Magalli e il miracolo dell’Unità d’Italia

Mentre i politici si affannano alla disperata ricerca del nuovo Presidente della Repubblica, rilasciano interviste sostenendo che “no, per adesso non è possibile sapere con certezza chi sarà il successore di Napolitano”, elaborano il famoso “profilo” del candidato perfetto e attendono l’ispirazione divina per tirare fuori il fantomatico nome, il popolo italiano, da sempre dotato di una capacità decisionale e un senso pratico più spiccati di quelli dei loro rappresentanti al potere, ha già deciso. Giancarlo Magalli, classe 1947, professione: essere Giancarlo Magalli. In testa alle Quirinarie de Il Fatto Quotidiano c’è infatti lui, l’instancabile conduttore de I fatti vostri, uno dei volti più rassicuranti della televisione italiana, colui che riesce a prendere giochi telefonici a premi idioti e farli sembrare di un cero spessore culturale.

Per chi si fosse perso i dettagli del fenomeno social più fenomenale delle ultime settimane e ora si chiede come sia potuto finire il nome di Magalli tra i papabili al Colle, ecco un breve riassunto delle tappe della scalata al potere. Fase 1: riesumando la moda del sondaggio on-line lanciata dal M5S per proporre un candidato innovativo scelto a furor di popolo in occasione delle elezioni in cui poi si tornò a Napolitano, Il Fatto chiede ai suoi lettori di votare il successore al Quirinale. Fase 2: il giorno 19 gennaio si conclude il primo turno: poche sorprese al vertice, con 17367 voti per Stefano Rodotà, ma un nome inaspettato, quello del buon Giancarlo, insinuatosi all’ultimo momento e piazzatosi direttamente all’ottavo posto. Fase 3: il 20 gennaio si apre il ballottaggio; nel giro di poche ore, Magalli sbaraglia la concorrenza e si piazza al primo posto. Dove ancora oggi resiste.

MagalliChe poi, diciamocela tutta, lui le carte in regola per essere “l’uomo giusto” ce le ha tutte. Il Presidente della Repubblica deve saper dialogare con le varie parti? Come per molti dei politici di nuova generazione, anche la sua esperienza politica si riduce all’avere un’opinione politica; come i più attempati, anche lui, nel corso della carriera, ha pronunciato battute sessiste (ma la sua “turbofregna” era un’esigenza di copione di un vero sketch e non ha messo la Nazione in imbarazzo davanti ai leader mondiali). Ha inoltre fatto ridere in più occasioni gli italiani ed esistono su YouTube video che lo provano (vedi la sua partecipazione alla web serie The Pills). Analizzando gli aspetti più tecnici, il programma di governo da lui stesso enunciato è semplice e chiaro: “Mi farò i fatti vostri”, la sua presenza in diretta tv 5 giorni a settimana è prova della costanza nel lavoro e, considerando tutte le puntate condotte il 31 dicembre, è già allenato con i discorsi di fine anno. Nonostante un passato senza ombre, anni di volontariato nella Polizia, fedina penale immacolata e l’aria di essere uno che non parcheggia neanche in doppia fila possano costituire un oggettivo ostacolo alla sua elezione, i fan restano fiduciosi e sostengono il loro paladino in ogni modo socialmente possibile. #MagalliAlQuirinale è tra gli hashtag più popolari su Twitter, l’omonima pagina Facebook ha superato i 23.600 “mi piace”, la faccia del conduttore è in ogni fotomontaggio possibile e  giornali e televisioni hanno già etichettato la vicenda come “il caso” di questa corsa alla presidenza.

Il diretto interessato – interrogato infinite volte a riguardo – ha detto la sua intervenendo nel corso della trasmissione di Rai3 Agorà e spiegando che: “La votazione è su internet e quindi è quello che viene maldestramente chiamato il popolo del web quello che ha votato, e siccome è fatto in gran parte di giovani e i giovani, come sappiamo, non sono affatto soddisfatti della situazione né sociale né politica né della propria situazione personale, hanno voluto esprimere un voto di dissenso, non di protesta. La protesta ha una connotazione violenta, che non appartiene ai giovani. Quindi hanno scelto un nome – e li ringrazio di aver scelto il mio, si vede che do loro fiducia – che serve solo a dire: «Non vogliamo votare gli altri»”. E a chi, preoccupato, gli chiede se si tratti di una vera candidatura o semplicemente di una forma di protesta, Magalli risponde: “Chi voleva capire ha capito. Non c’è nessun tentativo di mettere la mia faccia nella rosa dei candidati, ma quello di togliere delle facce, quelle che alla gente non piacciono e che sono la maggior parte. Io non voglio usare il web coma ha fatto Grillo, voglio che il web usi me per una cosa che mi sembra utile”. Ancora poche ore prima di avere il nome del “vero” Presidente. Intanto, però, un piccolo miracolo si è consumato sotto i nostri occhi: gli italiani, per una volta, sono (quasi) tutti d’accordo. Magalli Presidente? Yes, he can!

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