Samarcanda: una canzone, una poesia, una storia antica quanto il mondo.

samarcandaSamarcanda, nota per le strofe della celebre canzone di Roberto Vecchioni, è una una città incorniciata dai lapislazzuli e dal profumo di spezie antiche. Le sue strade raccontano le storie dei carovanieri e commercianti che attraversavano la Via della Seta; ma questa perla dell’Uzbekistan può raccontarne molte di storie, essendo una delle città più antiche del mondo.

Samarcanda: una storia lunga 2700 anni.

Samarcanda ha una storia lunga all’incirca 2700 anni, e ha visto susseguirsi all’interno del suo territorio il primo Impero persiano, la dominazione araba, poi timuride, uzbeka e, in epoche più moderne l’impero russo e infine l’influenza dell’Unione Sovietica. Samarcanda è unica nel suo genere anche per le varie influenze che ha subito negli anni: il comunismo si fa sentire ma senza mai lasciare del tutto il passo al fascino arabo. Non a caso dal 2001 questa città è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO con la denominazione di Samarcanda – Crocevia di culture.

La sua storia inizia con Alessandro Magno, poi, nel pieno della sua fioritura, arrivarono gli arabi che portarono il loro alfabeto e la loro religione. Era una delle città più ricche del mondo Arabo, questo la portò ad essere saccheggiata dai Mongoli. Meta di Marco Polo e poi di Tamerlano, il condottiero turco-mongolo che decise di dare nuovo splendore alla città. Dopo anni ricchi e floridi arrivò un periodo di stallo insieme all’Impero Russo. Divenne Capitale della Repubblica Socialista Sovietica Uzbeka dal 1925 fino al 1930.

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La Via della Seta: una strada che racconta milioni di storie.

Samarcanda si trova al centro della Via della Seta, al centro dell’Eufrasia -o Continente Antico-, questa sua posizione privilegiata ha favorito i suoi anni di gloria, ma anche i suoi attimi di declino.

Oggi chi dedica di calcare le strade di Samarcanda fa molto di più di un semplice viaggio: sfoglia le pagine a cielo aperto di un libro di storia. Attualmente la situazione economica di Samarcanda è ben lontana dagli antichi anni di gloria, infatti non è insolito imbattersi in un tessuto sociale dove il modello familiare della famiglia allargata è molto diffuso, per sostenersi di generazione in generazione. 

Il bazar, con i suoi odori e sapori è il cuore pulsante di una cultura araba rinchiusa all’interno di mura che ricordano l’epoca sovietica. Il pane ha il gusto genuino del passato e di un ciclo produttivo a km0: viene sfornato nei vicoli della citta’ vecchia utilizzando forni tradizionali di argilla a forma di grandi giare e sulle cui pareti interne viene attaccato il pane per la cottura.

ll mausoleo di Gur-e Amir, dov’è stato sepolto Tamerlano con due suoi figli, ricorda gli sfarzi di un tempo con i suoi giochi d’acqua, le luci e la musica che incornicia la fontana.

Infine la piazza del Registan con le sue tre Madrase è unica: risale al 1400 quando il nipote di Tamerlano, scienziato appassionato di matematica e astronomia, fece costruire la prima Madrasa nella quale oltre al Corano si insegnavano anche la matematica e le scienze. Nei pressi di questa piazza si può ammirare la maestosa moschea di Bibi-Khanum, costruita per volere di Tamerlano, il quale era solito far costruire edifici sfarzosi e monumentali per dimostrare la sua forza ai nemici. Questa moschea è anche avvolta da una leggenda: si narra che l’architetto si fosse innamorato della moglie preferita di Tamerlano, Bibi-Khanum, e che ritardasse volutamente la fine della costruzione, ma non solo. La leggenda vuole che l’architetto, approfittando dell’assenza di Tamerlano, minacciò di fermare i lavori se Bibi non gli avesse concesso un bacio. Dopo molte esitazioni lei cedette ma nel punto esatto del bacio le comparve il segno di una ustione,  così la donna per non essere scoperta ordinò che tutte le donne utilizzassero il vestito di Paranja (burqa). Tamerlano scoprì l’accaduto e fece buttare  la moglie dal minareto appena costruito. Bibi-Khanum chiese come ultimo desiderio di poter indossare tutti i suoi vestiti di seta  che la salvarono facendole da paracadute, allora lo stesso Tamerlano impose l’uso del burqa affinché gli uomini non potessero  desiderare le donne altrui.

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Twitter: @amiraabdel13

Tutti i diritti delle foto sono riservati a Cristina Cosmano

 

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.