Rossella Falk visse d’arte, visse d’amore

Anche quando lo spettacolo finiva e le luci in sala si accendevano, la sua voce e la sua figura rimanevano impresse nella mente dello spettatore per molto tempo. Alta, elegante e dallo sguardo intelligente e profondo, veniva chiamata ad interpretare ruoli poco tradizionali, dai caratteri forti e inquieti. Anche per questo, era definita la “Greta Garbo italiana”.

Rosa Antonia Falzacappa era il vero nome di Rossella, nata a Roma il 10 novembre del 1926. Si diploma nella sua città all’Accademia d’arte drammatica e nel 1948 esordisce alla Fenice di Venezia nel ruolo della figliastra in “Sei personaggi in cerca d’autore”. Dopo due anni di grande formazione all’interno della compagnia di Rina Morelli e di Paolo Stoppa, nel ’54 Rossella intraprende un viaggio all’insegna della sperimentazione insieme ad un gruppo di attori coetanei: Giorgio De Lullo, Romolo Valli, Tino Buazzelli, Anna Maria Guarnieri ed Elsa Albani. La critica li definirà la “Compagnia dei Giovani”. Il gruppo attrae a sé anche alcuni registi ai loro esordi come Giuseppe Patroni Griffi e Pier Luigi Pizzi, che accompagneranno gli attori in diverse rappresentazioni. Da “La bugiarda” di Diego Fabbri a “Le tre sorelle” di Cechov, passando attraverso molte opere di Pirandello, la Compagnia affronterà opere importanti, riuscendo ad offrire una messa in scena molto vicina all’idea dell’autore. Fedeltà al testo e rigore nella recitazione sono alcuni dei punti di forza dei giovani attori che vengono acclamati dalla critica e dal pubblico. Il loro legame non verrà sciolto neanche quando la Compagnia, nel ’72, è costretta a chiudere per mancanza di fondi. La Falk continuerà infatti ad esibirsi con i suoi colleghi e amici, affrontando sempre Pirandello e “La signora delle camelie” di Alexander Dumas. Tra gli anni ’80 e ’90, mentre dirige il Teatro Eliseo insieme a Giuseppe Battista e Umberto Orsini, raggiunge prove d’attrice memorabili come in “Maria Stuarda” di Friedrich von Schiller, “Anima nera” di Patroni Griffi, “Spettri” di Ibsen, “La dolce ala della giovinezza” di Tennessee Williams, “L’aquila a due teste” e “I parenti terribili” di Jean Cocteau, uno dei grandi del teatro con i quali Rossella Falk ha condiviso esperienze lavorative e d’amicizia. Ne ha conosciuti tanti Rossella, come Peter O’Toole di cui ricordava i giri notturni nella swingin’ London, con lui vestito da donna («altri tempi, oggi c’è troppo conformismo»), o come Maria Callas, amica per più di vent’anni alla quale ha dedicato “Vissi d’arte, Vissi d’amore” (2004), toccante spettacolo in cui l’attrice, padrona del palco, ha reso la gloria e le sfumature psicologiche della diva dell’opera.

Uno spazio minore è stato riservato al cinema, ma tanto piccolo è il tempo dedicato alla telecamera rispetto al palcoscenico quanto grandi sono i registi che l’hanno chiamata. Federico Fellini le ha regalato un ruolo in “8 ½”, dove interpretava l’amica di Anouk Aimée, Nanny Loy l’ha scelta per “Made in Italy”, Sergio Corbucci in “I giorni del commissario Ambrosio” e Dario Argento in “Non ho sonno”, poi, “Modesty Blaise, la bellissima che uccide” di Joseph Losey e “Quando muore una stella” di Robert Aldrich. Dalle 12 alle 19, si terrà la camera ardente nel foyer del Teatro Eliseo. Domani, alle 15.30, il funerale presso la Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.

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Cinzia Comandè

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