“Sarò vecchio cinque minuti prima di morire. E forse nemmeno quello”. Ciao Franco

Cantautore, paroliere, produttore discografico, scrittore ed attore ma anche protagonista delle cronache per le sue amicizie pericolose e le sue rischiose abitudini. Classe 1938, er Califfo è stato un artista tanto amato eppure tanto frainteso e rinnegato. Di sé diceva: “ero bello esagerato”- la sua fama di playboy incallito, la sua vocazione alla trasgressione e i guai giudiziari hanno contraddistinto la sua vita sfrenata e contribuito alla nascita del suo personaggio, dello chansonnier maledetto che non ha giovato affatto alla sua carriera. L’immagine pubblica di cinico, sfrontato e freddo sciupafemmine faceva a cazzotti con la penna che scriveva poi con estrema sensibilità alcuni dei più bei testi della canzone italiana, spesso di uno straziante romanticismo. Come dimenticare Minuetto, cantata poi da Mia Martini, La musica è finita interpretata da Ornella Vanoni, Una ragione in più su musica di Mino Reitano.

Nel 1973, il Califano autore trionfa a Sanremo con Un grande amore e niente più, portata al successo da Peppino di Capri. Per Mina scrive un intero album, Gli amanti di valore, del 1974. L’emblema della sua vita e della sua carriera rimane senza dubbio la canzone Tutto il resto è noia, un vero manifesto esistenziale. Sul palco di Sanremo tornerà come cantante tre volte, l’ultima nel 2005 con Non escludo il ritorno, scritta con Federico Zampaglione dei Tiromancino a cui Califano offre poi il testo di In un tempo piccolo. Dalle sue turbolente vicende giudiziarie che lo portarono all’arresto per possesso di sostanze stupefacenti ben due volte, er Califfo seppe ricavarne un album composto durante gli arresti domiciliari “Impronte digitali“. Nonostante l’assoluzione dalle accuse, Califano ha sempre sentito l’esigenza di manifestare la sua innocenza e la sua libertà, soprattutto nelle pagine del libro Il cuore nel sesso, edito nel 2000. Il Califfo si “introduce” così: “Non ho religione, non ho famiglia, a volte non ho nemmeno pensieri. Sono cresciuto prendendo calci e cercando di restituirli quand’era possibile. Un match lunghissimo con il destino che mi porto appiccicato. Giù io o giù lui. La partita non è ancora finita, chissà quale sarà l’epilogo…”. Un manuale di vita, d’amore in cui racconta della sua turbolenta gioventù (il primo rapporto a 12 anni, con la madre di un amico) le sue marachelle con gli amici, una raccolta di aneddoti e consigli davvero singolari.

Fiorello, suo più grande imitatore è stato uno dei primi ad arrivare nella camera ardente in Campidoglio, centinaia di persone hanno sfidato la pioggia e la lunga attesa per dare l’ultimo saluto al maestro. Il Califfo era vestito proprio come un giorno qualsiasi: camicetta sbottonata, collanine, braccialetti, tra le mani un rosario rosso, la foto di Papa Ratzinger ed accanto due rose, una rossa e una rosa. Il funerale, ha riempito piazza del Popolo, c’erano davvero tutti a salutare il Califfo: il sindaco Alemanno, Renato Zero, Maurizio Mattioli, Renata Polverini, Lando addio califfoFiorini ed anche Silvia, sua figlia che non ha mai vissuto con il padre. Amaramente ha ammesso- “Ho perso un po’ di lui, papà era quello che era, era un artista, un grande poeta, ma non era proprio capace di fare il padre”. Il 21 Aprile, in occasione del Natale di Roma, ci sarà un concerto tributo in ricordo di Franco Califano. L’ha confermato Edoardo Vianello al termine della preghiera che ha chiuso i funerali- “Mi raccomando Califfo non mancare!”- ha concluso Vianello. “Califano è uno che la vita se l’è goduta”- ha dichiarato Fiorello all’uscita della camera ardente. E come lui stesso ha detto: “Sarò vecchio cinque minuti prima di morire. E forse nemmeno quello”. Ciao Franco.

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Valentina Evangelista

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