La Gaiola, l’isola maledetta del Golfo di Napoli

La chiamano l’sola “jellata”, così la Gaiola, l’isolotto situato di fronte Posillipo, nel Golfo di Napoli, è considerato un luogo sventurato per via della morte prematura di coloro che in passato la abitavano, anche solo per poco tempo. I misteri che avvolgono la Gaiola hanno origini remote e risalgono ai tempi romani, quando sull’isola abitava il liberto Alberto Publio Vedio Pollione. 

Nell’antichità l’isola veniva chiamata Euplea, in onore di Venere Euplea, divinità protettrice dei naviganti. L’isola potrebbe apparire come una perfetta meta per il relax, ma le leggende e le tradizioni locali vogliono che Gaiola sia “maledetta”.

introEXCURSUS STORICO: DA POLLIONE AI GIORNI NOSTRI

L’isola della Gaiola prende il suo nome dalle cavità che caratterizzano la costa di Posillipo. L’isola fu abitata per la prima volta dal romano Pollione il quale vi fece costruire la sua bellissima residenza. Con la decadenza dell’impero romano poi, la splendida villa fu abbandonata per diversi secoli fino a quando, nel 1820, Guglielmo Bechi, appassionato di archeologia, la riportò alla luce, scegliendola come sua residenza. Alla sua morte passò a Luigi De Negri, fino a che non fu acquistata dal marchese del Tufo che nel fare alcuni lavori creò dei danni archeologici inestimabili. La serie di sfortunati eventi avrebbe avuto inizio attorno al 1920, quando il proprietario dell’isola di allora, un certo Hans Braun, fu trovato assassinato, poi fu la volta della moglie che morì per annegamento in mare e del proprietario seguente, Otto Grunback che morì di infarto mentre si trovava su di essa. Tutti i proprietari successivi morirono o si suicidarono. Oggi, probabilmente per motivi scaramantici, l’isola è disabitata e non ha più alcun proprietario, ma appartiene alla Regione Campania. 

img_0113-966x576REALTA’ O FANTASIA? ECCO LA SPIEGAZIONE

La spiegazione a tutte queste sciagure va ricercata agli inizi del ‘900 quando la casa fu acquistata dal senatore Giuseppe Paratore. Suo nipote, Augusto Segre che trascorreva tutte le estati dallo zio, un giorno scoprì un quadro raffigurante una testa enorme e terrificante, forse un Gorgone, un mostro mitologico dell’antica Grecia. Lo zio, convinto che quella testa portasse sfortuna, fece nascondere il dipinto dietro una parete di mattoni. Ma, cosa ci faceva quel quadro o meglio quel Gorgone proprio lì? La tradizione vuole che per i greci la figura del Gorgone, rappresentasse simbolicamente protezione e serenità e forse proprio l’occultamento del quadro potrebbe spiegare la “nella” della Gaiola. Qualcuno cercò di cambiare la fama sinistra della villa. Il barone tedesco Paul Karl Langheim negli anni a cavallo del 1960 fece brillare di vitalità quell’angolo di Posillipo, organizzando feste ed incontri mondani. Un periodo tanto splendente da mandarlo rapidamente sul lastrico. Fu allora che Giovanni Agnelli acquistò la villa ma  la tenne pochi anni per poi rivenderla a Paul Getty, magnate del petrolio, nel 1968. Nel 1973 la ‘ndrangheta rapì il figlio e dopo l’amputazione di un orecchio del ragazzo, la famiglia Getty pagò un riscatto di 17 milioni di dollari per riabbracciarlo. Il suo ultimo proprietario, Gianpasquale Grappone, finì in camera travolto dai debiti, dopo il fallimento della sua compagnia di assicurazione. Il giorno in cui la villa fu messa all’asta, la moglie Pasqualina Ortomeno morì in un incidente stradale.

napoli_portacapuanaNAPOLI ESOTERICA E MISTERIOSA: LA STORIA DI GIUDITTA GUASTAMACCHIA

Numerosi sono stati i palazzi di Napoli che hanno dato vita a storie di fantasmi, spiriti e presenze inquietanti che sembrano aggirarsi negli androni delle scale, o sulle vecchie terrazze. Tra i racconti più famosi, quella di Giuditta Guastamacchia, sanguinaria assassina giustiziata il 19 aprile del 1800 la cui anima sembra aggirarsi ancora nei corridoi di Castel Capuano per vendicarsi dell‘atroce morte che le era stata riservata. Al cospetto di quanto prevedeva la legge, in vigore in quegli anni, Giuditta fu impiccata e privata di testa e mani che furono esposte alle sbarre di ferro della cella in cui vene ammazzata e mutilata. La leggenda vuole che almeno una volta l’anno, il giorno della sua morte, lei torni a far visita ai vivi in cerca di un po’ di vendetta.

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Anna Carolina De Laurentiis

Nata a Roma, sotto il segno dei Pesci! Solare, determinata e tanto curiosa! Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, amo viaggiare e scoprire il mondo! Redattrice presso LineaDiretta24, curo in particolare la sezione viaggi e tv!