Roma Web Fest: le serie tra qualità e low cost

Poco più di un decennio fa abbiamo salutato le videocassette per accogliere i DVD, dopo abbiamo visto i classici libri cartacei messi in discussione da sofisticati e-book, poi anche i televisori sono cambiati diventando sempre più sottili, assumendo un design ultra moderno; ma questo non bastava e allora da semplici tv sono diventate smart TV. Una volta c’era la nonna che aveva una soluzione ad ogni problema, oggi invece c’è lo smartphone che ha un’app per tutto. Abbiamo visto orologi in grado di scattare fotografie, dirti se hai smaltito le calorie del pranzo di Natale con un’ora di corsa, avvertirti se ti è arrivato un messaggio e, se resta tempo, mostrarti anche che ore sono. La modernità è arrivata anche in cucina dove possiamo trovare elettrodomestici più intelligenti del secchione che stava in classe con noi alle superiori, le connessioni internet si stanno adeguando ai ritmi più frenetici delle nostre vite e al passo svelto del progresso, diventando sempre più veloci, così dal 3G siamo passati al 4G, dall’iPhone 5 all’iPhone 6, dal “tempo delle mele” al tempo dei social.

Anche il modo di fare intrattenimento è cambiato e sono nate nuove forme espressive che sempre di più rispecchiano l’epoca tecnologicamente creativa in cui viviamo; le web serie ne sono le figlie 2.0, un fenomeno che rispecchia le nuovi abitudini delle nuove generazioni, ma soprattutto una realtà che ormai si è affermata tanto da avere un evento ad essa dedicato: il Roma Web Fest.

Giunto alla sua terza edizione, questo Festival Internazionale delle web serie è una vetrina per i giovani talenti che hanno trovato modi nuovi e diversi per esprimersi e creare. Le web serie, spesso snobbate dai “grandi”, sono sempre più appetibili perché vengono associate ad una forma d’intrattenimento low cost. Ma è davvero così? Queste forme espressive sono davvero sempre low cost?

Durante il panel IED: Web Movie o Web Series: ibridazioni possibili in scrittura, produzione e consumo è stata sollevata anche questa questione, alla presenza del moderatore Max Giovagnoli, primo transmedia storyteller in Italia, e degli ospiti Annamaria Granatello e Marcantonio Borghese (rispettivamente direttrice artistica del Premio Solinas e fondatore della Tea Time Film).

“Da una parte la crisi ha portato ad un abbassamento del budget e dall’altra parte c’era questo mondo del web che si apriva e nessuno capiva bene che cosa fosse”, queste le parole della Granatello per descrivere la nascita del concorso Experimenta, un vero e proprio esperimento aperto ai giovani autori under 35 dove a concorrere sono dei web movie. Nella storia dei vincitori ci sono Alessio Lauria e Manuela Pinetti con “Monitor”, lungometraggio curato in ogni minimo dettaglio che nulla ha da invidiare ai film pensati per il grande schermo. Da ogni effetto sonoro alle inquadrature, ai titoli di testa e di coda, tutto è stato studiato e realizzato per il web senza mettere da parte la qualità. Ma tutto questo ha un costo, sicuramente minore rispetto ai film tradizionali, ma non è poi così low cost come molti possono pensare. Utilizzando un canale di distribuzione più “libero” e fruibile giornalmente, alcuni costi vengono abbattuti ma la qualità ha un prezzo, il lavoro di chi cerca di mettere in rete un prodotto valido va pagato ed è lì che si fa la differenza tra una web serie o un web movie semplicemente low cost (e che magari arriva anche a riscuotere un grande successo) e un prodotto che non ha nulla da invidiare ad un film d’autore. Significativo il fatto che il Solinas Experimenta sia aperto agli under 35, a giovani cioè che attraverso il web trovano una via più facile per esprimersi senza avere i paletti dei classici canali di distribuzione.

I limiti della televisione e del cinema sono un altro argomento sollevato durante il panel Creatività ai tempi di internet, dove hanno parlato le autrici di LSB, una web serie arrivata alla sua terza stagione in cui si parla dell’omosessualità femminile. Realizzata attraverso una campagna di crowdfunding, la serie racconta in puntante da 10 minuti circa la vita di un gruppo di amiche ed è riuscita a parlare con la spontaneità e la naturalezza che solo il word wild web può offrire di un argomento che ancora oggi accende dibattiti. Proprio questo è un altro aspetto che sta favorendo l’evoluzione delle web serie: la possibilità di raccontare problemi o argomenti di carattere sociale senza avere grandi limitazioni sulla narrazione, lasciando spazio alla spontaneità.

web series

Se da una parte c’è chi dice che il lavoro, specialmente quello di qualità, va pagato, dall’altra c’è chi afferma che si può realizzare una web serie al costo di una mozzarella: è il caso di Pippo Venditti autore de “La Banda della Masciona”. Al centro c’è la storia di gruppo di ragazzi che formano una banda in una terra spesso dimenticata, della quale nessuno si ricorda il capoluogo o il piatto tipico: il Molise (che in compenso è titolare del celebre hashtag #ilMolisenonesiste). È proprio lì che prendono forma le avventure del simpatico gruppo di campobassani e sulla scia della parodia della banda della Magliana vengono raccontati con spontaneità e senza filtri limiti, degrado, ma anche pregi del territorio. Il costo di questa web serie che impazza sul web è stato quello di una mozzarella di bufala, ovvero 3,90 euro (2,50 in offerta al supermercato sotto casa). Il motivo di tale economicità? I protagonisti non sono attori professionisti e non gli è stato chiesto di recitare ma di essere spontanei davanti alla telecamera, parlando in dialetto e con la massima libertà; i mezzi di produzione sono stati arrangiati tra quelli a disposizione e le location erano quelle che il paese natio offriva.

Ma fino a che punto è giusto non retribuire il lavoro di chi prende parte a questi digital product? Ok, non sono professionisti però hanno pur sempre investito tempo in quel progetto, piccolo o grande che sia. Sarà per questi casi simbolo che molti accomunano la parola web serie necessariamente ai concetti di “low cost” e “amatorialità”? Resta il fatto che il mondo del web è una vetrina in continua evoluzione: quel modo diretto e i contenuti ricchi ma ridotti nei tempi, che bene si sposano con la nostra vita frenetica, rendono le web serie e i web movie un prodotto destinato al successo. Giovani (e non) con idee e talento hanno la possibilità di muovere i primi passi come autori e registi, dando forma alle loro intuizioni attraverso campagne di crowdfunding e con mezzi che hanno un costo medio. Chi sta dietro al pc diventa fruitore e pubblico del web, proclamando in maniera diretta e senza filtri il successo di un digital product. È anche vero che c’è sempre quella fetta di popolazione legata ai media tradizionali, ma quello del web è comunque un mondo in evoluzione che segna il cambiamento generazionale in atto e ci proietta verso il futuro delle nuove forme d’espressione.

Twitter: @amiraabdel13 

 

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.