Via al Festival: che San Remo ci protegga

Musica, ospiti e polemiche come ingredienti di sempre; a stupirci, quel sapore ironico in più che solo una coppia di presentatori come Fabio Fazio e Luciana Littizzetto poteva regalarci. Parte dunque, sulle note di ‘Va’ pensiero‘ di Verdi, eseguito dal coro dell’Arena di Verona con Mauro Pagani direttore d’orchestra, “la trasmissione più popolare della televisione” – così come l’ha definita Fazio: ecco che agli spettatori si svela una scenografia del tutto rinnovata, giochi di luci e ombre che rimandano alla filosofia creativa di Burri e Fontana, con gli orchestrali sospesi in tagli obliqui sui fondali del palcoscenico. Non da meno l’entrata in scena della Littizzetto: arriva in carrozza all’Ariston come una Cenerentola moderna, ma non ci mette molto a trasformarsi in una simpatica Crudelia De Mon con la sua letterina a San Remo piena di battute e doppi sensi, sui divieti alla parolaccia e sul rispetto alla par condicio. (E passi pure il ‘culo’ finale, che sa di sfogo liberatorio).

Si parte, poi, con la musica: la protagonista (forse) del Festival. Ad esibirsi sera sono stati sette dei big in gara, ognuno con due brani, uno dei quali è stato eliminato dal voto incrociato di televoto e sala stampa. A rompere il ghiaccio è stato Marco Mengoni, seguito da Raphael Gualazzi, Daniele Silvestri, Simona Molinari, per finire con Marta sui Tubi, Maria Nazionale e Chiara Galiazzo. Ma Sanremo, si sa, non è solo questo. Il primo a scuotere letteralmente il palco dell’Ariston è stato il comico Maurizio Crozza, ospite tanto atteso – quanto temuto da qualcuno. Entra nei panni del famoso ‘Signor B’ sulle note di ‘Formidable‘: “Ma che figata! Qua mi trovo da Dio! Volete 5mila euro? Eccoli! Tranquilli, sono i vostri! Non mi sono mai divertito tanto da quando Alfano ha detto che il Pdl faceva le primarie!” e rincara la dose in un crescendo “Ma quanto mi amate? Io invece questo Paese lo odio, altrimenti perché avrei proposto il condono?”. Battute su battute, con un ‘formidable’ che si trasforma in ‘condannable’, ‘imputable’, ‘culona intrombable’. Satira pura non apprezzata da tutti in sala, tanto da far partire fischi e contestazioni varie con urla fuoriluogo, dai ‘vai a casa’ aii ‘no politica a Sanremo’. Dopo un minuto di insulti a salvare la scena è Fazio che, da moderatore, ridà parola a Crozza. E il comico, dopo un primo momento di evidente difficoltà, ha modo di ingranare nuovamente la marcia mettendo questa volta sotto torchio Bersani, Ingroia e Montezemolo. Ironia su tutti, nessuno escluso (nel pieno rispetto della par condicio, appunto).

Pausa più delicata viene, invece, offerta, da Stefano Olivari e Federico Novaro, una coppia gay italiana che, con l’accompagnamento del pianoforte, illustra la propria storia d’amore servendosi solo di cartelli, senza mai pronunciare una parola. Tra pochi giorni si sposeranno, non in Italia ma a New York, perchè “le leggi del nostro Paese non ce lo consentono”. Parole non dette ma impresse nell’ultimo cartello. Parole che fanno riflettere. Si arriva così all’ultimo ospite della serata, pietra miliare del Festival, l’inossidabile Toto Cutugno. Onore ad un personaggio storico della tradizione sanremese che è riuscito a stupire tutti portando sul palco dell’Ariston il coro dell’Armata Rossa, trovata geniale ed esilarante quanto la versione della celeberrima ‘L’italiano‘ che ne è uscita fuori. Questo servirà ad etichettare (ancora di più) Sanremo come sottoprodotto del concertone del Primo Maggio? o come Festa dell’Unità? A chi importa! Sanremo è evento, è spettacolo, è cultura: e anche questa volta non ci ha delusi. 

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Marika Luongo

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