I colori ed i sapori di Porto

Precedentemente abbiamo già parlato di quanto il 2019 sia un anno fortunato, o meglio da Oscar, per il Portogallo. Infatti questo colorato e vivace paese si è aggiudicato il primo posto ai World Travel Award come miglior destinazione turistica al mondo. Oltre alle bellezze della Capitale, Lisbona, il Portogallo ha molte “chicche” da offrire ai suoi visitatori, come la magia della libreria di “Lello” situata a Porto.

Porto: la città della libreria che si è salvata grazie ad Harry Potter

Nel centro della città di Porto sorge una storica libreria, Lello e Irmao, meglio conosciuta come “Lello”, fondata nel 1869. Il locale era libreria Harry Potterprossimo al fallimento quando i due proprietari hanno deciso di sfruttare una vecchia credenza popolare: la tradizione narra infatti che la scrittrice J.K Rowling, la quale visse a Porto negli anni ’90, prese ispirazione dalla struttura di Lello e Irmao per le ambientazioni delle avventure del mago più famoso d’Europa. Così i padroni della storia libreria hanno deciso di cavalcare questa credenza e rendere il loro locale un punto d’attrazione per i turisti, inserendo l’obbligo del biglietto d’ingresso per i turisti al costo di 5 euro. Il prezzo del ticket d’ingresso viene sottratto dalla somma da pagare nel caso in cui si decida di acquistare un libro, invogliando così i visitatori a diventare lettori. La peculiarità della libreria merita l’acquisto di un biglietto d’ingresso, le pareti e gli scaffali rimandano ai canoni dello stile neogotico e liberty, mentreLiberia Harry Potter le scalinate ricordano proprio le ambientazioni dei film di Harry Potter, in particolare una scala che si trova al piano di sopra della “Lello’s Library” dalla forma sinuosa ed irregolare. Grazie a questa “magia” nel 2018 le strane scalinate di Lello sono state calpestate da ben un milione di visitatori, vendendo una media di 1200 libri al giorno.

Porto: la città delle case colorate dal profumo antico

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Foto di Cristina Cosmano

La città di Porto ha altre magie nascoste per le sue vie da svelare a chi decide di visitarla, dalle chiese sfarzose ai colorati azulejos, i tipici ornamenti dell’architettura portoghese e spagnola consistenti in una piastrella di ceramica dalla superficie smaltata e decorata. Il termine azulejos deriva da al-zuleique, la piccola pietra liscia e levigata che veniva utilizzata dai musulmani per decorare i pavimenti. I sovrani portoghesi, estasiati dall’utilizzo decorativo che i musulmani facevano di queste pietre, iniziarono ad utilizzare l’azulejo per adornare fontane, piazze e chiese ancora oggi visibili. Presso la stazione di São Bento, costruita dove in passato sorgeva un vecchio monastero,  si possono ammirare intere pareti decorate da azulejos; un altro museo a cielo aperto degli azulejos è la Capela D

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Foto di Cristina Cosmano

as Almas, costruita nel XVII secolo, la cui facciata venne coperta nel 1929 da piastrelle blu raffiguranti le scene della vita di San Francesco d’Assisi e di Santa Caterina. Così, a Porto, i colori tenui e scuri di cui hanno il profumo solo le cose antiche e preziose, si alternano a quelli delle casette colorate che si possono ammirare a la Ribeira, una delle parti più pittoresche che costeggia il fiume Douro. Qui si possono ammirare anche i ponti che passano sopra al fiume, in particolare il Ponte Dom Luis I offre una vista particolare della città; realizzato da Théophile Seyrig, discepolo di Eiffel, con i suoi due piani è anche una delle opere architettoniche più iconiche della città. Regina della città è la Cattedrale di porto, che domina dall’alto della collina dove si erge. La struttura risulta molto simile a quella di una fortezza ed è una delle opere più antiche a Porto. Meritevole di attenzione e di una visita è il Palacio da Bolsa, costruito nel XIX secolo dall’associazione commerciale cittadina in pieno stile neoclassico. Il palazzo è situato in Rua Ferreira Borges, nel centro storico di Porto che è anche patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Le decorazioni che si trovano all’interno del Palacio da Bolsa sono frutto del lavoro di svariati artisti, un esempio è il cortile interno, chiamato Pátio das Naçoes (Cortile delle Nazioni), ricoperto da una cupola ottagonale decorata internamente, nella sua parte inferiore, con gli stemmi delPortogallo e dei paesi con cui veninvano tessute relazioni a scopo commerciale nel XIX secolo.

 

Porto: la città del vino e delle cantine

Un visita a Porto non regala soltanto un’esplosione d’arte per gli occhi, ma anche di sapori e di odori. Proprio a 100 km dal centro, a Douro per la precisione, crescono le uve utilizzate per la realizzazione del Porto, il vino liquoroso che ha regalato gusto e notorietà mondiale alla città. A sud della città si possono trovare le cantine del distretto di Villa Nova de Gaia, qui è possibile vedere le grandi botti dove il vino viene lasciato invecchiare; per raggiungere Villa Nova basta attraversare il ponte Dom Luis e scendere sulla sponda opposta del Douro di fronte a Ribeira.

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Le cantine visitabili sono davvero tante, quasi ogni produttore infatti apre le proprie porte ai turisti per una passeggiata tra le botti accompagnata da una degustazione. Il cuore pulsante della produzione enologica batte nella valle del Douro, luogo dove vengono organizzati anche diversi tour con tanto di pranzo e trasporto da e per l’hotel.

Per assaporare tutti i sapori di Porto, dopo la degustazione di un buon vino si deve fare tappa al Mercato do Bolhao. Fondato nel 1914, questo mercato mantiene intatta la sua essenza: dall’aspetto trasandato e grossolano ma dall’anima ricca, tradizionalista e piena di sapori. Tra banchi di pesce, frutta, verdura e fiori saltano all’occhio quelli di baccalà, molto diffusi in quanto questo pesce è una delle pietanze tipiche del paese. Il mercato è all’aperto ed è suddiviso in due livelli, qui l’aspetto dei banchi crea quella divisione tra viaggiatori e turisti: chi vede lo squallido di un mercato trasandato e chi ci vede la poesia narrata dalle tradizioni che non cedono il passo alla modernità. 

 

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e formosa (perché grasso è bello o perlomeno simpatico) e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 nella sezione Gossip e Tv dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.