Il Parco dei Mostri di Bomarzo

Guida ai misteri del Sacro Bosco di Bomarzo, tra simboli alchemici e riferimenti onirici. E la storia di un uomo innamorato che voleva sfidare le sue paure

7

Per quanto la provincia di Viterbo sia piena di tesori sconosciuti, il Parco dei Mostri di Bomarzo (detto anche Villa delle Meraviglie o Sacro Bosco) gode di una certa notorietà. Sarà per quell’atmosfera fantasy che ricorda a molti visitatori certi videogiochi alla Dungeons and Dragons, il Parco è adatto anche ai più piccoli ed è piuttosto frequentato, anche dal turismo scolastico.

bomarzo-viterbo-italia-la-casa-pendente-nell-eccentrico-16c-giardino-noto-come-il-parco-dei-mostri-di-bosco-sacro-realizzato-da-pier-francesco-orsini-a687exUna volta entrati, però, si sente qualcosa sfuggire. Sarà che è sempre affollatissimo, saranno le scritte enigmatiche o saranno i continui riferimenti allegorici, letterari e alchemici del manierismo cinquecentesco, fatto sta che resta sempre un po’ di frustrazione, un po’ come di fronte a un quadro astratto. E’ bello, ma non l’ho tanto capito, sembra dire il visitatore che ne vorrebbe sapere un po’ di più; quello più volenteroso, che ha girato per tutto il parco con il folder che ti danno all’ingresso, con la puntuale descrizione di ogni statua.

Cercare le chiavi nascoste 

BomarzoLa chiave, infatti, come in un videogioco, è nascosta: non sembri irriverente il paragone. Storici dell’arte, letterati, filologi, artisti e perfino psicanalisti si sono occupati molto del Parco dei Mostri, dandone interpretazioni spesso divergenti. Per alcuni si tratta di pura evasione, per altri di alchimia, di viaggi iniziatici, di dotte citazioni letterarie e religiose. Ma per capire da dove esce fuori tutta questa stravaganza bisogna, come spesso accade, risalire al cuore di un uomo innamorato. È forse lì la chiave nascosta.

Vicino Orsini, signore di Bomarzo nel corso del Cinquecento, è un figlio del suo tempo. Di famiglia nobilissima romana, cresce tra letterati e artisti delle corti papali, ma anche come condottiero sui campi di guerra tra stati cattolici e quelli divenuti protestanti. Oggi noi li immaginiamo come tenzoni cavalleresche tra eleganti armature, vessilli variopinti, trattati militari scritti da Leonardo e Michelangelo. Parco dei Mostri 2In realtà non erano caroselli ma un truculento massacro, una gara a chi sfondava più crani a colpi di mazza, sgozzamenti sommari anche di donne e bambini, campi in putrefazione, morti lente e atroci per le ferite ricevute. Vicino Orsini, dopo aver combattuto con la Francia contro l’Impero, assiste per esempio all’assedio di Artena, rea di parteggiare per gli spagnoli contro Paolo IV: il papa, nella sua infinita misericordia, a città capitolata ordina di trucidarne tutti gli abitanti, uno per uno. È il 1557 e Vicino, che proprio quell’anno lascia la carriera militare, di atrocità ne ha viste tante. Ora basta, ho chiuso, sembra dire, e si rifugia nella sua Bomarzo, dove aveva già cominciato a creare il suo parco.

imagesIl cavalier-letterato aveva sposato Giulia Farnese nel 1544, e pare che le volesse molto bene. Nei lunghi anni di campagne militari -e anche durante due lunghe prigionie- gli manca, ha per lei pensieri di struggimento e di gelosia; ma quando finalmente torna a casa, dopo neanche tre anni lei muore. Vicino chiama Pirro Ligorio, quello di Villa D’Este a Tivoli, dove il linguaggio era quello della geometria, dei numeri che rivelano la perfezione dell’universo e che dominano l’acqua, forza della natura per eccellenza. Ma il programma stavolta è diverso: misterioso, arcano, un viaggio tra le mostruosità della natura e della mente, che culmina con la conquista della sapienza -oggi la chiameremmo, in modo più moderno, una ‘trasformazione interiore che culmina con la coscienza di sé’. L’acqua stavolta è inesorabile, distruttrice e riparatrice. Magica e misteriosa.

