La recensione (senza spoiler) di Luke Cage: il paladino Marvel di Harlem

Luke Cage è la terza serie frutto dalla collaborazione tra Netflix e Marvel. Prodotta dopo Daredevil e Jessica Jones  (serie in cui è apparso per la prima volta il paladino di Harlem) e in attesa di The Punisher e Iron Fist, le serie che ci condurranno al super crossover The Defenders, dove tutti questi eroi “minori” si ritroveranno assieme uniti contro il male.

Iniziamo subito con il dire che la serie merita ma non è al livello delle altre viste fino ad ora. La narrazione, specialmente nei primi episodi, procede abbastanza lenta, senza grossi sussulti e i personaggi non riescono a emergere come dovrebbero.  Se la prima stagione di Daredevil è stata probabilmente il punto più alto di tutto l’universo Marvel, con un D’Onofrio a dir poco stellare e un eroe profondo e combattuto come non mai e con Jessica Jones eravamo rimasti colpiti sopratutto dal potere del cattivo e dalle sue ripercussioni sulla trama, in Luke Cage non c’è nulla che emozioni davvero, a fondo, o almeno non come ci saremmo aspettati da una produzione Netflix, che ha sempre fatto della scrittura la sua vera forza.

La storia è quella di Luke, ex poliziotto con un passato nebulosoLuke Cage cast, finito in carcere per motivi non del tutto chiari, che, a causa di una serie di eventi, acquisisce il potere di diventare super forte e sopratutto invulnerabile a qualsiasi cosa. Non ci sono armi in grado di scalfirlo o metterlo KO ma Luke non è un eroe come gli altri, è un uomo in fuga, schivo, remissivo, nascosto al mondo e a se stesso. Non fa uso dei suoi poteri e cerca di guadagnarsi da vivere onestamente lavorando come lavapiatti e aiuto barbiere. Ovviamente questa tranquillità non può durare a lungo e una serie di circostanze lo porteranno a doversi scoprire e ad usare i propri poteri per la sua comunità, Harlem. Ed è qui che emerge uno dei punti chiave della storia. Luke non ha paura di mostrarsi o farsi riconoscere, non si sente un eroe ma una persona che vuole fare la cosa giusta e questo lo porterà ad entrare in guerra con il sottobosco di personaggi che popolano Harlem.

Questa è probabilmente la parte migliore di tutta la serie, il vero protagonista alla fine non è Luke, ma proprio Harlem. Lo storico quartiere Newyorkese respira, vive, comunica tramite la sua storia, i suoi personaggi, la musica, i luoghi. Marvel e Netflix hanno voluto rendere omaggio a quelle strade con continui riferimenti agli anni 70/80. Straordinaria la colonna sonora che accompagna i vari episodi divisa tra la musica black dei “club” e il Rap (ci siamo quasi commossi quando abbiamo visto il quadro iconografico di Notorious BIG). Continui i rimandi allo sport, con i discorsi sulla pallacanestro e sui Knicks o sul baseball. Luke Cage è un grandissimo omaggio ad Harlem, quasi un tributo e finisce per perdersi in quella che dovrebbe essere la cosa principale, la storia e i suoi personaggi.

Anche il cattivo di turno, il boss della mala locale CornellCronell Stokes “Cottonmouth” Stokes, nonostante la grandissima interpretazione di Mahershala Ali (già visto come Remy Danton in House of Cards) fatica a imporsi, a uscire dal ruolo di macchietta e spaventare davvero lo spettatore. Probabilmente il fatto di avere contro un eroe invulnerabile toglie qualcosa a tutto l’insieme. Se una persona non sanguina non vuol dire che non possa essere ferita, ed è esattamente quello che ci saremmo aspettati da questa serie ma alcune scelte di trama non ci hanno soddisfatto appieno. Probabilmente l’abitudine ad uno standard molto alto crea delle aspettative altrettanto alte per ogni lavoro successivo e non sempre diventa facile soddisfarle, specie quando il target è esigente come quello a cui mirano queste serie Marvel – Netflix. Una menzione d’onore la meritano anche la bellissima Simone Missick, credibile nei panni del detective Misty Knight, e l’immancabile Rosario Dawson nei panni dell’infermiera Claire Temple, vero punto di congiunzione tra tutti i personaggi delle verie serie.

La visione di questo telefilm è consigliata, ovviamente, a tutti gli appassionati Marvel e di fumetti in generale, anche perché, come già scritto, è impossibile cogliere a pieno la grandezza e la complessità del Marvel Cinematic Universe senza questi pezzi minori, senza i tasselli di contorno che aiutano a rendere il mosaico generale ancora più vario e spettacolare. Per coloro che invece sono meno appassionati o ancora indecisi e magari non hanno visto nessuna serie Marvel – Netflix, consigliamo di iniziare con la prima stagione di Daredevil e seguire Luke Cage in un secondo momento, senza fretta.

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.