Renzo Arbore, cinquant’anni per non “morire di moda”

“Siamo quelli a cui ci piace non morire di moda“, così cantava Renzo Arbore in Meno siamo meglio stiamo, sigla dell’omonima trasmissione televisiva da lui condotta nel 2005, frase che la dice lunga su questo artista. Già, perché Arbore non ha mai seguito la moda ma è stato il creatore di una “moda” o, per meglio dire, di una televisione “altra”, vera; è stato lui l’inventore del primo talk show italiano musicale, Speciale per voi, andato in onda dal 1969 al 1971, in cui c’era un confronto spesso polemico tra artista e pubblico, in piena sintonia con il clima sessantottino.

Renzo ArboreSempre sulla scia dell’innovazione, programmi come Quelli della notte del 1985 o Indietro tutta! del 1987/1988 hanno dato vita ad un salotto in cui, tra gli “sponsorao del cacao meravigliao” e le “coccodè”, tra una battuta e l’altra, è nata una comicità improvvisata ma perfettamente riuscita. Dunque una televisione che non aveva nulla a che vedere con quella odierna, fatta di artifici e perlopiù asservita all’auditel.

Come i suoi programmi, anche la sua musica è anticonformista: con i brani Smorz’ ‘e llight(1982) e Il clarinetto (1986) ha riportato in auge il filone della canzone umoristica, quello delle cosiddette macchiette napoletane che il grande Roberto Murolo aveva raccolto nel 1967 in Come rideva Napoli. Nonostante le origini foggiane, è Napoli che lo ispira: la passione per quella città e la sua canzone lo portano a fondare nel 1991 l’Orchestra italiana, composta da 15 elementi, con cui si fa interprete della musica italiana più nota a livello internazionale e quindi ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo.

Insomma, cinquant’anni di una grande carriera fatta di musica, ironia, intelligenza e umanità che non potevano non essere onorati come meritavano: l’Associazione Civita, in collaborazione con la Rai, ha cercato di riassumerli nella mostra Videos, radios, cianfrusaglies. Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate al Macro di Testaccio, visitabile dal 19 dicembre al prossimo 3 aprile. In un’atmosfera quasi da “salotto” è esposta la sua collezione di oggetti e memorabilia, affiancati da riproduzioni audiovisive delle performances nei vari programmi dislocate in una sorta di percorso tematico che segna le tappe più importanti della sua vita e carriera. Alla mostra si accompagna la biografia di Arbore curata da Lorenza Foschini, E se la vita fosse una jam session? Fatti e misfatti di quello della notte, in cui sono raccontate le sue esperienze professionali e non.

Visita il sito ufficiale

Vuoi commentare l'articolo?

Ludovica Pallotta