Single e quarantena. Come cambia la vita di chi vive solo

In tempi di pandemia, c’è chi soffre più di altri il distanziamento sociale: sono gli oltre 8 milioni di single italiani

I media hanno molto parlato dell’impatto del lockdown sui nuclei familiari. Come la convivenza forzata influenza il rapporto di coppia, la relazione con i figli, la necessità di spazi riservati a sé stessi, il desiderio di fuga: sono i temi che tengono banco negli approfondimenti sui media e su cui vengono chiamati a intervenire psicoterapeuti, sessuologi ed altri esperti.

Più raro è che ci si occupi dei single. E anche quando si fa, di solito il taglio prevalente è quello pruriginoso e un po’ caricaturale, incentrato sulla sola relazione tra single e sesso. La questione dell’isolamento sociale per chi vive solo viene dunque prevalentemente affrontata rispetto al tema dell’astinenza sessuale.

Single, un fenomeno a due cifre

19NYVIRUS-DATING-1sub-superJumboNon si tratta esattamente di una questione ‘di nicchia’. Secondo Treccani, sono single l’“uomo o donna non sposati, o che comunque vivono soli, senza un legame sentimentale”; nell’arido linguaggio Istat, le “famiglie monoparentali senza figli”. Parliamo dunque del 33% degli oltre 25 milioni di nuclei familiari registrati in Italia nel 2019: certo una minoranza, ma pur sempre più di 8 milioni di persone che vivono in casa sole; il cui problema principale da due mesi a questa parte, al netto delle questioni economiche ed occupazionali, non sono le urla dei bambini, l’onnipresenza del partner, la difficoltà di conciliare lavoro a distanza e dinamiche familiari; ma il ripetersi di intere giornate in solitudine. E non si tratta solo di quella fisica.

Molti si sono organizzati con aperitivi e cene in video e telefonate a ritmo continuo in orario post smartworking, scoprendo decine di piattaforme per le chiamate multiple. Ma l’entusiasmo suscitato dal brindare avvicinando un bicchiere alla videocamera si è presto smorzato; per molti è rapidamente arrivata la fase della saturazione, e poi di un certo ripiegamento su sé stessi. E poi videochiamarsi va bene per vedere gli amici, ma non basta per estendere il proprio ambito sociale.

Come cambia il dating on line

5164150_1141_app_dating_quarantena_coronavirusAnche i webmaster delle app per incontri se ne sono accorti. La pandemia è arrivata in un momento di grande espansione delle app di dating, cioè “incontro tra sconosciuti”. Gli stili di vita contemporanei hanno definitivamente sdoganato il ricorso ai vari Tinder, Ok Cupid, Meetic, eccetera, non più visti come l’ultima spiaggia per disperati nerd ma come un modo normale per favorire la socializzazione. Ne è una prova la grande crescita di Tinder, che con i suoi 50 milioni di utenti è la prima app di appuntamenti al mondo: in Italia oltre il 46% in più di download nei due mesi pre-lockdown, 229.000 in più solo a febbraio. I comportamenti generati dai social daters si sono codificati fino ad uscire dai confini della community: ormai termini come sexting (scambiarsi immagini e audio dai contenuti sessualmente espliciti), ghosting (sparire improvvisamente da tutti i social), zombing (tornare a contattare l’ex) e molti altri sono diventati di uso comune. E ne compaiono sempre di nuovi: ad esempio, l’impronunciabile textlationship, una relazione fatta di soli messaggi. Per molti, un vero incubo.

L’incremento dei download si è infatti bruscamente arrestato durante la quarantena e Tinder ha registrato solo 46.000 nuovi iscritti nel mese di marzo. Segno che chi le “frequentava” queste app per arrivare a un incontro in tempi rapidi ha perso l’interesse: perché corteggiare qualcuno se non si può incontrare dal vivo? Perché rischiare di mandarsi messaggi per mesi prima di potersi conoscere? “Da due mesi non accedo a Meetic” dice Massimo, paradigma del single: libero professionista, quarantenne e abituale fruitore di dating app. “Non mi attira l’idea di chattare con qualcuno per settimane, forse per mesi; e nell’ipotesi che si decida di sfidare i divieti e vedersi prima, dover stare a distanza o comunque col pensiero”. E magari pure con la mascherina. A proposito, rinviare l’incontro e prepararsi a un corteggiamento più lungo, con una conoscenza più approfondita: si chiama slow dating.

