Il villaggio sugli alberi: Italia new age

“A tre metri sopra il cielo”? Meglio sotto. Il paradiso è sulla terra, anzi, sugli alberi! Sui Monti Pelati, nel Canavese, sembra aver attecchito, fino a ramificarsi in edificanti e rudimentali prospettive di abitare il territorio, una nuova tendenza italiana: costruire sugli alberi. In perfetto stile new age, il recidivo popolo degli arboricoli preferisce, infatti, contemplarlo questo cielo stellato da mille e una notte, piuttosto che sognarlo invano. E così, dalle bucoliche fronde di secolari querce sempreverdi, i Robinson Crusoe delle palafitte insorgono, a sette metri da terra, rivendicando l’atavica, salubre, paleolitica tendenza al “dolce per sé”. Nessun “van desio” leopardiano al “pensier del presente”, poiché, il presente, in quest’oasi di paradiso, ha il magico potere di liberare la mente dalle prigioni dei problemi incatenati nell’odierna e sempreoscura realtà urbana frenetica, stressante: disumana. Un ritorno all’umanità, dunque, attraverso l’umanesimo di un’ idilliaca operosità che si sposa con le nuove avanguardie della bioedilizia di questo villaggio sugli alberi che si trova in Piemonte.

il villaggio-sugli-alberiIl villaggio sugli alberi sembra la favola di un’utopia. E invece quest’ oasi, “bannata” dalla stampa e dagli stessi abitanti che preservano, insieme alla privacy, anche il nome di battesimo della neonata perla bucolica, è una moderna realtà di ritorno alle origini che si fregia di nuove consapevolezze del fare edilizia nel rispetto di una natura troppo spesso atrofizzata, mercificata e distrutta dall’incuria umana. In questo piccolo lembo di terra piemontese la vita scorre lenta, scandita dai ritmi di una natura amica che si presta a confondersi con i piccoli restyling di una tecnologia per nulla invasiva, ma intenta soltanto a preservare l’incolumità di uomini ed ambiente circostante. E così, accanto ai monumentali tronchi di alberi di castagno troneggiano, imponenti, solide travi di legno che arrivano a sfiorare i cinque quintali di peso.

Il villaggio sugli alberi, tra ecologia e favola

Un progetto ambizioso, questo, che ha richiesto ingegno e grande spirito di collaborazione tra gli abitanti di questa comunità moderna di “elfi”, oggi in grande espansione. Un lavoro “artigianale”, dunque, in cui ognuno ha dato il meglio di sé realizzando, in parte, la propria palafitta dei sogni. Tra carrucole, corde e il “sostegno” di forti e solide braccia unite a tanta buona volontà, il sogno di vivere tra i monti della bella addormentata tra i castagni è diventato realtà. Un villaggio ecologico e ecosostenibile anche nella scelta delle materie prime costituite, per lo più, da materiale boschivo riciclato; un universo naturalistico sospeso in aria attraverso corde intrecciate su lunghi binari di legno, ponti rurali di collegamento tra strabilianti cottage tutt’altro che essenziali. Dimenticate le esili case di legno di monolocali da picnic! Nonostante la manodopera a costo ridotto, gli ingegnosi ed indomiti abitanti hanno sognato, e realizzato, in grande. I cottage, inizialmente progettati come piccoli ed accoglienti monolocali, hanno subito, nel corso di appena un lustro , delle evoluzioni in termini di spazio e creatività. E’ abbastanza frequente, infatti, trovare “palafitte gravitazionali” a due, e anche tre piani, plasmate da intarsi lignei da fiaba, con bifore bizantine allungate , tetti che ricordano atmosfere da mille e una notte. Il tutto, però, assemblato dalle moderne tecniche della bioedilizia. Non mancano, all’interno, i comfort della moderna società del benessere: vasche idromassaggio sapientemente studiate, magari sotto una finestra “ a vista” che concede il piacere di un relax sotto il cielo stellato di atmosfere bucoliche incontaminate. E ancora, wifi, tv , telefono.

il villaggio-sugli-alberi-I moderni “arboricoli” sono distanti anni luce dal prototipo dell’ immaginario comune da figli dei fiori. I tarzan del futuro sono persone fuori dall’ordinario, manager, liberi professionisti, impiegati, uniti dal desiderio di evasione da una realtà quotidiana dominata da ritmi frenetici; fuga dagli angusti e alienanti ambienti di lavoro, inquinamento , atmosferico ed acustico. Ritrovare un’oasi sempreverde, dominata dalla chiassosa armonia dei suoni di una natura incontaminata, vicina, ma allo stesso tempo “coibendata” dalla metropoli circostante: questo il comune denominatore della “comunità delle palafitte”! Uno stile di vita che si traduce anche in comunione e condivisione delle principali attività che scandiscono il vivere quotidiano. A cominciare dall’allestimento di una mensa comune che, attraverso il sublime suono di una perlacea e raffinata conchiglia, annuncia l’inizio di succulente atmosfere conviviali in cui si discute e si organizzano nuove possibilità di abitare il territorio, sempre nel totale rispetto di natura e ambiente. Un progetto iniziato nel 2002 ad opera di un piccolo gruppo di persone composto da dodici adulti ed una bambina; e divenuto, nel giro di pochi anni, un vero e proprio movimento avanguardista di benessere ed ecosostenibilità di una territorializzazione in perfetta sintonia con le fulve fronde della bella addormentata tra i castagni che, di latente, ha soltanto la pace e la tranquillità di una rinnovata e spensierata serenità esistenziale.

Vai alla Home Page di LineaDiretta24

Leggi articoli dello stesso autore

Vuoi commentare l'articolo?

Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.