento del rinnovo delle concessioni estrattive entro le 12 miglia dalla costa (art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 Aprile 2006 n. 152).  La materia del referendum abrogativo, complessa e ricca di sfumature, ha generato “slogan” ed accuse non sempre veritiere, male informate e generalmente tendenziose. Il dibattito dialettico  ha partorito due schieramenti opposti, i presunti “naturalisti” ed i presunti “lobbisti” a darsi battaglia sul campo del diritto e della democrazia , ma tanta confusione e poca chiarezza ha riversato sul cittadino, ancora poco cosciente e consapevole nell’esercizio del suo diritto decisionale,partecipativo e democratico. Riassumiamo, di seguito, i tre punti topici del dibattito sul referendum abrogativo tra i sostenitori del “si” e i sostenitori del “no” :

  1. Fabbisogno energetico.

Si. I sostenitori “ambientalisti” sottolineano come sia importante, per l’Italia, una cambio di rotta netto e deciso verso l’universo delle energie rinnovabili, unico sentiero percorribile per una salvaguardia della terra, delle acque  e dell’equilibrio ambientale.  Le piattaforme soggette al quesito referendario coprono, infatti, meno del l’ 1% del fabbisogno nazionale di petrolio e solo il 3 % del fabbisogno di gas, secondo calcoli diffusi da Legambiente.

No.  I sostenitori del partito contrario ritengono, secondo i dati del comitato “Ottimisti e Razionali”, che la produzione di gas e petrolio si attesti intorno a percentuali dell’ 11,8 per il primo e di 10,3 per il secondo. Queste stime  incorporano, però, anche tutte le piattaforme non soggette a chiusura; oltre l’80 % del petrolio, infatti, viene estratto da pozzi di terra, mentre un terzo di quello estratto in mare giunge da piattaforme non in discussione, al di là delle “incriminate” 12 miglia marine.

  1. Rischi ambientali e per il turismo

Si.  Le piattaforme che operano in mare non riescono a mantenere standard di inquinamento tollerabili, sicuri. Sono soggette ad incidenti, incendi (l’episodio della piattaforma Paguro del settembre del 1965 che causò la morte di tre operai Agip e un enorme danno ambientale nelle acque adriatiche), oltre a non riuscire a rispettare i parametri ambientali imposti: tre volte su quattro, infatti, la concentrazione di metalli pesanti e di idrocarburi raggiunge livelli preoccupanti, abbondantemente oltre la soglia consentita, inquinando le acque, con grosse ripercussioni sul turismo.

No. Non c’è nessun dato accertato di danni ambientali. Le estrazioni avvengono, secondo i sostenitori del “no”, in maniera sicura, rispettando tutti i crismi e le norme di sicurezza anti inquinamento. Le piattaforme, circa novanta quelle incriminate,per la maggior parte tutte dislocate nell’alto Adriatico, non hanno in nessun modo ostacolato il turismo; le spiagge della Riviera romagnola,  sono tra le più pulite d’Italia non avendo risentito in nessun modo della presenza “negativa” delle piattaforme estrattive.

  1. Perdita di lavoro.

Si. In nessun modo si rischierebbe la perdita di posti di lavoro. La chiusura delle piattaforme sarebbe progressiva e non immediata, in linea con la strada, intrapresa a livello mondiale, verso le energie rinnovabili (sulla base dell’Accordo emerso dalla conferenza sul clima di Parigi). Le piattaforme marine concedono lavoro a pochi operai e professionisti del settore, essendo per la maggior parte gestiti elettronicamente, con comandi a distanza.

No.  L’attività estrattiva di petrolio e gas alimenta un settore che muove e produce ricchezza. Secondo le stime degli esperti legati al partito del “no”,  le Imprese coinvolte generano ricchezza, includendo 100 mila lavoratori e pagando tasse, stipendi e creando sviluppo su larga scala.

In virtù di una coscienza democratica ed un senso civico maturo è bene che i cittadini, chiamati ad esprimere un giudizio sereno e consapevole, si informino nella maniera più adeguata ed attenta possibile; prima di decretare una vittoria della fazione “guelfa” o “ghibellina” sarebbe giusto ed auspicabile un trionfo della democrazia con il raggiungimento del quorum, indispensabile per la validità del referendum abrogativo. La risposta ad un quesito posto in essere è la più alta forma di libertà e sovranità concessaci dalla nostra costituzione.

“Libertà è partecipazione”

G.Gaber

 

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Raffaele Patti