Pripyat oggi: Chernobyl raccontata attraverso gli scatti della città fantasma

Era il 26 aprile del 1986, l’Italia era reduce dall’attacco missilistico Libico contro Lampedusa che causò una grave crisi diplomatica tra i due paesi in questione, gli effetti della crisi petrolifera del 1973 continuavano a farsi sentire, la guerra fredda aveva ormai diviso il mondo, da diversi anni, in due fazioni contrapposte e Michail Gorbacev, al tempo nuovo segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, aveva intrapreso una linea politica di riforma basata sulla glasnostovvero sulla trasparenza. Ben presto, lo stesso Gorbacev, si trovò a dover tradire l’ideologia che era posta alla base delle sue nuove riforme e che tanto ostentava a causa di un incidente gravissimo che avrebbe segnato per sempre la storia dell’Unione Sovietica e di tutta l’Europa: stiamo parlando del disastro avvenuto alla centrale nucleare di Chernobyl il 26 aprile del 1986. 

Storia della strage di Chernobyl

A seguito della crisi petrolifera del 1973, in piena guerra del Kippur che vide schierati Egitto e Siria contro Israele, i delegati arabi Dell OPEC- Organization of the Petroleum Exporting Countries- decisero di aumentare il prezzo del petrolio con il fine di colpire le nazioni che appoggiavano Israele. Questa crisi petrolifera ebbe un grande impatto sul mondo occidentale che dovette iniziare a fare i conti con l’idea di austerity e non più di spreco illimitato in quanto le risorse naturali erano finite e sopratutto sotto scacco degli arabi. In questo clima nacquero i primi movimenti ambientalisti, politiche di risparmio energetico e alcuni paesi, tra cui USA, URSS, Francia e Germania, iniziarono ad investire sempre di più sull’energia nucleare.

reattore

Lo scenario della centrale di Chernobyl oggi

La centrale di Chernobyl, denominata  anche Centrale Lenin in epoca sovietica, è stato il primo impianto dedito alla produzione di energia nucleare costruito su suolo ucraino; i avori per la sua costruzione vennero iniziati nel 1970, per giungere poi al termine sette anni più tardi. Nel 1983 tutti e quattro i reattori della centrale erano attivi e fornivano energia elettrica al 10% del paese, circa 4000 Mw di elettricità. Nella centrale nucleare di Chernobyl veniva utilizzata la grafite come conduttore, in questo tipo di reattori se la temperatura sale in maniera eccessiva, o viene a mancare l’acqua di raffreddamento, si ha un aumento incontrollato della reazione a catena che genera, attraverso la fissione, energia; mentre nei reattori moderati ad acqua se viene a mancare la componente di raffreddamento nell’impianto la reazione a catena cessa immediatamente. 31 anni fa il mondo si trovò sbattuti in faccia tutti i rischi di una cattiva gestione di una centrale moderata a grafite.

Durante le prime ore del 26 aprile del 1986 i tecnici all’interno della centrale nucleare di Chernobyl stavano effettuando un test di sicurezza, il cui scopo era quello di verificare se il sistema di raffreddamento del reattore numero 4 potesse funzionare lo stesso in caso di carenza di energia elettrica, condizione che si sarebbe potuta verificare in caso di attacco nemico; possibilità che veniva tenuta in considerazione dato che ci si trovava ancora negli anni della guerra fredda. Per poter effettuare questo test di sicurezza era necessario diminuire la potenza del reattore, senza però scendere mai al di sotto della soglia minima; nonostante le  regole dei protocolli i tecnici eseguirono l’ordine di abbassare la potenza del reattore in maniera eccessiva e inoltre vennero staccati tutti i sitemi di spegnimento automatico. Venne infranta inoltre una delle regole fondamentali per il funzionamento in piena sicurezza di un reattore nucleare come quello di Chernobyl: quella di non sollevare mai tutte le barre di metallo che assorbono i neutroni, almeno 30 devono essere sempre tenute all’interno del reattore per fare da “freno”; ma la notte del 26 aprile del 1986 tutte le barre di metallo vennero sollevate facendo aumentare in maniera esponenziale la reazione del nucleo che scaldava l’acqua, in queste condizioni il reattore divenne fortemente instabile e l’acqua che serviva a raffreddare il reattore evaporò. Nel momento in cui i tecnici si resero conto della pericolosità della situazione provarono a premere il pulsante di spegnimento rapido, ma il sistema non rispose, ormai l’eccessivo calore aveva deformato la struttura del nocciolo e le barre non riuscirono a scendere del tutto; il reattore era fuori controllo e la potenza era di 100 volte superiore rispetto alla norma. L’eccessivo vapore fece scoppiare il reattore, il tetto saltò in aria facendo uscire le barre di uranio e quelle di controllo; l’ingresso dell’aria e il conseguente l’incontro dell’idrogeno prodotto con l’ossigeno causò una seconda esplosione, prese fuoco la grafite e la colonna d’aria calda provocata dall’incendio portò nell’aria il materiale radioattivo. All’1:45 50 tonnellate di carburante nucleare si diffusero nell’atmosfera, rilasciando una quantità di radiazioni 100 volte superiori rispetto alle bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki. 

