Viaggio tra i mulini ed i luoghi di Don Chisciotte

“A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.”
(Dallo spettacolo “Don Chisciotte” dell’attore, regista e drammaturgo Corrado d’Elia)

Dopo quattrocento indimenticabili anni di onorata carriera il siglo de oro spalanca le porte al celeberrimo “cavaliere errante dalla triste figura” per raccontare le gesta, le armi e gli amori di un eroe senza età. Dalle pagine del più grande capolavoro della storia della letteratura spagnola, secondo soltanto alla Bibbia per numero di copie stampate, vi proponiamo la ruta di un viaggio nell’immaginario fiabesco ai confini con la realtà: don Chisciotte e gli “ impavidi” mulini a vento. Una trama di grottesca follia ambientata in una rurale realtà campestre rivisitata dall’Hidalgo Alonso Quijano, appassionato di romanzi d’arme e di amori non corrisposti.

Don Chisciotte della Mancia

don ChisciotteE così il cavalier errante, senza arte nè parte, in preda ad una disarmante ed onnipossente follia, si fregia del nobil titolo di don Chisciotte della Mancia trascinando con sé, nel baratro della sua indomita pazzia, Sancho Panza, un umile contadino di Argamasilla de Alba, al quale promette il governo di un’isola immaginaria e  lo nomina suo personale scudiero. A coronare l’idilliaco quadretto da “cavalleria rusticana” una dama sui generis, Aldonza Lorenzo, contadina e altezzosa vicina di casa del valoroso don Chisciotte, balzata agli onori della cronaca letteraria di tutto il mondo con lo stucchevole nomignolo di Dulcinea. Un quadretto familiare da romanzo d’appendice che si conclude con un quadrupede d’eccezione , Ronzinante, che nella fantasia dell’impavido cavaliere incarna l’ideale, piuttosto rocambolesco, dell’inseparabile ed invincibile cavallo di battaglia al servizio del proprio eroe.

Quattro personaggi in cerca d’avventura che, a dispetto di altrettante secolari primavere letterarie, rivendicano un’autorevolezza classica di tutto rispetto ed inaugurano, attraverso le loro stravaganti storie di belligeranti disavventure, amori millantati, promesse e speranze, un percorso geografico riconducibile a tredici splendide città d’arte, tutt’altro che “inespugnabili”, nel cuore dell’affascinante e magica Spagna dei mulini a vento. Tra pianure ondulate di terra rossa, ulivi, girasoli e distese di campi di grano compaiono, all’orizzonte, città inaspettate, teatro di amori e battaglie messe nero su bianco da Miguel de Cervantes, genio ideatore e regista di cortometraggi mozzafiato che, da Argamasilla de Alba a Toledo, riportano alla mente atmosfere e ambientazioni rese celebri dal nostro eroe della nostalgia. Ma, in mezzo a tanto errare risulta, altresì, difficile individuare il paese d’origine di don Chisciotte. A questo arcano quesito risponde Cervantes in persona: “E questo fu il fine dell’ingegnoso Idalgo della Mancia, la cui patria non volle Cide Hamede rendere chiaramente nota per lasciare che tutti i paesi e i villaggi della Mancia contendessero tra loro per affigliarselo e tenerlo per suo, come contesero per Omero le sette città della Grecia”.

Alla scoperta dei luoghi di Don Chisciotte

Argamasilla de Alba

Argamasilla de Alba

Tra i numerosi percorsi letterari itineranti abbiamo scelto quello che, a nostro avviso, ricalca, in maniera più autentica, sia le tappe della stesura del romanzo che le atmosfere surreali di una storia tanto fittizia quanto incredibilmente reale. E così, seguendo la cronologia  del romanzo, iniziamo questo fantastico percorso partendo da Argamasilla de Alba, in località Castilla La Mancha. E’ proprio qui, all’interno della Cueva de la casa de Medrano che Cervantes rimane prigioniero per alcuni mesi. Nella malinconia di una solitudine “forzata” lo scrittore dà corpo e vita al suo capolavoro letterario che, in pochi mesi, lo renderà celebre in tutto il mondo.

Il viaggio prosegue fino a Puerto Lapice, località in cui il cavaliere dalla triste figura, dopo un lungo girovagare, incontra, lungo il cammino, la sua prima locanda che scambia, in preda a un raptus di ordinaria follia, per un maestoso castello. Di fronte all’imbarazzo del malcapitato locandiere don Chisciotte si fa insignire del prestigioso titolo di cavaliere. Oggi la locanda è una delle mete turistiche più gettonate dal popolo dei donchisciottiani. All’interno del locale si può degustare dell’ottimo vino dop e il famoso

Venta del Quijote, Puerto Lapice

Venta del Quijote, Puerto Lapice

formaggio spagnolo: il manchego.

Terza tappa di questo itinerario d’autore è El Toboso. E’ in questo piccolo pueblo che il cuore dell’indomito cavaliere comincia a battere per la sua Dulcinea: “è naturale istinto nelle donne sprezzar chi le ama, e amar chi le odia”. Questo piccolo e grazioso villaggio custodisce, al suo interno, la casa museo della Dulce Ana. Nella storica biblioteca si conservano circa duecento copie autografate del celebre romanzo cervantiano. Ma le sorprese non finiscono qui. Entriamo , adesso, nel cuore di questo grande e avventuroso capolavoro letterario. E’, infatti, a Consuegra che dodici maestosi mulini a vento si traformano, agli occhi di don Chisciotte, in mostruosi giganti dalle braccia smisurate. Il villaggio è, inoltre, famoso per il Castello medievale dei

Mulini di Consuegra

Mulini di Consuegra

templari e per le chiese del Santisimo Cristo de la Vera Cruz e Santa Maria la Mayor. Ultima tappa di questo itinerario da sogno è la celeberrima città di Toledo, dalla quale, secondo Miguel de Cervantes, sarebbe pervenuto il manoscritto che ispirò allo scrittore il suo grande capolavoro letterario. Siamo giunti al termine di un lungo viaggio tra realtà e finzione: “Ieri non è che un sogno e domani è solo una visione, ma ogni giorno ben vissuto rende ogni ieri un sogno di felicità ed ogni domani una visione di speranza”. ( Miguel de Cervantes).

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.