Gerusalemme, la sacra stella della sera

Apoteosi e conclusione del nostro viaggio in Israele è Gerusalemme, la città più santa del mondo. E non solo per il dio di Abramo

Urusalìm non fu fondata dagli ebrei. In una terra dove chi è arrivato prima di chi è un argomento piuttosto rilevante, colpisce scoprire che ben 5000 anni fa a Sion vivessero genti di origine fenicia. Fondarono una città; poi arrivò Re Davide, e quelli che non passò a fil di spada li cacciò via.

Gerusalemme, quintessenza della santità abramitica, triplo concentrato di rivendicazioni di sacralità e purezze teologiche, possiede dunque fin dall’origine del suo nome la traccia della contaminazione, del sincretismo, della stratificazione: Uru-Salim vuol dire fondata da Shalim, il dio cananeo del tramonto, stella della sera, divinità della salute e della perfezione. Pare che anche la più conosciuta parola ebraica, shalom, derivi dalla stessa radice del dio cananeo, tutelare della pace; così come altri nomi santissimi, tra cui Salomone e Assalonne. E Gerusalemme, appunto.

Gerusalemme

Uno dopo l’altro

A Jahvè, a Gesù Cristo, e a Maometto che da qui ascese al cielo aggiungiamo dunque anche il dio fenicio e pure Giove Capitolino, che sfortunatamente per loro – ma fortunatamente per noi, visto che di confusione ce n’è già c’è abbastanza – oggi non hanno più adepti. E i seguaci degli uni che si sono alternati, accaniti, opposti e più raramente riconciliati a quelli degli altri; le guerre, le sassaiole, le profanazioni dei templi demoliti e poi sostituiti per offendere i luoghi più sacri ai concorrenti; i passi degli eroi, i luoghi dei miracoli, delle rivelazioni, degli attentati, delle sofferenze e delle distruzioni; insomma tutto questo ci consegna oggi una città antichissima, in cui l’energia, il mistero e la suggestione raggiungono concentrati davvero esplosivi.

GerusalemmeArrivare a Gerusalemme al tramonto dalla Porta di Damasco, quando il dio Shalem fa calare il sole sulle pietre esauste del quartiere arabo e si sentono i suoni delle campane, i canti dei muezzin dai minareti e lo shofar delle sinagoghe fondersi nella luce color miele, è un momento che ti consegna la Storia direttamente nello stomaco. Gli psichiatri hanno definito una ‘Sindrome di Gerusalemme’, per cui c’è chi arriva qui e non regge a tanta emozione, credendo di essere il nuovo Messia, Maria in cerca di Gesù Bambino, Sansone, l’angelo dell’Apocalisse.

Antichi brusii

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422Ogni palmo della Città Vecchia custodisce tutto questo sublime caos trascendente. Ma se c’è un luogo che lo riassume, sarà perfino banale dirlo, questo è la Basilica del Santo Sepolcro. Il luogo più sacro della cristianità ha una gran porta di legno che ogni giorno viene aperta e chiusa da una famiglia musulmana: gestirne le chiavi senza litigare sarebbe stato impossibile per cattolici, ortodossi, armeni, copti, siriani, riformati e cristiani d’ogni altra tendenza e chiesa. Diversamente da San Pietro a Roma, la Basilica del Santo Sepolcro non è mai stata demolita, e dai tempi di sant’Elena aggiunge pezzo a pezzo, sovrapponendosi a sé stessa dal 326 dell’Era Volgare, come dicono gli ebrei. L’insieme appare dunque suggestivamente incoerente, pieno di cappelle e di anfratti, di sali e di scendi che collegano luoghi misteriosi, reliquie, stili diversi, densi dell’energia depositata dal passaggio di milioni di esseri umani nel corso dei secoli.

