Lisbona, Pessoa e inquietudini

“La campagna o la natura non mi possono
dare niente che valga la maestà irregolare
della città tranquilla, sotto il chiaro di luna,
vista dalla Graca o da S. Pedro de Alcantare.
Non ci sono per me fiori come il ricco
cromatismo di Lisbona sotto il sole.”

(Fernando Pessoa, Diario dell’inquietudine)

fernando-pessoaUna città inquieta, malinconica, surreale: Lisbona appare così allo sguardo attento di Pessoa e a tutti gli eteronimi di cui l’ autore del celebre Diario dell’Inquietudine si è “macchiato” nella sua breve ma intensa vita. Un’ esistenza che -dalla prosa- ha preso le sembianze di una poesia struggente attraverso personaggi, sensazioni e microuniversi che la realtà ci ha restituito in chiave simbolica, quasi a sancire un patto ancestrale tra l’autore , i suoi “uno, nessuno e centomila io” e la città che -a distanza di appena un secolo- sembra si ostini a voler conservare l’atmosfera decadente di un’infinita nostalgia. E’ facile “leggere” Lisbona, ammirarla, percorrerla, viverla, amarla attraverso l’anima di Fernando Pessoa- o degli Alvaro de Campo, Ricardo Reis, Alberto Carerio di turno: uno sdoppiamenteo della personalità costante, quasi irriverente, che ci fa vedere luoghi, personaggi, fatti, realtà di una città da angolazioni sempre nuove e “scintillanti”.

La Lisbona di Pessoa -poeta che il critico letterario Harold Bloom annovera, insieme a Pablo Neruda, tra i più grandi autori del novecento portoghese-  è l’ ”ortonimo” che riconduce la pluralità dei diversi punti di vista ad un’unica inquietante prospettiva: quella di un luogo magico dai vivaci cromatismi pittorici; un quadro d’autore, un arcobaleno infinito che si tinge dei colori strabilianti della poesia, “assioma” di un’unica, singolare visione: “il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente”. Una città da vivere attraverso il fatiscente ”oppiario” di una malinconia che sfocia nel futurismo di una Lisbona sempre attuale, che il celebre poeta ci restituisce attraverso istantanee inattese e sorprendenti, quasi a voler immortalare, nello spazio di pochi secondi, l’eternità di sensazioni uniche, irripetibili.

Alla scoperta della città letteraria

Se l’ufficio di Rua Dos Douradores per me rappresenta la Vita, questo secondo piano dove alloggio, nella stessa Rua Dos Douradores, rappresenta per me l’Arte. Sì, l’arte che alloggia nella stessa strada della Vita, però in un luogo diverso; l’arte che allevia dalla Vita, però in un luogo diverso; l’arte che allevia dalla Vita senza alleviare dal vivere“; così dipinge Lisbona Bernardo Soares, alter ego e io narrante del diario dell’inquietudine. Un piccolo mondo antico dominato dall’indagine introspettiva, dalla quale emergono tormenti, sentimentalismi, dolci inquietudini che si fondono e dissolvono, fino a mimetizzarsi con la città. Una città che ha un’anima, parla, racconta, narra, vive e respira; a cominciare dal Largo Sao Carlos, nel suggestivo e raccolto quartiere del Chiado: in questo chiassoso barrio, che ha dato i natali al giovane poeta, nasce e si snoda un percorso di vita racchiuso all’interno di uno scrigno letterario di grande impatto emotivo e culturale. E’ lungo queste calles che poesia, prosa, vita vissuta, personaggi ed alter ego pessoani si fondono con la città: un’oasi urbana che prende forma diventando, attraverso luoghi ed atmosfere, io narrante di un vissuto che trascende persino l’opera stessa dell’autore. E così ci si ritrova quasi immersi in storie, intrecci, sentimentalismi e malinconie. Percorrendo rua Garrett, al numero 120 ci si imbatte nella storica A Brasileira, caffè letterariopessoa1 e meta prediletta dagli intellettuali del primo novecento. Qui Fernado Pessoa trascorreva la maggior parte delle giornate a leggere, scrivere, comporre versi di malinconiche poesie; sorseggiando  in compagnia dei suoi illustri compagni di vita assenzio e bica, un famoso caffè molto simile all’espresso. Oggi il locale è perennemente invaso dalla folla di turisti che si accalcano intorno alla famosa statua che ritrae Pessoa seduto tra i tavolini dello storico caffè.  A pochi metri di distanza dal locale, un altro gineceo letterario fa capolino tra le rua della capitale: il Café -Restaurante Martinho da Arcada, in Praza do Comércio 3;  sembra che tra le accoglienti mura del locale l’inquieto scrittore avesse un tavolo riservato per tutto l’anno. In questo ristorante d’autore, aperto dal 1778, è possibile intraprendere un percorso di gusto di tutto rispetto tra le filiere gastronomiche delle migliori specialità portoghesi: dal bacalhau all’arroz de tamboril; dalla cataplana alla caldeirada e alla posta de vitela barrosa fino al dolcissimo pastéis de nata c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Dopo questa pausa di riconciliazione diventa quasi d’obbligo tomar il tram giallo canarino

Lisbona

più famoso della capitale portoghese: il numero 28. Simbolo della Lisbona delle attrazioni, questa locomotiva delle meraviglie, che collega Matrim Moniz a Campo Ourique, vi condurrà nel cuore della città, all’interno dei quartieri turistici di Graca, Alfama, Baixa ed Estrela. E proprio a campo Ourique -in rua Coelho da Rocha 16- che il popolo dei turisti fa sosta per visitare la storica Casa Fernando Pessoa, dove il poeta trascorse gli ultimi 15 anni della sua vita. Trasformata in una casa – museo, l’antica dimora conserva al suo interno antichi manoscritti, oggetti e fotografie che ci restituiscono la struggente poesia di una vita dedicata all’arte dell’introspezione in tutte le sue manifestazioni letterarie. Un viaggio che, inevitabilmente, arriva al capolinea attraverso l’ultima, obbligata tappa: il Monasterio dos Jeronimos, dove riposano le spoglie del poeta. Si tratta di una delle tombe più scenografiche al mondo, sia per design che per originalità in termini di contenuto; una moderna stele addossata al muro, le cui tre facce sono state “effigiate” dai versi degli eteronimi più celebri del grande scrittore portoghese: Alberto Caerio, Ricardo Réis e Alvaro de Campos. Versi struggenti che scivolano tra i riverberi dei contrasti di luce ad illuminare, quasi in sordina, l’ortonimo del celebre Fernando Pessoa: “la morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto. Se ascolto, sento i tuoi passi esistere come io esisto. La terra è fatta di cielo. Mai nessuno s’è smarrito. Tutto è verità e passaggio”.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.