Distanziamento… asociale

SingleI single sono i maggiori frequentatori di locali pubblici come pub, enoteche, discobar e discoteche, oltre che i principali consumatori di concerti, eventi e spettacoli dal vivo. La motivazione inconscia che spinge a ricercare il contesto sociale è la possibilità di conoscere nuove persone, cioè ‘vedere gente’. Un’esigenza talmente sentita da determinare un’evoluzione dei vecchi speed date, troppo ansiogeni e finalizzati: ora il trend sono gli eventi per single, organizzati da vere e proprie agenzie dedicate. Cene, viaggi, pic nic ed eventi vari organizzati per per chi vive solo, per passare un po’ di tempo in compagnia. E poi non si sa mai. “In fondo pure in palestra, al corso di cucina, alla degustazione di vini o al corso di tango ci vado anche un po’ per quello, per conoscere gente nuova. E non mi sento certo uno sfigato per questo” conclude Massimo, il nostro single di riferimento.

Ora non solo i locali, i cinema, i teatri sono chiusi; ma l’imperativo è quello di stare a distanza. La mascherina nasconde le parti più espressive del viso e tutte le sfumature della comunicazione facciale; e meglio sarebbe proteggere, ossia nascondere, anche gli occhi. Si teme il contagio degli altri ma anche di essere considerati untori, superficiali, egoisti; meglio stare a distanza, un metro, meglio ancora due. Addio socialità: non a caso si dice ‘distanziamento sociale’.

L’imperativo è azzerare la fisicità, ridurre scambi e imprevisti al minimo indispensabile. Lo stesso meccanismo che ha azzerato le nuove iscrizioni ai dating online rischia di deprimere anche la motivazione agli incontri reali. E poi, incontrarsi dove? Per strada? In fila al supermercato? In locali semivuoti con tavolini dotati di separè in plexiglass?

In Olanda ci si preoccupa per i single, esortandoli a trovare uno “seksbuddy”

L’Istituto di Sanità olandese (Rivm) ha espresso la sua preoccupazione per le persone single costrette alla quarantena. In Olanda vige dal 23 marzo quello che le autorità hanno definito un “confinamento intelligente”: si possono vedere in casa fino ad un massimo di tre persone, mantenendo la distanza di sicurezza di un metro e mezzo. L’Istituto di Sanità olandese ha poi ammesso che anche quel metro e mezzo di distanza può essere logorante e che “è sensato che anche i single vogliano un contatto fisico”. Il consiglio per le persone che non hanno un partner stabile è stato quello di trovarsi un compagno di letto, designando delle linee guida: “Discutete insieme come fare -si legge sul sito del Rivm- per esempio, incontrate la stessa persona per avere contatti fisici o sessuali (un compagno di coccole o di letto), se non siete contagiati. Accordatevi con questa persona su quante altre persone ciascuno di voi vede. Più gente si incontra, maggiore è il rischio di contagio”. Quello del Rivm è stato un consiglio mosso dalla convinzione che il sesso sia “un diritto umano e non un lusso”, pertanto ha esortato i single a trovarsi uno “seksbuddy“, letteralmente un “amico di letto” o anche un “cuddle buddy”, ovvero “un amico di coccole”.

Un nuovo modo: il ritorno all’antico

SingleEppure si dovranno pur trovare nuovi modi: l’istinto sociale è cosa troppo forte per essere sconfitto da un virus. Probabilmente le mascherine verranno customizzate per lanciare nuovi messaggi e il modo di vestire potrebbe cambiare esaltando il linguaggio del corpo, per sopperire all’azzeramento delle mimiche facciali. Magari anche i single reclameranno un bonus, per poterci pagare l’opzione Premium dei siti per incontri e isolarsi ancora più. Oppure si formeranno delle sacche di resistenza, dei luoghi semiclandestini dove tutto avverrà all’insegna della più totale sfrenatezza. Per gli inguaribili ottimisti invece, torneremo a privilegiare relazioni più profonde, autentiche e durature…

Insomma, qualcosa ci si dovrà inventare. Altrimenti, tra sette mesi –perché due sono già passati– altro che l’ipotizzato boom di ‘figli della quarantena’. Potremmo diventare una società ancora più grigia, e bisbetica.

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Sergio Celestino

Sergio Celestino è nato a Torino da qualche anno. E' cresciuto al mare, ma anche a Seattle, Brugge, Anversa e Firenze; ora vive nei pressi di un'antica città etrusca, vicino Roma, e non ha gatti. Viaggia con lo zaino per tenere mente aperta e braccia libere, dice. Da piccolo era biondo ma ora è architetto; tuttora del capricorno, è a tempo pieno camminatore e luogologo.