Sulla Pietra dell’Unzione si stendono braccia di donne. Ci passano sopra candele votive, vestiti, chiavi di casa e fotografie, perché acquistino un po’ della sua santità. Sciamano gruppi di tutte le confessioni, c’è una confusione che non può osservare il silenzio ma è un brusìo antico, che avviene così da quasi duemila anni – telefonini a parte. Quasi non si percepisce lo spazio fisico della chiesa, ma se ne coglie l’essenza spirituale, anche quando dopo una lunga fila si entra nel piccolo cubicolo del sepolcro, cinque o sei persone per volta. Per pochi secondi soltanto, bisogna in fretta far posto a un gruppo di YMCA o dell’Unitalsi, l’aria è consumata. Difficile trovare il raccoglimento individuale: l’afflato è collettivo, connesso a quel flusso di umanità che qui sciama, incessante, dall’alba al tramonto, da secoli.Gerusalemme

La profusione di luoghi sacri a Gerusalemme è tale che a tentare di raccontarli si rischia di essere didascalici. Certo, che siano stati vissuti dagli antichi protagonisti è spesso solo un’illusione: i luoghi sono stati stravolti, il livello della Via Dolorosa scorre diversi metri al disopra di quello su cui si trascinò Gesù, il Calvario che allora era un sinistro luogo fuori città oggi è il centro del mondo, forse gli ulivi del Getsemani hanno ancora un po’ dell’antica linfa, ma la Cappella della Flagellazione è stata ricostruita nel 1929 e in quel che resta del Sinedrio c’è una scuola coranica; e così via. La vera potenza evocativa dei luoghi è dunque quella che accumula le speranze e le energie, non sempre pacifiche, le tensioni, l’immaginario e la fede impresse nelle pietre, consumate da milioni di pellegrini, di eserciti, di sovrani, di santi e di randagi di ogni epoca.

Dove ogni pietra è contesa

GerusalemmeUn altro luogo dove tutto questo diviene palpabile è il Monte del Tempio. Qui sorgeva Urusalim, la città cananea. Davide la conquista, Salomone la rade al suolo e ci fa il famoso tempio. I Babilonesi lo distruggono, poi di nuovo i Romani, che per stroncare ogni velleità di ribellione, proprio lì dove ai goyim non era consentito nemmeno di entrare, nientedimeno ci fanno un tempio a Giove Capitolino. Quindi i musulmani, forse con meno malizia, che erigono una moschea sulla roccia da cui Maometto ascese al cielo col suo cavallo. Ebrei, bizantini, crociati, arabi, templari, mamelucchi se ne sono contesi ogni pietra; anche l’archeologia qui diventa affare di stato, visto che la datazione di un masso può far scattare d’ufficio la santità ultraortodossa. Di sotto gli ebrei, dove rimane una parte del muro di contenimento del tempio ricostruito da Erode il Grande; di sopra i musulmani, sulla spianata grande come due campi da calcio, dove sono le moschee di Al-Aqsa e la Cupola della Roccia, che con il suo oro domina lo skyline di Gerusalemme. A est del Monte, in cimiteri separati ma adiacenti, entrambi aspettano in silenzio la resurrezione e il Giorno del Giudizio.

Gerusalemme

Le misure di sicurezza sono imponenti ma non ostentate. Fili spinati, altoparlanti, transenne parcheggiate in attesa della tensione, camminamenti coperti, soldati israeliani che impassibili si beccano le proteste, sia degli arabi sia degli ebrei ultraortodossi; tutto pronto alla bisogna. Al tramonto sul Muro del Pianto si accendono anche i grossi riflettori che l’illuminano di quella luce televisiva, da grande evento in notturna, che lo rende ancor più surreale; gruppi di genitori cantano e ballano attorno ai figli per la loro iniziazione alla comunità ebraica, il bar-mitsvah; canta il muezzin; dal quartiere armeno arriva il suono delle campane e dalle vie voltate dei bazar l’odore dell’incenso e delle stoffe di un Oriente made in China. Folla ovunque, niente macchine, solo suoni di emozioni umane, pregate, cantate, mormorate, gridate. Risate. Per tutta la notte, durante shabbat.

GerusalemmeQuando regna Shalem, prima della stella della sera, tutto pare festoso, allegro, pacifico. Ma a un tratto anche lui viene cacciato via dalla sua misteriosa e ignota dimora, come avviene da millenni agli uomini e agli dei. E la parola shalom, quell’armonia che è dono del dio del tramonto, torna ad essere solo un’espressione di saluto; una vana e un po’ retorica invocazione di pace.

 

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.