 

Un romanzo di successo: la storia di Polifilo e Polia

2

L’amore per Giulia, si diceva. L’ambientazione è quella di un best-seller del 1499, ‘Il combattimento amoroso di Polifilo in sogno’ o Hypnerotomachia Polifili, Dov’egli mostra, che tutte le cose humane non sono altro che sogno, attribuito a un certo abate Francesco Colonna. Il romanzo parla di Polifilo insonne perché l’amata Polia lo ha lasciato. L’incantesimo lo trasporta in una foresta oscura, dove incontra lupi, mostri, fanciulle e architetture fantastiche, alla Inception; infatti lì sogna di sognare, e nel secondo livello di sogno finalmente incontra Polia, si dichiara, lei non si lascia convincere facilmente e dopo numerosi incontri con maghe, indovini e divinità, processioni nuziali e varchi spaziotemporali lei lo rifiuta definitivamente. Lui sviene. Interviene Cupido e fa sì che lei lo risvegli con un bacio. Allora Polifilo finalmente l’abbraccia, ma lei si dissolve; lui si sveglia. Può sembrare una storia tragica, ma per l’epoca era un percorso alla ricerca del vero amore, il casto e platonico amor cortese.

6Vicino Orsini seppellisce Giulia nel Parco, all’interno del Tempio. Immagina un percorso molto diverso da quello che è oggi, in seguito alla risistemazione del dopoguerra, avvenuta non senza qualche arbitrio e dopo 400 anni di abbandono. Si è accolti dalle Sfingi, quelle che se sbagliavi risposta ti divoravano, si passa tra ricordi di guerra come l’Elefante che stritola un soldato, divinità e simboli astrologici, giganti, barche che volano, draghi e balene. Molte di queste statue sono riprese dalle illustrazioni xilografate della Hypnerotomachia, nella prima edizione del 1499, ed erano in origine fontane. Altri riferimenti, in una fase più tarda, vengono forse dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

Un viaggio interiore, tra mostri e paure. Ed eros

20190427_135757Bisogna addentrarsi dentro sé stessi e affrontare i propri mostri, come quando si entra nella bocca dell’Orco che oggi dice Ogni pensiero vola ma in origine parafrasava Dante dicendo Lasciate ogni pensiero poi ch’entrate; non rifugiarsi nella propria confort-zone, scambiando per una Casa rassicurante ciò che è in realtà pendente e inospitale; anche quando tutto sembra pauroso e mostruoso, disponiamo di una guida. Se oggi la cercheremmo dentro di noi, magari con l’aiuto della psicanalisi, allora la guida era la Grande Opera Alchemica: non flussi di coscienza, ma mercurio, zolfo e sale; non l’eros rimosso freudiano, ma Echidna, quella con due code, che poggia imperiosamente la vulva sulla terra e ne raccoglie i principi vitali; non lapsus che nascondono significati, ma simboli dai riferimenti espliciti. Anche Salvator Dalì volle visitare il Parco, che nel 1948 era spoglio e abbandonato, la sua simbologia ancora più metafisica e surreale; Michelangelo Antonioni, invece, nel 1950 ne diede un’interpretazione più riduttiva.

parco-dei-mostriSe l’eros è onnipresente non è solo per il programma filosofico del parco. Negli antichi giardini rinascimentali, in tempi in cui non esistevano i condizionatori, tra fontane e ninfei si tenevano banchetti, concerti e spettacoli al fresco; e i molti anfratti servivano anche a garantire una certa privacy a lunghe passeggiate, in realtà pretesto per copule, se non proprio orge, che tra veneri, cupidi e ninfe lascive come la sensuale Donna Dormiente avevano bisogno di restare segrete. Dove credete che consumassero prelati e sovrani? Perchè pensate che oggi si dica ‘casino’? Era una questione di ospitalità, e faceva anche accumulare crediti presso le amicizie importanti.la-nuda-abbandonata

Se potete, visitate Bomarzo di settimana (e non dimenticate di andare a vedere un altro luogo magico e misterioso poco lontano, la Piramide Etrusca).  Chissà se al termine della visita, superate le prove, trovate le chiavi, tornati dal viaggio iniziatico, vi resterà quel senso di inappagamento che fu già di Polifilo; o se invece non vi sentiate anche voi un po’ migliori e più sapienti.

Vai alla home di LineaDiretta24

Leggi articoli dello stesso autore

Vuoi commentare l'articolo?

Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.