Mentana dice addio a Twitter

Le motivazioni che hanno indotto il giornalista a smettere di “cinguettare” online sono state messe in chiaro dallo stesso Mentana, suscitando riflessioni e dibattiti su un fenomeno in così rapida evoluzione e con un così rilevante impatto sociale (e giuridico) da non poter esser sottovalutato.

“Il numero di tizi che si esaltano a offendere su twitter è in continua crescita. Calmi, tra poco ce ne andremo così v’insulterete tra di voi”. Stanco dei numerosi insulti gratuiti ricevuti sulla rete, è con questo tweet che Mentana ha innescato una lunga discussione via Twitter, chiusa, dopo qualche ora, con l’annuncio del suo addio dal social network: “Non mi arrendo davanti a ‘due battute’. In un anno non ho mai bannato nessuno. Ma se il bar che amate si riempie di ceffi, cambiate bar. O no?”. La questione che sorge dalle dichiarazioni del giornalista si ricollega direttamente all’opportunità o meno di mantenere l’anonimato in rete: “Curioso: gli argomenti usati dai difensori dell’anonimato su twitter sono gli stessi addotti dai massoni per giustificare le logge coperte…” e ancora “I problemi sono educazione e intelligenza delle persone, non anonimato. Tanti anonimi sono ok; ma tutti gli insulti sono anonimi”. Enrico, così, spiega a chiare lettere la sua posizione in merito all’argomento: “Resterei se ci fosse almeno un elementare principio di uguaglianza: l’obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname”. E la conclusione delle sue argomentazioni è palese: “Sono contrario alle lapidazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi, censure private. Twitter è così, o l’accetti, o lasci”. E lui ha scelto la seconda opportunità.

Ovviamente il pensiero di Mentana più essere più o meno condivisibile. E’ importante chiarire che usare un nickname è perfettamente legale: a ciascuno è data la possibilità di presentarsi online o con il proprio nome e cognome o con uno pseudonimo moderno, che in questo caso diventa una modalità di ‘firma’ e non di anonimato. Diversa è invece la questione dell’irrintraciabilità, quando ci si maschera non semplicemente dietro un nickname, ma dietro ad una falsa identità o un’identità di fantasia, che permette di non essere individuati in casi estremi dall’Autorità. Forse la soluzione potrà un giorno essere rappresentata dal ricorso a qualche forma di ‘anonimato protetto‘: libertà di agire online in forma anonima, lasciando però accessibile la vera identità alle forze dell’ordine, che ovviamente ne usufruirebbero solo dietro ordine della magistratura e nei casi più gravi. Per ora solo l’educazione, l’autodisciplina e l’abitudine ad un corretto dialogo e confronto online restano probabilmente le cure migliori per tagliare la circolazione online di contenuti violenti e sfruttare al massimo le potenzialità di internet, social network compresi.

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Marika Luongo

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