Penny Dreadful, l’horror gotico è arrivato in Italia

I personaggi sono Dorian Gray e il dottor Frankenstein, Van Helsing, l’uomo lupo, un facoltoso esploratore alla ricerca della figlia Mina Murray – vampirizzata dal conte Dracula – e una giovane veggente saltuariamente posseduta da una divinità. Il tempo è il 1891. Il luogo è la Londra vittoriana in cui torna ad aleggiare lo spettro di Jack lo Squartatore.

Il mondo di Penny Dreadful è questo, a metà tra reale e sovrannaturale, ambiguo e contraddittorio. È un universo che rimanda ai capolavori della letteratura inglese quanto ai “penny dreadful”, le riviste da pochi soldi (un penny, appunto) contenenti racconti del terrore, spesso di scarsa qualità; scomoda la religione cristiana e quella dell’antico Egitto, mostra già nei primi minuti del pilot il lato più bestiale e terrificante dei suoi elegantissimi protagonisti. Una trama messa in moto dal più umano dei sentimenti – l’amore di un padre per la figlia – che spinge Sir Malcolm Murray a mettere insieme una squadra di “uomini straordinari” (la serie si ispira al fumetto La Lega degli Straordinari Gentlemen, da cui è stato tratto il film La leggenda degli uomini straordinari), capeggiata dalla bella (e probabilmente dannata) Vanessa Ives.

Penny Dreadful arriva in Italia

Eva Green è Vanessa Ives

Questa ennesima perla del network statunitense Showtime è un horror gotico che conferma l’attenzione crescente che i grandi nomi del cinema internazionale stanno rivolgendo alla televisione in generale e alla serialità in particolare. Scorrendo la lista di cast&crew di Penny Dreadful, infatti, resterete impressionati: creata e scritta da John Logan (sceneggiatore di 007-Skyfall e Spectre, The Aviator, L’ultimo samurai e Il gladiatore), prodotta dal regista premio Oscar Sam Mendes e diretta da una squadra di directors tra cui Juan Antonio Bayona, reduce dal successo di The Impossible, con i costumi che l’italiana Gabriella Pescucci (C’era una volta in America, Il nome della rosa, La fabbrica di cioccolato) ha creato per i protagonisti Eva Green, Thimoty Dalton e Josh Hartnett.

Dal 7 settembre – con un ritardo di quasi un anno e mezzo rispetto alla trasmissione negli USA, dove intanto si prepara la terza stagione – Penny Dreadful ha finalmente raggiunto le case italiane. Otto episodi che vedremo ogni lunedì in prima serata su Rai 4 (in replica in versione integrale il venerdì alle 23:15) e che ci accompagneranno per quattro settimane; una presenza che forse è stata ingiustamente condannata dal servizio pubblico a transitare inosservata sui nostri schermi.

Se è vero che l’obiettivo del nuovo direttore generale della Rai Dall’Orto è mettere «Rai 4 in vetrina sul satellite», regalando alla rete «il pregiato tasto 104 del telecomando di Sky» appena lasciato libero da Mediaset, così da garantirle vicinanza “fisica” e consequenzialità logica con Rai 1, Rai 2 e Rai 3 (già affidate rispettivamente ai tasti 101, 102 e 103), allora il tentativo di impreziosire con una prima visione un canale fino ad ora per lo più destinato alle repliche delle repliche è di un’ingenuità disarmante. Perché far competere i primi episodi di una nuova serie con il prevedibile successo dell’ormai amata coppia Vanessa Incontrada – Cinzia TH Torrini su Rai 1 e il ritorno di Pechino Express – benedetto dalla buona stella del gossip degli spirituali Yari Carrisi e Naike Rivelli – su Rai 2, significa non puntare su quella serie e su quella rete. Se si aggiungono la commedia in prima visione su Canale 5 e The Transporter – The Series II su Italia 1, la condanna ad uno share al di sotto dell’1% è garantita.

Josh Hartnett in Penny Dreadful

Josh Hartnett è Ethan Chandler

Discutibile inoltre, considerati i contenuti e le immagini a tratti impressionanti, anche la scelta della prima serata dal momento che – e ci dispiace molto dover far notare la cosa a chi decide i palinsesti – se un bambino è abbastanza abile da saper usare il telecomando per andare su Rai Gulp o Rai YoYo, è probabile che riesca a scovare, nei meandri televisivi, anche Rai 4.

Il risultato del brillante investimento del servizio pubblico è quindi che, mentre in America Spielberg produce i 13 episodi di The Whispers, i fratelli Coen sono alle prese con la seconda stagione di Fargo e Scorsese ha appena salutato la sua Boardwalk Empire, in Italia per ogni 200.000 spettatori di Penny Dreadful ce ne sono circa 4.000.000 che settimanalmente assistono ai tentativi di recitazione in siciliano di Gabriel Garko. Così, se i maestri internazionali dimostrano che la serialità può avere qualcosa di nuovo da dire, magari immaginando dimensioni diverse ed uscendo dai soliti schemi, noi continuiamo a farci bastare le stesse storie riproposte con titoli diversi, ancora e ancora, e l’unica speranza è riposta ormai quasi esclusivamente nel mondo del web o in quei pochi addetti ai lavori che salvano saltuariamente il piccolo schermo.

Che il genere piaccia o meno e che ci si appassioni o no alla trama, Penny Dreadful ha alle spalle un’idea forte e delle eccellenze che hanno deciso di realizzarla e che la nostra tv in chiaro, quella che è “per tutti”, ha deciso di condannare all’oblio. Perché, forse, non a tutti conviene sollevare il livello della debole asticella della qualità televisiva.

Twitter: @Ludovica_Lops

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