Viaggi a piedi – la Francigena più bella, da Fidenza a Sarzana

Recentemente Lineadiretta24 ha raccontato della preparazione, dello spirito e delle motivazioni dei viaggi a piedi. Se il tema vi ha incuriosito, se anche voi avete detto: mi piacerebbe una volta provare eccetera, ma non sapete da dove cominciare, se avete più o meno una settimana a disposizione e volete guardare con occhi diversi zone d’Italia che credevate di conoscere già, ecco cosa potreste fare.

La via Francigena

Della via Francigena hanno ormai sentito parlare tutti. L’antica via di pellegrinaggio con cui i fedeli raggiungevano Roma dalle terre dei franchi è ormai uno dei principali itinerari culturali d’Europa, ed è percorsa ogni anno da decine di migliaia di camminatori. Uno dei tratti in cui meglio se ne apprezza la varietà della natura, del paesaggio, della storia e delle tradizioni enogastronomiche è senza dubbio quello in cui l’antico pellegrino, attraversate le grandi pianure padane, varcava l’Appennino per scendere sui feudi di Toscana, e avvicinarsi all’Urbe seguendo l’antica Cassia romana.

Francigena

La dolce Emilia, aspettando l’Appennino

Fate il vostro zaino, prendete il treno e scendete a Fidenza.

Il viaggio inizia subito, alla stazione, perché il vostro mezzo sono i vostri piedi e da questo momento in poi per 140 chilometri sarete in viaggio. Il sentiero è segnato da bandierine bianche e rosse con il profilo del pellegrino, ma è indispensabile avere con sé una guida, e la migliore – che voi vi sarete già studiati prima di partire – è La via Francigena, 1000 km a piedi dal Gran San Bernardo a Roma, edizioni Terre di Mezzo (e che sia l’edizione aggiornata). Nell’attesa di procurarvela, andate qui.

Borghi turritiMeglio spezzare la prima tappa, che avendo appena cominciato il cammino sarebbe troppo lunga (34 km): dormirete all’ostello di Costamezzana, dopo soli 12 chilometri di dolce campagna emiliana, di colline morbide, di pievi e di cascine in mattoni, di leggera pendenza che preannuncia l’Appennino, di campi che sanno di quell’antica sapienza che ne trasforma i prodotti in culatelli, torte fritte, parmigiane, tortelli e spongate. Non temete, camminate tutto il giorno e, a sera, ne avete diritto. Seduti in trattoria, con le gambe piacevolmente indolenzite, troppo stanchi per essere timidi o riservati, sarete in connessione con l’universo, le sue forme di vita e i tutti i suoi piaceri.

Il cammino è disseminato di nomi magici e medioevali come Pieve di Cabriolo, Siccomonte, Medesano; nomi romanici e brumosi, che vi accompagnano sulle ondulazioni di un paesaggio dalla bellezza struggente, e voi ci state camminando dentro alla velocità ideale per assorbirne tutta la poesia. Un’esperienza immersiva, come si dice oggi: vi fondete con il preappennino emiliano, siete un tutt’uno con quell’annuncio di montagna. Dormite a Fornovo, in val di Taro, e non dimenticate di timbrare la credenziale a ogni tappa. Al rientro ne sarete fierissimi.

Francigena

Per borghi e pinete, verso le nuvole

FrancigenaDa Fornovo a Cassio sono soli 21 km, ma la salita si fa più decisa. Vi farete consolare dai caseifici lungo la Provinciale n.39, quelli del Parmigiano Reggiano, dall’attraversamento delle pinete e dagli scorci sulle prime montagne e sui suggestivi Salti del Diavolo. A Cassio sarete accolti dall’ostello ricavato nell’antica “casetta da stradaiuolo”, superba casa cantoniera napoleonica –l’inaugurazione della Strada della Cisa data al 5 luglio 1808- che odora di legno e antiche pietre, un po’ come i rifugi in montagna, ma con più storie da raccontare. Nel tardo pomeriggio incontrerete olandesi, australiani o modenesi, tutti stanchi, affamati e felici come voi. Fuori fa fresco, siamo già a ottocento metri s.l.m. Dormirete benissimo e sognerete di angeli e di mortadelle.

Cassio-Passo della Cisa fanno 19 chilometri e il sentiero diventa montano. Castellonchio e Berceto vi accolgono con i loro castelli turriti, voi credevate peggio e ormai avete capito di potercela fare, avete scoperto che vi adattate bene anche agli ostelli e alle chiacchierate con il prossimo sconosciuto, lo zaino fa ormai parte di voi, il che vi dà la sensazione di essere liberi e invincibili.

Francigena

Il Passo della Cisa: tra Emilia, Toscana e Liguria

FrancigenaE alla Cisa si scavalla. Lì dove un tempo c’era il confine tra due stati, con le dogane, controlli soldati e gabellieri, da milioni di anni due versanti mandano la pioggia di qua in Adriatico, di là in Tirreno. Fin qui si saliva, ora si scende: un varco spaziotemporale tra mondi, nature, lingue, e salumi diversi. Siamo solo a 1041 metri “sul livello del mare” e chissà perché, vi aspettate già di vederlo davanti a voi, il mare, ma non è ancora il momento. Un cartello blu Tirreno vi avverte che state entrando nell’itinerario della Lunigiana; e che il dipartimento Anas è ora quello di Firenze. Timbro.

Se vi aspettavate di essere in piena Toscana, quella dei cipressi, vi sbagliate: questa era terra di liguri apuani, è una terra di passaggioFrancigena Pontremoli in cui anche le parlate sfumano le une nelle altre, e che dopo Pontremoli (21,7 km), dall’aria piuttosto ligure e dove l’ostello è in superba posizione nel castello, e dopo una tappa bellissima attraverso boschi di faggi e di castagni, borghi e segni del passaggio di soldataglie e guaritori, di santi randagi e di peccatori, ponti medievali (incredibile quello di Groppodalosio) vi conduce ad Aulla. Bombardata a tappeto dagli Alleati tra il ‘44 e il ’45, Aulla non è un granché; ma voi siete ormai camminatori esperti, osservatori attenti e benevoli, e anche questa caratteristica in mezzo a tanta bellezza vi farà un po’ simpatia. E poi potete sempre consolarvi con panigacci e testaroli al pesto, visto che siamo tecnicamente in Toscana, praticamente in Liguria.

FrancigenaOra in Liguria ci entrerete davvero, e la val di Magra vi porterà in soli 17,5 km a Sarzana. Vi comparirà davanti il mare di La Spezia, intuirete la Versilia, sentirete l’aria scaldarsi e caricarsi di salmastro, le pinete che solo due giorni prima sapevano di montagna e di pino silvestre ora diventano associazioni di pini marittimi. Ritroverete la farinata e le alici di Monterosso, presidio Slowfood, e quel modo di camminare un po’ pigro che hanno le genti di riviera, forse perché anche in inverno s’immaginano di tornare dalla spiaggia, con la borsa del mare e le spalle che bruciano.

Francigena Sarzana

Proprio ora che cominciavate a prenderci gusto, proprio ora che andavate scoprendo un nuovo modo di esser parte di tutte le cose, e di essere viaggio e cammino, ora che avevate ricominciato a sognare e a sorridere e a intrattenervi col salumiere, il barista, la vecchietta il boscaiolo e il fattore, proprio ora è già tempo di tornare.

A Sarzana prenderete il treno con un po’ di malinconia, giurando a voi stessi che prima o poi tornerete qui; e che proprio da qui, un giorno, non importa tra quanto tempo, riprenderete il cammino.

Ensemble

 

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.