Statua in onore dei Liquidatori

Statua in onore dei Liquidatori

Ventotto pompieri vennero mandati a Chernobyl senza essere avvertiti della pericolosità della situazione, ancora non sapevano che quell’incendio avrebbe portato una ventata di morte in tutta l’Europa perché il vento, proprio come la morte, non ha bisogno di passaporto. I cosiddetti liquidatori contribuirono “liquidare” le scorie radioattive, inevitabilmente si ammalarono tutti e morirono nel giro di poco tempo. Ad oggi la parola Kamikaze ha un connotato negativo, ma non si pensa mai ai suicidi di Chernobyl che hanno contribuito ad arginare, nei limiti del possibile, le conseguenze ormai disastrose di uno dei più gravi incidenti della storia.

 

 

Pripyat oggi, la città fantasma

Il 15% del materiale radioattivo nell’esplosione cadde sulla centrale, il 50% si depositò nell’attuale zona rossa, mentre il restante venne trasportato dalle correnti nel nord Europa, scendendo poi nella parte settentrionale e meridionale. Una delle conseguenze più gravi del disastro di Chernobyl è stata la contaminazione del suolo, lo stesso suolo che molti abitanti si sono trovati a dover abbandonare. La città di Pripyat, situata a nord dell’Ucraina, era stata costruita per dare una casa ai lavoratori della centrale e alle loro famiglie, si trova a 3 km da Chernobyl ed era il “gioiello” del comunismo. L’ordine di evacuazione venne dato solo il 27 aprile, per le strade della città venne gridata a gran voce una bugia, figlia anche lei, come la stessa Pripyat, del comunismo dell’epoca: bisognava lasciare la città a causa di un incidente alla centrale nucleare, ma per un breve periodo di tempo. Ad oggi sono 31 che la città di Pripyat è una città fantasma. 

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Le scuole, il parco giochi, i manifesti che inneggiavano al comunismo, tutto a Pripyat sembra essere stato lasciato così, semplicemente in fase di stallo con la speranza di poter essere vissuto di nuovo. Purtroppo la zona in cui c’è stata contaminazione radioattiva significativa  si estende per circa 3000 km quadrati, sparpagliati secondo la direzione dei venti dell’epoca a 50 km dalla centrale nucleare. Il suolo e l’aria sono contaminati e trasudano solo abbandono e morte. La natura stessa fa capire come questa città sia malata; visitando Pripyat infatti si può andare nella cosiddetta foresta rossa, chiamata così per il colore che le foglie degli alberi assunsero quando vennero investite dalla nube radioattiva. Ma la natura a volte dimostra di essere più forte dell’imposta supremazia umana e così, privata per sopravvivenza dei suoi abitanti, la zona ha visto proliferare nel corso degli anni fauna e flora selvaggia, ma anche questi “abitanti” della città fantasma devono fare i conti con la radioattività che ancora vive nel suolo e, come spesso accade, a fare i conti degli errori umani è chi non ha la possibilità di scegliere.

Oggi è possibile visitare la città di Pripyat attraverso il Tour di Chernobyl, è consigliabile la prenotazione almeno un mese prima; la visita ha una durata di 4 ore. Le guide portano i visitatori fino al reattore 4, bisogna fermarsi ad un punto distante circa 100 metri da questo e non è consentito toccare nulla.

 

 

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e formosa (perché grasso è bello o perlomeno simpatico) e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 nella sezione Gossip e Tv dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.