Mongol Rally 2019: la gara più folle e buona della storia

15 edizioni, 3 regole principali, 1200cc, due teste calde, più soldi possibili in beneficienza, 25 mila chilometri che porteranno alla scoperta di oltre 20 paesi e 2 continenti: sono questi i numeri del Mongol Rally, la più folle e peculiare esperienza nella quale vi potreste mai imbattere. 

Che cos’è il Mongol Rally?

Il Mongol Rally è la più folle ed avventurosa gara benefica non competitiva; la prima edizione ebbe luogo nel 2004, da quel primo “start”, di anno in anno, la popolarità ed i partecipanti si sono decuplicati. Lo scorso anno è stato raggiunto il record di iscritti con 335 team -oltre 1.000 persone- anche se solitamente solo la metà arriva al traguardo prestabilito.

Le regole per la partecipazione al Mongol Rally sono poche e semplici, la prima riguarda il mezzo: possono partecipare solamente veicoli con una cilindrata inferiore a 1,200cc (125cc per i motocicli) e mi raccomando, che non siano di primo pelo, infatti tutti i mezzi di trasporto devono avere almeno 10 anni di età (6 anni se si tratta di mezzi di soccorso). Questo particolare limite rende la partenza del Mongol Rally ancora più affascinante, facendo assomigliare l’area dello “start” ad un enorme sfascia carrozze a cielo aperto dove auto datate riprendono vita, “vestite” da tantissimi adesivi, quelli degli sponsor compresi.  Mongol Rally e lucro sono due parole che non possono essere accostate: l’unico scopo infatti è la beneficienza (oltre che il bagaglio d’esperienza che si porteranno a casa i partecipanti). Viene chiesto ai vari team di raccogliere un minimo di 500 dollari per l’organizzazione Cool Earth, ONG internazionale con sede nel Regno Unito che protegge la foresta pluviale in via f03e48ba-5f7d-4c1a-86e0-9b2ff3ae7a81di estinzione al fine di combattere il riscaldamento globale, proteggere gli ecosistemi e fornire lavoro alle popolazioni locali. Qualsiasi altra cifra raccolta potrà essere devoluta ad altre onlus registrate. Infine è consigliato, ma non obbligatorio, non utilizzare navigatori, gps o altre diavolerie moderne per trovare le strade ed evitare le autostrade, permettendo ai partecipanti di perdersi tra innumerevoli scorci, suggestivi burroni, bucolici campi e pittoreschi deserti.

Lo start ufficiale è avvenuto il 21 luglio da un parco ad Ovest di Praga e Lineadiretta24 c’era, letteralmente appiccicata ad una cinquecento grigia, la macchina di due partecipanti al Mongol Rally 2019 dal sapore nostrano.

Mongol Rally 2019: I Kokparbrothers, team dal nome kazako ma dal sapore nostrano

Lei: Cristina Cosmano, classe 1983, fotografa per talento, reporter per amore della fotografia e forse anche del mondo che ancora non ha immortalato nei suoi scatti. Quando non è troppo impegnata in viaggi assurdi come il Mongol Rally, collabora mongol rallyanche con Lineadiretta24 ( qui un articolo con un estratto dei suoi scatti ).

Lui: Fabrizio Finocchietti, classe 82, romano di origine ha scelto da 9 anni i tacos al posto dei bucatini e si è trasferito in Messico. Si occupa di beni immobiliari, ma la sua passione per la fotografia lo ha portato ad incrociare la strada di Cristina Cosmano. I due si sono incontrati, come asseriscono loro stessi, “grazie al Castro“; infatti sia Cristina che Fabrizio si trovavano ai funerali di Fidel Castro, avvenuti nel 2016. Hanno già affrontato diversi viaggi insieme, constatando che si odiano abbastanza da affrontarne uno in cui se uno dei due vuole simulare la propria morte nel lago Bajkal, l’altro gli reggerebbe il gioco.

 

Il nome del loro team, Kokparbrothers, ha un significato tanto cruento quanto le strade sterrate che dovranno affrontare mongol rally durante il Mongol Rally. Il Kokpar è uno sport equestre tipico dell’Asia centrale, il nome significa letteralmente “acchiappa la capra”, infatti lo scopo del gioco, che viene svolto a cavallo in un grande campo, è quello di impadronirsi della carcassa di una capra, poi la testa viene utilizzata per segnare i punti. L’origine di questo gioco sembra risalire ai tempi della prima invasione dei mongoli di Gengis Khan, solo che al posto della capra venivano utilizzati i prigionieri; chi riusciva a conquistare il prigioniero durante il gioco se ne impadroniva. Durante il Mongol Rally i Kokparbrothers hanno intenzione di documentare anche questo sport e l’elenco dei confini che hanno intenzione di varcare è lungo quasi quanto un elenco telefonico: Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Moldavia, Romania, Bulgaria, Balcani, Kosovo, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan, Kazakistan, forse Afghanistan, Cina, Russia ed infine Mongolia.

Non ci resta che aspettare poco più di 30 giorni e una ventina di paesi per vedere chi taglierà il traguardo del Mongol Rally 2019.

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Twitter: @amiraabdel13

Qui tutte le info nel caso in cui decideste di partecipare il prossimo anno. 

Tutti i diritti delle foto sono riservati a Cristina Cosmano

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e formosa (perché grasso è bello o perlomeno simpatico) e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 nella sezione Gossip e Tv dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.